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"Altro che sanatoria". Braccianti in piazza a Foggia denunciano: "Datori di lavoro chiedono a noi 1000-1500 euro"

Sanatoria, per i braccianti agricoli della provincia di Foggia di 'Campagne in Lotta' il provvedimento non starebbe funzionando: "L'impressione è che non vogliano perché anche i padroni sarebbero poi obbligati a dare dei salari dignitosi"

 

Non è tutto oro quello che luccica eppure i braccianti agricoli della Capitanata, avevano accolto con entusiasmo la notizia della sanatoria, il risultato di anni di battaglie e rivendicazioni, di pesanti intimidazioni e rappresaglie.

Eppure, denunciano i lavoratori di Campagne in Lotta della provincia di Foggia scesi in piazza questa mattina nel capuluogo dauno, il provvedimento non starebbe funzionando.

Ai datori di lavoro la sanatoria costa 500 euro per ogni lavoratore. Si tratta di un contributo propedeutico alla conclusione di un contratto di lavoro subordinato con i lavoratori stranieri per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, così come prevede l'articolo 103 'Emersione di rapporti di lavoro' del dl Rilancio. La norma permette ugualmente e in ogni caso, anche qualora i datori di lavoro non dovessero procedere alla loro regolarizzazione, di richiedere da parte dei lavoratori stranieri sul territorio nazionale con pemesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre dello scorso anno, un 'permesso di soggiorno temporaneo' della durata di sei mesi.

Ciononostante i lavoratori denunciano: "Sta succedendo il contrario, ovvero che i padroni chiedono ai lavoratori di pagare 1000-1500 euro". E ancora "Lavoriamo con fatica, le case sono fatiscenti e abbiamo difficoltà a lavorare acqua potabile ma lavoriamo duramente tutti i giorni. Lavoriamo con dei brutti salari, siamo pagati male e lavoriamo in meno. L'impressione è che non vogliano perché anche i padroni sarebbero poi obbligati a dare dei salari dignitosi".

Campagne in Lotta chiede una strategia che imponga canali di reclutamento controllati, trasporto e casa garantiti da quegli stessi attori che beneficiano del lavoro bracciantile stagionale. "Da San Ferdinando a Borgo Mezzanone non si può tornare a parlare di sgomberi e smantellamenti senza fornire alcuna alternativa reale a chi vive in campi di lavoro creati dalle istituzioni. Come sempre, si torna a fare una squallida campagna elettorale sulla pelle di chi tiene in piedi l'economia, anche in tempi di pandemia, e nutre il paese ma viene ignorato perché non vota".

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