Cronaca San Marco in Lamis

San Marco in Lamis, il “gioiello” d’Italia senza fontane d'acqua

Di Andrea Lombardi: "Si gettino le basi per qualche forma di futuro sostenibile, si promuovano iniziative per valorizzare il territorio e stimolare la crescita, si educhi alla cittadinanza e al vivere comune"

Caro Francesco D'Assisi, mi fornisci spunto per una riflessione non bella sul mio paese, che è questa: al centro di San Marco in Lamis non c'è nemmeno una fontana dell'acqua potabile dove potersi fermare a bere. Sono infatti tutte rotte, o semplicemente sono chiuse. Addirittura sope li puzzera (cioè “sopra ai pozzi”) la fontana è scomparsa. C'è rimasta solo una lapide di cemento. Un controsenso.

Insomma “sora acqua” non esce da nessuna parte in centro città. E se qualcuno - tipo un turista per caso, o un passante - ha sete, semplicemente se la va a comprare nei bar. “Così almeno i commercianti ci guadagnano, no?”. No, naturalmente. La verità è che con questa politica da turismo in-sostenibile non ci  guadagna nessuno.

Senza giri di parole, dico che un paese che non ha fontanelle è un paese arido e inospitale, e la mancanza  d'acqua accessibile è uno dei motivi per cui, personalmente, non torno più in una città che ho visitato. Eppure, sappiamo che “aridità” e “inospitalità” non son parole che si adattano al sammarchese. Ma allora  mi chiedo: com'è che si è arrivati così in basso da non potersi permettere neppure di dare acqua?

A San Marco è preferibile la birra, e siamo d'accordo, ma occorre cercare citazioni letterarie per riportare alla mente che l'acqua è la base del vivere, e che, da che mondo è mondo, le fontane sono il fulcro della socialità - in ogni centro abitato? Tante voci contro si son sollevate a San Marco nel periodo in cui si parlava di  “privatizzazioni”. E adesso, silenzio.

Viene da chiedersi: non era meglio se ce ne stavamo in silenzio all'epoca? Non è mia intenzione entrare nel merito di come son state trattate negli ultimi anni le problematiche dei lavori pubblici (come pure la disoccupazione, la fuga dei giovani, la mancanza di spazi vivibili e vissuti, il fenomeno del randagismo, le strade dissestate eccetera...); il motivo per cui scrivo è per ricordare che a volte ci vuole un minimo di impegno per garantire il funzionamento dei servizi basilari, e per creare delle situazioni di buon vivere in città: un impegno piccolo e costante, non solo dalle istituzioni ma da parte di tutti.

Moltitudini di parole si spendono sulla bellezza di San Marco, e “l?u pane trumbate”, e la proverbiale “accoglienza”: ma se non siamo in grado di garantire il più primitivo e vitale dei beni (l'acqua, appunto), a chi vogliamo ...darla a bere, con la faccenda del “gioiello d'Italia”? Dicono che la bellezza di una città risieda anche in come accoglie i potenziali visitatori, ma quale accoglienza ci può essere nei confronti di chi entra in paese e chiede - “scusi, mi sa indicare dove trovo una fontanella per bere?” - “guardi, prosegua fino al prossimo paese”.

Allora, visto che son qui, vorrei chiedere gentilmente al sindaco e alle istituzioni: facciamo qualcosa per  cominciare a risolvere per ordine i problemi - partendo dai più piccoli (e non parlo solo dell'acqua)? Se “non ci sono i soldi”, allora si cerchino. Una delle risposte potrebbe essere proprio l'Europa, che è, tra l'altro, anche un'immensa risorsa che eroga fondi destinati agli enti locali per migliorare i servizi pubblici e creare lavoro.

“Vandalismo” e maleducazione sono impedimenti? Sicuro, le pessime abitudini a San Marco esistono:  spesso sono l'effetto (che diventa poi causa) del vivere in un paese inerte, che non ha interesse nel migliorare la qualità della vita dei propri abitanti e non offre possibilità di crescita; ma non sono ragioni valide per non creare nulla in città. Si gettino le basi per qualche forma di futuro sostenibile, si promuovano iniziative per valorizzare il territorio e stimolare la crescita, si educhi alla cittadinanza e al vivere comune - così com'è già stato fatto in altre zone della Puglia.

Di certo c'è che avere un “gioiello” e custodirlo in maniera così sciatta non reca alcun valore: al di là della vanagloria e dei vanti c'è bisogno di muoversi per donare lucentezza a questo borgo - che di attrattive ne ha da far invidia a molti dei paesi del Gargano. A volte basta poco, e la vera grande bellezza risiede nella semplicità delle cose. A volte, è facile come bere acqua con le mani da una fontanella.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

San Marco in Lamis, il “gioiello” d’Italia senza fontane d'acqua

FoggiaToday è in caricamento