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Cronaca Cerignola

I familiari di Donato vogliono giustizia. La madre si appella al giudice: "Per la pace terrena mi rivolgo a lei"

Lo sfogo è stato pubblicato sulla pagina ‘Giustizia per Donato’, in attesa dell'ottava udienza del processo con rito abbreviato, in corso al Tribunale di Foggia: “Tutto ciò che resta, ormai, è assicurare che Donato abbia un po' di pace"

In attesa dell’ottava udienza del processo con rito abbreviato, per la morte del giovane Donato Monopoli, la madre del 27enne morto in seguito ad una rissa in discoteca, si appella al giudice “con il cuore di una mamma che si aggrappa ai ricordi per non scivolare via”.

Lo sfogo è stato pubblicato sulla pagina ‘Giustizia per Donato’: “In quell'aula di tribunale non ci è concesso parlare ma solo ascoltare”, scrive. “Tutto ciò che resta, ormai, è assicurare che Donato abbia un po' di pace. Per la pace eterna, ci si appella alla giustizia divina; ma per quella terrena è a Lei che mi rivolgo”.

“Donato non c'è più, mentre chi l’ha strappato dalle mie braccia vive con i suoi genitori, supportato dall’affetto di parenti e amici come se nulla, quel 6 ottobre, fosse accaduto. Non ho mai ricevuto scuse, nè alcun segno di pentimento da parte delle famiglie dei giovani che ci hanno condannato a un’esistenza vuota e infelice. Non una parola di conforto, solo silenzio, un silenzio assordante. Non vendetta ma solo giustizia per nostro figlio”, conclude la lettera.

Il fatto, lo ricordiamo, risale all’ottobre del 2018: Monopoli, intervenuto come 'paciere' in una rissa, fu colpito  e perse conoscenza. Portato d'urgenza al Policlinico Riuniti, fu poi trasferito all'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove morì sette mesi dopo

Per la vicenda, risultano imputati Michele Verderosa e Francesco Stallone, foggiani di 28 anni accusati di omicidio volontario aggravato. Un anno fa hanno ottenuto il rito abbreviato - che garantisce loro lo sconto di un terzo della pena - in quanto la condotta lesiva presa in esame è avvenuta prima dell'entrata in vigore della legge che nega il rito abbreviato per i reati punibili con l'ergastolo. 

Per fugare ogni dubbio sulla vicenda, il gup Bencivenga - dinanzi al quale si sta celebrando il processo - ha chiesto una perizia super partes a due consulenti torinesi. Tale relazione (qui i dettagli) è stata depositata il mese scorso in tribunale. Un caso, riassunto in 51 pagine, che per i consulenti esterni verrà ricordato in letteratura “per l’eccezionalità della vicenda, ovvero per la sproporzione tra la modesta entità del trauma subìto e la gravità delle lesioni”.

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