Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

La nuova mappa della criminalità nel Foggiano: è la 'Quarta Mafia' spietata e pericolosa

Il quadro tracciato dalla Dia nella relazione al Parlamento in merito al primo semestre del 2020. Un quadro a tinte fosche, tra assetti consolidati ed altri ancora fluidi, in cerca di conferme e nuove alleanze

La ‘mafia delle bombe’ è quella che ha dominato le scene della cronaca nazionale nel 2020. E’ la ‘Quarta Mafia’ nel Foggiano, che occupa un ampio segmento della Relazione della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento, in relazione al primo semestre dello scorso anno.

A partire da Foggia, città capoluogo di provincia, dove “una serie di gravi episodi di matrice mafiosa verificatisi nel Capoluogo e in alcune aree della provincia che hanno confermato come la Quarta Mafia sia un’organizzazione criminale aggressiva e spietata, evidenziandone la spiccata propensione all’assoggettamento del tessuto socio-economico attraverso prevaricanti strategie intimidatorie, si legge.

“Più precisamente, tra la fine del 2019 e le prime settimane del 2020, si sono susseguiti svariati episodi violenti, perlopiù realizzati ricorrendo alla deflagrazione di ordigni esplosivi, sintomatici di una pervicace e capillare pressione estorsiva esercitata, soprattutto, nei confronti di rappresentanti  dell’imprenditoria locale. Emblematici, tra gli altri, gli episodi consumati il 3 e il 16 gennaio 2020, nonché, successivamente, il 1° aprile 2020, ai danni di un’azienda sanitaria privata (gruppo SanitàPiù e Il Sorriso di Stefano, ndr) i cui titolari (i fratelli Luca e Cristian Vigilante, ndr) sono parti offese nel processo ‘Decima Azione’ per essere stati destinatari di richieste estorsive da parte dei clan della Società foggiana”.

“Un altro evento particolarmente sintomatico delle tensioni in atto è stato l’omicidio, consumato a Foggia il 2 gennaio 2020, di un commerciante, pregiudicato per reati contro il patrimonio, il quale è stato attinto da colpi di arma da fuoco, mentre era alla guida della sua autovettura, esplosi da due persone travisate che viaggiavano a bordo di uno scooter. Già nel settembre 2016 la vittima era stata oggetto, unitamente ad altri componenti della sua famiglia, di un violento pestaggio per mano di esponenti della Società foggiana, alcuni dei quali poi individuati quali autori e raggiunti da un provvedimento cautelare”.

“La risposta delle Istituzioni alle questioni di sicurezza pubblica e di emergenza sociale scaturite da tali condotte criminali è stata immediata. Sin dalle prime settimane dell’anno 2020 sono stati disposti potenziamenti degli organici di magistratura e forze di polizia, con un consistente rafforzamento dei dispositivi di prevenzione e di controllo del territorio, nonché l’istituzione, il 15 febbraio 2020, della Sezione operativa DIA alle dipendenze del Centro operativo di Bari"

"Questi risultati costituiscono appunto l’obiettivo ultimo di una borghesia mafiosa (o mafia degli affari) che si trasforma in comitato d’affari, funge da trait d’union con le istituzioni e la pubblica amministrazione e gestisce, direttamente o per il tramite di teste di legno, una certa parte dell’imprenditoria grigia, compiacente o contigua ai clan. È così rimodulata la tradizionale propensione al taglieggiamento verso vere e proprie forme di controllo, con una particolare attenzione verso quei settori nevralgici e remunerativi dell’economia, come l’agroalimentare, il commercio di carburanti ovvero quelli, più tradizionali, del ciclo dei rifiuti e delle onoranze funebri”.

Con riguardo a tali contesti particolarmente efficaci sono risultate le interdittive antimafia emesse dal Prefetto di Foggia anche nel semestre in esame. Le prime dieci, del mese di gennaio, hanno riguardato aziende operanti nei comuni, sciolti per mafia, di Manfredonia e Cerignola, mentre le ultime, risalenti ai primi giorni di luglio, hanno riguardato un’impresa agricola e una ditta di pulizie, i cui titolari sono stati ritenuti a rischio per la vicinanza con il clan Li Bergolis. I provvedimenti antimafia hanno colpito attività commerciali e imprenditoriali attive nell’itticoltura, nel commercio di autoveicoli, nella somministrazione di alimenti e bevande, nella gestione di parcheggi e autorimesse, nel commercio di carburante, nel gioco lecito, nonché in quelli più tradizionali del ciclo dei rifiuti e del movimento terra.

“In particolare - si legge nel documento - le imprese agricole interessate dai provvedimenti sono state sottoposte alla verifica antimafia avendo richiesto concessioni su terreni demaniali che ricadono nel sostegno della politica agricola comune o terreni agricoli, a qualunque titolo acquisiti, che fruiscono di fondi europei. Per di più, in una masseria riconducibile a una di queste imprese destinataria della misura interdittiva per il rapporto di prossimità con il clan Romito, nel novembre 2014 era stato rintracciato e catturato il figlio del capoclan Moretti, all’epoca latitante”.

La situazione sul Gargano risulta ancora in pieno fermento e in fase di definizione, tra vuoti da colmare e scalate di potere. Una misura del livello d’infiltrazione mafiosa nel Gargano è stata offerta dai provvedimenti di scioglimento dei consigli comunali di Monte Sant’Angelo, Mattinata e Manfredonia. Oltre ai centri principali piazze di scontro - Vieste, Mattinata e Monte Sant'Angelo -"assumono un ruolo sempre più cruciale San Marco in Lamis, Rignano Garganico, San Nicandro Garganico e Cagnano Varano, da considerarsi hub macro-criminali di una certa complessità ed i cui esponenti sono risultati protagonisti di un narcotraffico di rilievo".

A San Severo, e nel resto dell'Alto Tavoliere, gli assetti risultano prevalentemente stabili. La mappa tracciata nella relazione della Dia al Parlamento, per il primo semestre 2020, è chiara: “San Severo si conferma centro di raccordo dei fenomeni criminali più significativi, in un’area territoriale ove la batteria foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza ha concentrato i propri interessi curati per il tramite del suo luogotenente capoclan del gruppo La Piccirella-Testa, attestandosi (come rilevato con l’operazione ‘Ares’ del giugno 2019) quale associazione di tipo mafioso autonoma indipendente e propulsiva di nuovi assetti nel territorio”. Ma la criminalità organizzata è in grado di reinventarsi in nuovi e proficui business.

Nel Cerignolano, invece, la mappa tracciata dalla Dia, nella relazione al Parlamento per il primo semestre 2020, vede come clan di riferimento i Piarulli e i Di Tommaso. Si tratteggia una mafia legata non da vincolo familiare, ma assoldata per 'specializzazione': si tratta di una mafia trasversale, di specialisti nel narcotraffico e negli assalti e rapine a portavalori, ma in grado di infiltrarsi nel tessuto economico cittadino e non solo. "La trasversalità dei settori interessati dall’infiltrazione mafiosa ha trovato un concreto e grave riscontro nello scioglimento del consiglio comunale di Cerignola, che ha confermato l’indiscusso “controllo” del territorio da parte di quella mafia, verosimilmente grazie alla presenza di un organo decisionale condiviso, che riesce a contemperare la molteplicità degli interessi illeciti in gioco riducendo al minimo le frizioni interne".

“Un’ulteriore risposta, coordinata ed estremamente efficace, si è avuta anche quando, il 9 marzo 2020, durante le proteste sviluppatesi negli istituti carcerari in piena emergenza Covid 19, sono evasi dalla Casa Circondariale di Foggia 72 detenuti, tra cui, diversi elementi riconducibili alla criminalità organizzata, in particolare, l’intero gruppo dei ‘mattinatesi’, articolazione militare del clan Romito. Ben cinquanta degli evasi sono stati subito rintracciati, arrestati e trasferiti in altri Istituti penitenziari, mentre quasi tutti gli altri sono stati catturati nei giorni successivi, tanto che il 18 marzo ne restavano irreperibili solo tre, tra i quali, un pericoloso pregiudicato detenuto (Cristoforo Aghilar, di Orta Nova, ndr) per l’omicidio della madre della compagna, arrestato poi il 29 luglio 2020. Gli altri due latitanti, elementi della criminalità organizzata, appartenenti uno, al sodalizio Lombardi-Ricucci- Latorre (federato al clan Romito), l’altro alla costola sanseverese del clan Moretti di Foggia, sono stati arrestati dalla polizia il 14 aprile 2020 ad Apricena, rintracciati in un casolare dove era nascosto anche un terzo soggetto, figura apicale del sodalizio Lombardi-Ricucci-Latorre latitante dal maggio 2019”.

Al momento dell’irruzione erano, inoltre, presenti altri rappresentanti illustri delle cosche foggiane. Tra di loro il capoclan dei Lombardi la cui partecipazione al summit potrebbe essere stata finalizzata alla definizione di nuove strategie per rinvigorire le posizioni della federazione criminale contro lo schieramento opposto dei Li Bergolis. Arrestato, infine, anche il proprietario del casolare (al cui interno sono stati rinvenuti e sequestrati telefoni cellulari, ricetrasmittenti e denaro contante) ritenuto responsabile di favoreggiamento, con l’aggravante prevista dall’art. 416 bis 1 c.p.

“L’analisi del fenomeno – conclude la fotografia della Dia - dimostra come la criminalità organizzata foggiana - nella tradizionale distinzione tra Società foggiana, organizzazioni criminali del Gargano e gruppi del Tavoliere (che peraltro ormai, attraverso alleanze e assi operativi comuni condividono linee di azione e modus operandi) - continui ad annoverare, quale punto di forza, una tipica impenetrabilità connessa con la sua struttura familistica e con il forte radicamento nel territorio dei clan, nonché con l’omertà del contesto ambientale nel quale opera. Tali caratteristiche rendono sporadici i contributi alle inchieste da parte delle vittime scoraggiate dalle paventate ripercussioni attinenti alla incolumità propria o dei loro familiari”.

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