La faccia oscura di Manfredonia: 365 pagine di affari e connivenze che hanno massacrato la città del Golfo

Lo scioglimento del Comune di Manfredonia per ingerenze ed infiltrazioni mafiose nella relazione del Consiglio dei Ministri. La forza dei Romito, la debolezza degli amministratori, una città tramortita

Golfo di Manfredonia, foto di Matteo Nuzziello

“Lo spaccato emerso da tale studio ha permesso di evidenziare elementi di interesse. Innanzitutto, i legami diretti tra alcuni esponenti dell’Amministrazione comunale e soggetti di spicco della criminalità organizzata, anche di stampo mafioso. Quindi, la presenza di numerosi legami societari e affaristici sussistenti tra famigliari di esponenti dell’Amministrazione comunale e soggetti della criminalità organizzata, anche di stampo mafioso. Inoltre, la presenza di ulteriori cointeressenze, tanto dirette, che mediate con importanti personalità dell’imprenditoria locale. Infine, l’inopportunità di alcuni rapporti lavorativi in essere e l’attribuzione di determinati incarichi, che certificano, in taluni casi, la comunione di interessi economici tra amministratori locali e imprenditori aggiudicatari di commesse pubbliche e, in altri casi, la propensione al nepotismo”.

E’ questo un passo della relazione che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale di Manfredonia per infiltrazioni mafiose. L’analisi, firmata dai commissari dott. Francesco Paolo D’Alessio, dott.ssa Michelina Di Carlo e Ten. Francesco Colucci, consta di 365 pagine e si è concentrata sugli anni che vanno dal 2010 ad oggi, approfondendo, in taluni casi, anche periodi precedenti.

Un documento riservato che Foggiatoday ha potuto visionare e che, metodologicamente, consta di due linee di azione: il controllo dei precedenti penali, di polizia, i controlli del territorio con soggetti di interesse operativo così come risultante dalla Banca Dati SDI e l’analisi delle cointeressenze societarie, al fine di rivelare legami ulteriori; analisi estesa anche ai famigliari fino al 4° grado di parentela e, in taluni casi, persino oltre.

Ricostruito il contesto criminale della Capitanata e, con maggior dettaglio, quello di Manfredonia, l’attenzione della Commissione si è concentrata sulla verifica degli elementi di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso ovvero su possibili forme di condizionamento, tali da determinare “un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e tali da compromettere il buon andamento o l’imparzialità dell’ amministrazione comunale”. Non  si tratta dunque di un quadro basato su responsabilità penali di singoli amministratori e/o dipendenti comunali, per i quali sussistono i consueti rimedi presiti dalla legislazione penale o da quella in materia di misure di prevenzione, ma elementi  di valenza probatoria più modesta, tali però da determinare, letti nel loro complesso e in stretta correlazione con la realtà territoriale interessata, “l’esigenza di porre in atto una difesa più “avanzata” della legalità e dell’ente locale interessato, per impedire danni che finirebbero per ripercuotersi sull’intera comunità, posto che l’intervento penale potrebbe avvenire dopo che i danni stessi si sono effettivamente verificati”.

Ne viene fuori uno spaccato in cui le organizzazioni criminali sono pervasive e la loro presenza cristallizzata in ogni settore, il Comune col suo sindaco, Angelo Riccardi, nel migliore dei casi inerme e/o omissivo; legami e frequentazioni tra amministratori, anche di rilievo, e soggetti di chiara caratura criminale o contigui ai clan per rapporti familiari o di cointeressenze.

Giunta e consiglieri ai raggi x (tutti ex)

E’ l’ex vicesindaco Salvatore Zingariello una delle figure politiche che più emerge ai fini dell’analisi dei commissari. Sul conto di Zingariello rileva soprattutto la vicinanza con Giovanni Caterino, soggetto di spicco della mafia garganica, appartenente allo storico clan c.d. dei “Montanari”, ormai da molti anni contrapposto alla famiglia Romito, arrestato nell’ottobre 2018 a seguito della richiesta formulata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari in quanto implicato nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017,  dove persero la vita il reggente della criminalità organizzata manfredoniana, Mario Luciano Romito, suo cognato Matteo De Palma, nonché i fratelli Aurelio e Luigi Luciani, barbaramente trucidati solo perché incolpevoli testimoni del massacro del boss. “Inconfutabile appare la contiguità tra il Vicesindaco Zingariello e il Caterino” scrivono i commissari, adducendo nella relazione “numerosi e inequivocabili riscontri” tra cui le famigerate foto che li ritraggono insieme alla festa di ringraziamento di Zingariello per le oltre mille preferenze ottenute all’ultima tornata elettorale, o, ancor più nello specifico, il soggiorno estivo trascorso insieme dai due ed altri familiari in una località turistica lucana.

Anche sul fratello del Vicesindaco, Girolamo Zingariello detto “Mino”, di professione imprenditore edile, “pesa uno stretto legame con la famiglia del Caterino”. Lo stesso Girolamo Zingariello, come riportato nel capitolo dedicato ai Comparti, vanta una collaborazione lavorativa con Leonardo Miucci, detto “Dino”, fratello di Enzo Miucci, quest’ultimo considerato il reggente del clan mafioso Li Bergolis di Monte Sant’Angelo.

Sul conto dell’assessore Giuseppe La Torre, invece, rileverebbero invece alcune cointeressenze societarie. Infatti è socio accomandante della “Capolinea S.A.S. ”, società titolare della concessione demaniale marittima su cui insiste lo stabilimento balneare “Capolinea Beach”, e in cui compaiono anche Rita Lucia Granatiero, Leonardo e Luigi La Torre, e Sebastiano Granatiero, tutti accusati di far parte di un  sodalizio dedito a reimpiegare i proventi derivanti dalle attività illecite della famiglia criminale Romito di Manfredonia (accusa da cui furono però assolti nel 2015. “Nondimeno – specificano-, venivano condannati per fatturazioni false e inesistenti ed evasione fiscale”). Leonardo La Torre è socio al 50%, anche della società “Madi SRL”, acquistata dalla cessione di ramo d’azienda di un’altra società (la ‘Frullati di frutta di La Marca Colombina & C.’), della quale erano soci  anche Anna Lucia Romito e Sandro Luciano Colletta, rispettivamente la vedova e la figlia di Mario Luciano Romito, deceduto nella strage di San Marco.

L’ex assessore al Bilancio, Addolorata Zammarano, invece, è commercialista della società “Biessemme s.r.l.”, che annovera tra i propri soci un esponente di primo piano della famiglia Romito, ossia Francesco, figlio di Michele Antonio. Della società Biessemme che – tra l’altro – gestiva il noto stabilimento balneare “Bagni Bonobo” in località Siponto sino all’intervenuta interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Foggia, la relazione parla diffusamente.

L’ex assessore Innocenza Starace, di professione avvocato, risulta essere stata legale di fiducia di numerosi esponenti del clan Li Bergolis di Monte Sant’Angelo. Fra questi, Enzo Miucci, considerato l’attuale reggente del clan. La moglie dell’ex assessore Antonio Prencipe è cugina di  Pio Francesco Gentile, recentemente trucidato in Mattinata, nei pressi della propria abitazione e considerato il luogotenente della famiglia Romitoin quel centro. L’ex assessore Pasquale Rinaldi è fratello di Michele, coniugato con la titolare dell’impresa individuale “Lido Sabbia D’oro” che ha ceduto un ramo d’azienda sempre alla “Biessemme SRL” di Francesco Romito. L’ex consigliere comunale Damiano D’Ambrosio è imparentato, tramite moglie, con Luigi Palena, tratto in arresto unitamente a Giovanni Caterino, nell’ambito dell’indagine sul quadruplice omicidio del 9 agosto 2017. L’ex consigliere comunale Antonio Conoscitore è titolare del 30% delle quote societarie della “Biessemme”, di cui, come detto, è amministratore unico a socio di maggioranza Francesco Romito. L’ex consigliere comunale Angelo Salvemini è stato il difensore, tra gli altri, di Girolamo Perna, ritenuto, sino al suo brutale assassinio perpetrato il 26 aprile 2019, il capo del clan omonimo operante in Vieste.

Luigi Andrea Ardo’, avvocato del Comune, già Capo di Gabinetto del Sindaco Angelo Riccardi dal 2016, è padre di Emanuele, che nel 2013 ha acquistato il ‘Bar Centrale S.A.S.’ dei Romito. Sempre Emanuele è coniugato con la cugina di Francesco Romito. Le banche dati hanno evidenziato che i componenti della famiglia Romito hanno continuato a prestare attività lavorativa nel Bar Centrale.

LSU e società partecipate

Evidenze sono, inoltre emerse a carico di lavoratori socialmente utili, analiticamente descritti nella parte seconda della relazione. Accertamenti anche sulle società partecipate dal Comune di Manfredonia. Sommariamente: la società “Adriatica Servizi”, di recente colpita da interdittiva antimafia, è socio privato della “Gestione Tributi spa”, di cui il Comune di Manfredonia detiene il 40%, subentrata a AIPA spa senza alcuna procedura di evidenza pubblica. E’ amministrata, come noto, da Marco Insalata e Giovanni Trisciuoglio, figlio di Vincenzo. Quest’ultimo è fratello di Giuseppe, padre di Federico Trisciugolio, alias “Enrichetto lo Zoppo”, considerato il vertice della “batteria” Trisciugolio-Prencipe-Tolonese operante a Foggia. Inoltre, aggiungono i commissari, “alcuni imprenditori edili foggiani e della provincia – fra cui proprio Marco Insalata-, al fine di sottrarsi al pagamento delle estorsioni imposte dalle “batterie” della Società Foggiana, si sarebbero uniti professionalmente agli imprenditori edili Trisciugolio, in quanto cugini del capo batteria Federico”. “Si aggiunge, che proprio in questo ramo della famiglia, cioè quello dei discendenti di Vincenzo Trisciuoglio, ritroviamo Marianna Romito”, sorella di Mario Luciano.

Sempre sulle partecipate, nella relazione si è diffusamente descritta la ‘A.S.E. s.p.a.’, partecipata al 96,88% dal comune sipontino e per la parte residuale dal Comune di Vieste. Il compito prevalente attiene la raccolta e la gestione dei rifiuti solidi e urbani. All’interno ritroviamo una serie di soggetti appartenenti a famiglie note della criminalità organizzata del territorio, tra cui Michele Fatone in qualità di ispettore tecnico. ad esempio. Fatone fu coinvolto nel noto processo alla mafia garganica “Iscaro-Saburo”, così come gli Albonino e Giuseppe Lombardi,  detto “Peppe fiore”.

Il mercato ittico comunale

La grande e moderna struttura del mercato che sorge sul lungomare sipontino ha vissuto una storia travagliata e complessa. Lunghi i lavori per la sua costruzione, vani molti tentativi per una sua proficua gestione da parte dei privati. Ma la gestione “in house” da parte del Comune per il tramite della propria società partecipata ASE “ha avuto effetti, se possibile, ancor più disastrosi della gestione privata” scrivono i commissari: “le strutture sino alla fine del giugno 2019 erano ancora occupate da una serie di soggetti privi di titolo, ampiamente tollerati dall’amministrazione comunale e che si riusciva ad allontanare definitivamente soltanto a seguito delle azioni portate avanti energicamente dal Commissario del Governo, Prefetto Vittorio Piscitelli”. “D’altro canto, tra gli occupanti abusivi (che – tra l’altro – lasciavano un ammanco nelle casse comunali per oltre 20.000,00 euro per utenze di luce e acqua mai pagate) figura anche Michele Carpano, che nel 2001 veniva controllato a Rimini unitamente all’ex-sindaco Angelo Riccardi. Ma, a ben vedere, un’altra circostanza appare assai più importante: gli occupanti abusivi venivano difesi nel contenzioso nel frattempo scaturito con il comune dall’avvocato Innocenza Starace, che fino al febbraio 2019 assessore alle politiche produttive. Il fallimento della gestione dell’area mercatale ha portato alla sua definitiva rinuncia da parte del Comune, che ha dunque optato per la restituzione delle aree, all’Autorità portuale per l’Adriatico meridionale. Quest’ultimo Ente ha quindi indetto una gara per la gestione del mercato ittico, vinta dal consorzio SEMI”. “La marineria di Manfredonia, la seconda in Italia per numero di imbarcazioni, è da tempo oggetto delle mire espansionistiche della criminalità organizzata di stampo mafioso del territorio. In tale contesto, spicca la figura di Michele Lombardi,  ritenuto il dominus dell’ingrosso di pesce denominato “Marittica”, che sorge proprio innanzi all’ingresso del mercato del pesce sipontino. Giova precisare come Michele Lombardi sia figlio del più celebre Matteo, recentemente tratto in arresto con l’accusa di essere l’autore materiale dell’omicidio, aggravato dalle finalità mafiose, di Giuseppe Silvestri “l’Apicanese”. “Come noto alle forze di polizia, Michele Lombardi, approfittando dello spessore delinquenziale di suo padre, da tempo starebbe spadroneggiando nell’ambito della marineria e del commercio del pescato”.

Concessioni demaniali per Acquacoltura

“Per comprendere le responsabilità dell’Ente, in tale frangente, occorre esaminare le concessioni demaniali marittime di specchi d’acqua ad uso acquacoltura – scrivono i commissari-. “Con dei “rende noto” affissi in Albo Pretorio e, quasi sempre, con delle semplici “autocertificazioni” antimafia (per altro, incomplete, come appurato nella fase di accesso ai fascicoli custoditi agli atti del comune) si concedevano porzioni di mare nel Golfo di Manfredonia di notevole estensione, da utilizzarsi per la coltivazione di avannotti di varie specie ittiche, destinate alla commercializzazione nel settore agro-alimentare. L’analisi delle società e dei soggetti aggiudicatari ha permesso di riscontrare la presenza di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ad organizzazioni criminali. Si scriva, ad esempio, della società concessionaria “Fish Prohect Farm Scarl”, nella quale ritroviamo Sandro Luciano Colletta, vicino al boss Mario Luciano Romito, o “G.L. Itticoltura” dove si riscontra, invece, la presenza di Giuseppe Impagnatiello, cognato di Francesco Romito. Tutte società facente parte del più su menzionati consorzio SEMI, che ha vinto la gara.

Concessioni demaniali marittime

“E’ il caso di evidenziare che il Comune non ha richiesto preventivamente, così come previsto nel protocollo di legalità a suo tempo stipulato con la Prefettura di Foggia, l’informazione antimafia, per diverse imprese, operanti nei suddetti settori, per cui le l’attività sono proseguite senza che venissero effettuate le necessarie verifiche. E‘ quanto emerso, ad esempio, in riferimento alla società “Biessemme” ( di cui è socio anche il consigliere comunale Antonio Conoscitore), avente ad oggetto uno stabilimento balneare “Bagni Bonobo” ed amministrata da Francesco Romito, per la quale la richiesta di informazione antimafia è stata fatta dal comune di Manfredonia tardivamente e solo dopo sollecitazione della Prefettura di Foggia.

I servizi cimiteriali

La presenza della famiglia Romito si è rilevata anche in altri settori. Il servizio cimiteriale di trasporto dei cadaveri su disposizione della Pubblica Autorità, oggetto di apposita convenzione con il comune di Manfredonia, risulta svolto, tra gli altri, dalla impresa di pompe funebri di Grazia Romito, altra sorella di Mario Luciano, destinataria di informativa antimafia, emessa dal Prefetto di Foggia a seguito di richiesta di informazione antimafia inoltrata dal Comune di Mattinata. “Il Comune di Manfredonia, dove ha sede l’azienda in questione e dove la stessa continua ad operare, non solo non ha mai richiesto l’informativa antimafia, come è risultato dalla visione del fascicolo relativo, ma continua a consentire alla ditta interdetta di svolgere il servizio senza intraprendere alcuna iniziativa in merito”.

Abusivismo edilizio

Un’altra vicenda certamente degna di nota riguarda l’abusivismo edilizio. I tempi ristretti hanno imposto di concentrarsi sul fenomeno nell’area del c.d. “Polder”, in località Siponto. E questo per due ragioni: innanzitutto per le dimensioni macroscopiche che tale grave fenomeno ha assunto in quest’area e, in secondo luogo, perché i terreni oggetto delle costruzioni abusive sono terreni comunali, peraltro vincolati per le più svariate ragioni (paesaggistiche, archeologiche, idrogeologiche, ecc.). “A Siponto centinaia di ettari sono stati nel corso del tempo usurpati al demanio pubblico. Quando le aree, inizialmente di proprietà del Consorzio di bonifica della Capitanata, nel 2012 sono state trasferite al demanio del Comune, nessuno nell’amministrazione comunale sipontina ha ritenuto opportuno avviare una seria e sistematica ricognizione delle stesse, pur deturpate da centinaia di costruzioni abusive. Il fenomeno, come dimostrato, proseguiva anzi anche a seguito del trasferimento delle aree in favore dell’Ente comunale. Nessuna verifica ricognitiva veniva avviata neppure quando, a seguito di accertamenti autonomi della Agenzia delle Entrate, è stato necessario sobbarcarsi gli oneri di accatastamento degli immobili abusivi. La vicenda vede coinvolti anche numerosi uffici comunali: quello urbanistico, la Polizia Locale, ma anche l’Anagrafe, che ha concesso a soggetti – quasi sempre censurati per i più svariati e gravi reati – la residenza negli immobili abusivi costruiti sui terreni demaniali pubblici. Neppure risulta alcuna costituzione di parte civile dell’Ente nei procedimenti in cui il comune era parte offesa.

“Inoltre, si rammenta che tra i tanti immobili abusivi almeno formalmente denunciati all’Autorità Giudiziaria, proprio uno sarebbe “sfuggito” ai pur blandi controlli operati sull’area: quello occupato da Matteo e Michele Lombardi, più volte menzionati a proposito della rivendita “Marittica”, che tanti problemi sta creando all’economia marittima di questo territorio e, conseguentemente, al corretto funzionamento del suo Ordine Pubblico economico. Proprio nell’immobile abusivo veniva tratto in arresto il 18 aprile 2019 Matteo Lombardi “u’ Carpinese”, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. E ancora, si ricorda la vicenda del kartodromo della famiglia Romito: esteso su una superficie particolarmente ampia, pur in abbandono, viene tollerato di fatto dall’amministrazione comunale, che ad oggi non ha ancora intrapreso alcuna azione formale per il ripristino dell’area su cui insiste. Non lontano da queste strutture, nel 2009, veniva trucidato Franco Romito, in agguato dalle chiare modalità mafiose”.

Comparti edificatori

Non migliore la situazione sul versante delle infrastrutture abitative private, regolarmente autorizzate. “Il Comune sipontino ha attivato la costruzione di alcuni tra i comparti edificatori previsti dal Piano Regolatore Generale. Ha delegato ai privati la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria, omettendo di avviare le obbligatorie procedure di evidenza pubblica per la scelta degli appaltatori. Nell’area dei comparti, quindi, hanno potuto ampiamente lavorare operatori economici vicini, come dimostra l’analisi delle cointeressenze, agli amministratori locali. Sul versante della realizzazione degli immobili privati, si registra la presenza delle imprese di  Girolamo Zingariello, fratello dell’ex vice-sindaco Salvatore, e di Leonardo Miucci, fratello di Enzo, attuale reggente del clan mafioso dei Li-Bergolis. Come testimoniato da un’intercettazione telefonica, Salvatore Zingariello si interessava presso gli uffici comunali per la rapida risoluzione di questioni lavorative del fratello Girolamo. Della vicinanza di entrambi al presunto killer Giovanni Caterino si è ampiamente riferito”.

Infine, si richiama l’attenzione sulla vicenda di Luigi Palena, titolare di licenze di commercio “nei cui confronti nessuna iniziativa è stata assunta dagli uffici comunali dopo l’arresto dello stesso unitamente a Giovanni Caterino coinvolto nella strage di San Marco in Lamis.

Conclusioni

“Dalle descritte situazioni emerge come, nonostante un contesto territoriale fortemente condizionato dalla criminalità organizzata nessuna cautela sia stata approntata dall’Amministrazione comunale per contrastare le infiltrazioni nella economia legale” scrivono i commissari. “In un contesto caratterizzato dalla presenza di una agguerrita criminalità organizzata le soglie di autotutela anziché essere rafforzate dall’amministrazione comunale per dar vita a un robusto presidio di legalità per prevenire con la massima efficacia le infiltrazioni della criminalità sono state inspiegabilmente e colpevolmente abbassate, ben al di sotto delle stesse soglie normative, favorendo, così, gli interessi della criminalità”.

“Gli stessi organi politici, anche volendo prescindere da uno stato soggettivo di colpevolezza, non sono stati in grado di prevenire o di contrastare efficacemente il condizionamento mafioso. Né può essere invocata dalla parte politica alcuna giustificazione, avendo l’onere in questo caso di dimostrare di aver agito non solo per riportare ordine nell’amministrazione dell’ente, ma più specificamente per individuare e contrastare le forme e le fonti del condizionamento mafioso, e del conseguente pregiudizio per l’ente”.

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“La descritta situazione rivela , quantomeno, l’inadeguatezza del vertice politico-amministrativo a svolgere i compiti di vigilanza e di verifica nei confronti degli uffici comunali e dei gestori dei pubblici servizi del Comune, che impongono l’esigenza di intervenire ed apprestare tutte le misure e le risorse necessarie per una effettiva e sostanziale cura e difesa dell’interesse pubblico dalla possibile compromissione derivante da ingerenze estranee riconducibili all’influenza e all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata”.

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