Cronaca Vieste

Alleanze di sangue sul Gargano: le pedine dello scacchiere criminale, vuoti di potere nei clan favoriscono le nuove leve

La fotografia emerge dalla Relazione Dia relativa al secondo semestre del 2020: "Assumono un ruolo sempre più strategico, i territori di San Marco in Lamis e Rignano Garganico da una parte, e San Nicandro Garganico e Cagnano Varano dall’altra, territori 'cerniera' di un altro articolato contesto criminale"

Lo scenario criminale dell’area garganica risulta ancora fortemente influenzato dal clan dei cosiddetti ‘Montanari’ nel cui ambito un ruolo chiave è svolto dalla famiglia Li Bergolis di Monte Sant’Angelo.

Il clan è dedito al traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni, al riciclaggio e al reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività commerciali, nonché alle rapine ai portavalori un settore quest’ultimo che lo avrebbe portato più volte a interagire con la criminalità del basso Tavoliere e segnatamente con quella cerignolana. In chiave extraregionale opererebbe con alcune cosche calabresi.

L’instabilità dell’area in argomento e i processi evolutivi ancora in corso e tesi a colmare i vuoti di potere nelle opposte fazioni riconducibili ai clan Li Bergolis e Romito se da un lato offrono l’occasione alle nuove leve di scalare e giungere ai vertici dell’organizzazione, dall’altro costituiscono terreno fertile per una maggiore influenza delle realtà mafiose foggiana e cerignolana le quali appaiono capaci di produrre significativi effetti sugli equilibri e gli assetti dell’intero Gargano. In tale contesto criminale sintomatiche sono due sentenze, registrate nel semestre, che hanno interessato diversi sodalizi.

La prima del 5 ottobre 2020 ha riguardato un esponente di vertice del clan ex Romito condannato alla pena dell’ergastolo in quanto ritenuto colpevole dell’omicidio di un elemento vicino al clan Li Bergolis. L’altra del 30 novembre 2020 ha decretato la condanna alla pena detentiva perpetua di un esponente della famiglia Li Bergolis ritenuto colpevole del quadruplice omicidio di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017 nel corso del quale fu ucciso, tra gli altri, un elemento apicale della neocostituita alleanza Lombardi-Romito-Ricucci, attesa l’esigenza di ridefinire con la sua eliminazione fisica “gli assetti di potere all’interno della criminalità mafiosa operante sull’area garganica”.

La sentenza ha peraltro stigmatizzato le “modalità plateali della condotta illecita, volta a provocare allarme sociale, attribuendo evidenza pubblica all’azione delittuosa e rafforzando il messaggio omertoso a chi doveva intenderlo, con l’adozione di metodiche operative caratterizzate da inaudita quanto implacabile ferocia (si veda, a tal riguardo, il coinvolgimento, tra le vittime, dei fratelli Luciani Aurelio e Luciani Luigi, due agricoltori incensurati, completamente estranei a i fatti, che, al momento dell’agguato, attraversavano con il loro furgone il tratto stradale interessato dall’azione del gruppo di fuoco, nonché, ad omicidio già avvenuto”.

Nonostante la detenzione dei suoi vertici e del suo reggente il clan Li Bergolis rappresenterebbe il punto di riferimento anche per gli altri gruppi attivi nel promontorio.

Si tratta dei Lombardi detti “Lombardoni” di Monte Sant’Angelo che annoverano familiari stanziati in particolare nell’area di San Nicandro Garganico e Manfredonia, dei Prencipe originari di San Giovanni Rotondo e degli Iannoli-Perna il cui referente attualmente libero è considerato uno dei due luogotenenti del reggente della famiglia Li Bergolis.

Il clan sarebbe sempre più proiettato verso la graduale espansione nelle aree che in precedenza erano sotto l’influenza dei Romito (Manfredonia e Mattinata) sembrerebbe attuare una strategia criminale che mirando a lenire i caratteri più cruenti ed efferati dell’organizzazione riuscirebbe a penetrare nel tessuto socio-economico controllandone i settori più importanti.

Significative al riguardo sono le interdittive antimafia emesse nel mese di luglio dal Prefetto di Foggia che hanno riguardato un’impresa agricola e una ditta di pulizie, con sede in Monte Sant’Angelo, i cui titolari sono stati ritenuti vicini al clan Li Bergolis. Ciò a conferma di come il crimine organizzato di quel comune sia espressione del più ampio contesto della mafia garganica spesso basata su legami prettamente familiari e su uno strettissimo controllo del territorio dove il potere di intimidazione mafiosa viene esercitato avvalendosi anche di gruppi emergenti del promontorio, come quelli di Vieste e San Nicandro Garganico al fine di acquisire una posizione dominante nei traffici illeciti.

Il clan ex Romito originario di Mattinata-Manfredonia fino agli inizi degli anni Duemila era inquadrato nel clan dei Montanari ma la discovery degli atti del processo ‘Iscaro & Saburo’ (2004) ne acclarava la scissione e l’inizio della faida contro la famiglia Li Bergolis. La rimodulazione degli assetti criminali a seguito dell’uccisione del reggente dei Ricucci sarebbe confluita nell’alleanza dei Ricucci-Romito-Lombardi ai quali resta legata la frangia militare mattinatese. Allo stato attuale l’influenza di tale consorteria mafiosa risulterebbe meno definita sia per le pronunce giudiziarie che hanno riguardato le sue più influenti frange militari e decisionali, sia per lo stato di detenzione dei vertici della criminalità viestana collegati ai Romito. Sotto questo profilo, inoltre, non meno importanti risultano essere i risvolti investigativi e giudiziari che hanno duramente colpito la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza alla quale il clan risulta legato.

Alla stregua dei Montanari, il clan in argomento può contare su appoggi e sinergie nell’intera area garganica attraverso figure di estremo interesse come quella di un elemento che funge da raccordo con il clan Raduano di Vieste.

Proprio in questa cittadina rivierasca la faida scissionista (2015-2019) tra i gruppi Iannoli-Perna (legati ai Li Bergolis) e Raduano (sinergici ai Romito) risulta ancora ridimensionata grazie alle operazioni di polizia giudiziaria cui sono seguite già le prime condanne che non hanno risparmiato gli stessi vertici delle consorterie. Al momento, se il primo sodalizio può ritenersi di fatto disarticolato nelle gerarchie più elevate, il secondo sarebbe retto da un pregiudicato arrestato il 27 novembre 2020 in flagranza di reato per detenzione di sostanze stupefacenti. In un territorio che rispecchia la logica bipolare che contraddistingue gli equilibri criminali nell’area, è pacifico che la situazione di stallo a Vieste sia stata indotta anche dalle azioni di contrasto condotte da magistratura e forze di polizia nei confronti dei contrapposti clan Romito e Li Bergolis i quali hanno avuto un ruolo determinante nella guerra attraverso figure di sintesi tra i vari sodalizi.

Grazie alla sua posizione geografica e alla particolare conformazione delle coste Vieste rappresenterebbe un’importante rotta per i traffici di marijuana proveniente dai Balcani – in particolare dall’Albania - e offrirebbe terreno fertile per la criminalità locale impegnata nel redditizio settore degli stupefacenti. Anche l’indotto economico connesso al fiorente mercato turistico (strutture ricettive, attività di ristorazione, guardianie e servizi vari) ricadrebbe da tempo nelle mire dei sodalizi sia per le attività estorsive, sia per la gestione diretta delle attività imprenditoriali sane al fine di riciclare i proventi illeciti.

Nello scenario generale dell’area garganica assumono un ruolo sempre più strategico anche i territori di San Marco in Lamis e Rignano Garganico da una parte e San Nicandro Garganico e Cagnano Varano dall’altra, territori da considerarsi cerniere di un altro articolato contesto criminale.

Nell’area di San Marco in Lamis e Rignano Garganico, infatti, ai gruppi locali, quello della città dei due Conventi dei Martino, che secondo la Dia è già federato ai Li Bergolis-Miucci, e quello di Rignano dei Di Claudio-Mancini, tra loro contrapposti, si aggiungerebbero anche sacche di pregiudicati cui talvolta si rivolgono i sodalizi di Foggia, San Severo e Gargano.

Anche nell’area a nord del promontorio un vero settore di intersezione tra la criminalità garganica e quella sanseverese si registra una situazione di particolare fermento. In tale ambito territoriale e in particolare sul territorio di San Nicandro Garganico sarebbe attiva, nel campo degli stupefacenti e delle rapine, la famiglia Tarantino (in passato coinvolta nella “faida Garganica” che la vide contrapposta alla famiglia Ciavarrella).

A seguito del ritorno in libertà del suo capo il clan pare abbia scalato le gerarchie garganiche grazie anche all’asse con Monte Sant’Angelo e segnatamente con il clan dei Montanari. La convivenza con altri soggetti di equivalente caratura criminale potrebbe tuttavia compromettere gli attuali equilibri criminali.

Al pari dei territori dei comuni di San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico e Cagnano Varano l’area di San Giovanni Rotondo rappresenta uno snodo strategico e di interesse per le varie compagini criminali della zona.

Sul territorio, sebbene siano stati assicurati alla giustizia elementi di vertice della mafia garganica, il predominio del clan Li Bergolis non accennerebbe a diminuire e nel tempo ha proceduto a una rimodulazione del tessuto criminale composto da vecchie e nuove leve particolarmente attive nel settore dello spaccio di stupefacenti. Al suo interno, però, non mancano elementi che sebbene collegati al clan dei Montanari svolgono la loro attività criminali in maniera autonoma e controcorrente rispetto ai consolidati equilibri esistenti rendendo quel territorio una sorta di zona fluida. Ciò è come emerso in occasione dell’operazione antidroga denominata “Drug Express”141 del 19 dicembre 2020.

L’indagine ha permesso di disarticolare un gruppo criminale dedito allo spaccio di stupefacenti a San Giovanni Rotondo con canali di approvvigionamento a Cerignola. Le attività delittuose erano dirette da un pregiudicato già legato alla batteria mafiosa Prencipe a sua volta collegata ai Li Bergolis di Monte Sant’Angelo. I gruppi criminali del Tavoliere confermano la propria rilevanza rispetto ai traffici illeciti che si svolgono nell’intera regione e in qualche caso su tutto il territorio nazionale, nonché una commistione d’interessi e di collaborazione con la criminalità organizzata del capoluogo e del Gargano.

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