Mafia sul Gargano: a Vieste vuoto di potere, clan Li Bergolis in difficoltà a Monte Sant’Angelo

Mafia e criminalità sul Gargano, la fotografia della situazione contenuta nella relazione del secondo semestre 2016 della Direzione Investigativa Antimafia

L'omicidio di Notarangelo, detto Cintaridd

Lo scenario nel territorio garganico rimane ancora molto instabile. Le variabili che influenzano l’evoluzione dei fenomeni criminali dell’area sono, infatti, molteplici: la presenza di gruppi a forte organizzazione verticistica, basati essenzialmente su vincoli familiari e non legati tra loro gerarchicamente; l’ascesa delle giovani leve desiderose di colmare i vuoti determinati dalla detenzione di elementi di spicco della mafia garganica, in particolar modo appartenenti al clan dei ‘Montanari’; non ultima, la vicinanza geografica ad altre realtà mafiose, come quella foggiana e cerignolana.

GUERRA TRA CLAN A FOGGIA

CRIMINALITA' A CERIGNOLA E SAN SEVERO

Vieste dopo la morte del boss dei Notarangelo

A Vieste, per esempio, dopo l’omicidio del boss dei Notarangelo, i più gravi episodi criminali hanno visto protagonisti alcuni soggetti già appartenenti al clan, segnando di fatto un cambio al vertice della criminalità locale. Tale avvicendamento, tuttavia, non sembra essersi perfezionato anche per le immediate ed efficaci azioni di contrasto delle Istituzioni, che di fatto hanno accentuato il vuoto di potere creatosi con la morte di Notarangelo, determinando, altresì, da un lato fratture interne alla criminalità locale e, dall’altro, l’ambizione di gruppi di altre aree.

Sul fronte delle estorsioni si segnala l’incendio doloso avvenuto il 20 luglio 2016, presso il porto turistico di Vieste, di una motonave che assicura i collegamenti con le Isole Tremiti; tale episodio segue al danneggiamento, del 13 luglio, di tre gommoni, anch’essi adibiti al trasporto di persone. Per quanto attiene al mercato degli stupefacenti, la città di Vieste si conferma raccordo nevralgico per i comuni limitrofi di Vico del Gargano, Peschici e Rodi Garganico. Il controllo di tale attività rimane il più importante motivo di frizione per le diverse fazioni che si contendono le piazze di spaccio.

Monte Sant'Angelo, dal clan 'Li Bergolis' al clan dei 'Montanari'

Nel triangolo di Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Mattinata, le difficoltà del clan Li Bergolis, conseguenti alla detenzione dei suoi vertici, potrebbero aver rinvigorito i gruppi già organici al clan dei ‘Montanari’ e ora guidati da figure di maggiore spessore criminale. Gli esiti dell’operazione Ariete, conclusa a fine ottobre dall’Arma dei Carabinieri, ha fatto luce su come l’assetto criminale del Gargano risenta e sia espressione anche della collaudata sinergia registratasi tra soggetti di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata.

Droga, estorsioni, rapine a tir e portavalori

In particolare, nella città di Monte Sant’Angelo - dove il T.A.R. della Regione Lazio, con la sentenza del 24 ottobre 2016, ha rigettato il ricorso in merito al provvedimento di scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’Amministrazione Comunale - la presenza di soggetti di elevata caratura criminale potrebbe stare alla base dei contrasti verificatisi per il controllo del territorio. In uno scenario così complesso, le attività illecite più remunerative continuano ad essere il traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni (anche mediante l’imposizione di servizi) ed i reati di natura predatoria, in particolar modo le rapine ai tir ed ai portavalori.

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