La mafia del Promontorio tra giovani leve in ascesa e gruppi criminali basati su vincoli familiari

Le ambizioni criminali verso il controllo del territorio dell’area garganica è connessa soprattutto ai rilevanti interessi delinquenziali che la zona offre, specie nel settore degli stupefacenti

Carabinieri in azione

Lo scenario criminale del Gargano risulta in forte evoluzione, strutturalmente precario e, pertanto, di complessa intelligibilità. In questo territorio (la cui morfologia del promontorio e dalla dorsale litoranea, sicuramente non favorisce le azioni di contrasto), il fenomeno mafioso è caratterizzato dalla presenza di una pluralità di gruppi criminali, basati essenzialmente su vincoli familiari e non legati tra loro gerarchicamente, nonché dall’ascesa di giovani leve, desiderose di colmare i vuoti determinati dalla detenzione degli elementi di vertice.

E' questa la 'fotografia' della mafia sul Gargano, così come descritta nelle pagine della relazione che la Dia – Direzione Investigativa Antimafia invia al Parlamento ogni sei mesi (il documento fa riferimento al 1° semestre del 2018). Nel dettaglio, a Vieste, è stato consumato l’ennesimo atto di una guerra tra consorterie, con un ulteriore omicidio, avvenuto il 6 aprile 2018, di un esponente della famiglia malavitosa Notarangelo, cugino del capoclan ucciso nel 2015. La perdita delle figure chiave del clan (e della conseguente credibilità) ha suscitato le mire di alcuni sodali del gruppo, finalizzate a rendersi autonomi e egemoni in quel territorio, soprattutto nella gestione delle piazze di spaccio, anche con la collaborazione offerta da altri sodalizi dell’area.

Nel periodo in esame si è assistita alla ripresa della faida tra il clan Raduano ed il gruppo Iannoli-Perna, entrambi emergenti, in passato inseriti nella famiglia dei Notarangelo. Proprio nella loro cruenta contrapposizione si inquadrano i numerosi fatti di sangue avvenuti a Vieste. Tra questi: la gravissima aggressione del 21 marzo 2018 del rappresentante dei raduano rimasto ferito; l’agguato del 25 aprile 2018 ad un pregiudicato contiguo al gruppo Raduano, che è stato ucciso; l’imboscata contro due appartenenti al gruppo Perna, avvenuta il 19 giugno 2018 nelle campagne di quel Comune, nella quale un soggetto rimaneva ucciso e l’altro ferito.

Inoltre, il 5 maggio 2018, a Mattinata, i Carabinieri hanno catturato un pregiudicato latitante, organico al gruppo Raduano, nonché elemento di “collegamento” con il clan Romito-Gentile, la cui irreperibilità era coincisa con il riacutizzarsi della faida a Vieste. Gli eventi descritti avvalorano, a Vieste, l’ipotesi di un bipolarismo criminale, sempre meno contingente e più sistematico, che sembrerebbe indurre anche i gruppi criminali del triangolo “Monte Sant’Angelo-ManfredoniaMattinata” a prendere posizione, spinti dall’interesse ad individuare la nuova leadership con cui schierarsi e interagire in quell’area: il clan Li Bergolis (di Monte Sant’Angelo) schierato con il gruppo dei Perna-Iannoli, mentre il clan Romito-Gentile (di Manfredonia) con i Raduano, suffragarta dagli esiti di diverse attività investigative e giudiziarie. 

Nei medesimi contesti criminali, nell’ambito dell’operazione “Nel nome del Padre” a febbraio, tra Manfredonia, Mattinata e Vieste, i finanzieri hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare nei confronti di 9 soggetti referenti del clan Romito-Gentile sulla litoranea Mattinata-Vieste, i quali garantivano il collegamento tra i boss detenuti presso la Casa Circondariale di Foggia e l’esterno.

A Monte Sant’Angelo risulta, altresì, fortemente in ascesa il gruppo dei Ricucci, che può contare su contatti non solo nell’area di Mattinata, ma anche in quelle di Foggia e Cerignola. Nello scenario generale dell’area garganica, assumono un ruolo sempre più strategico anche i territori di San Marco in Lamis e Rignano Garganico, da una parte, e San Nicandro Garganico e Cagnano Varano, dall’altra, da considerarsi cerniere di un altro articolato contesto criminale.

Nell’area di San Marco in Lamis e Rignano Garganico, infatti, ai gruppi locali dei Martino (già federato ai Li Bergolis) e dei Di Claudio-Mancini, tra loro contrapposti, si aggiungono anche sacche di pregiudicati cui talvolta si rivolgono i sodalizi di Foggia, San Severo e Gargano.

Anche nell’area a nord del promontorio, ed in particolare a Cagnano Varano, si sta delineando una rete criminale giovanile che opera in modo disinvolto e in aperta competizione con i gruppi egemoni e storici della provincia. Le ambizioni criminali verso il controllo del territorio dell’area garganica è connessa soprattutto ai rilevanti interessi delinquenziali che la zona offre, specie nel settore degli stupefacenti. Le coste del Gargano costituiscono da una parte i terminal delle rotte del traffico di marijuana proveniente dall’Albania diretta anche in altri territori della penisola, e dall’altra un’importante piazza finale di spaccio, specie durante il periodo estivo.

Anche l’indotto economico connesso al fiorente mercato turistico (strutture ricettive, attività di ristorazione, guardianie e servizi vari) ricade nelle mire delle organizzazioni, sia per le attività estorsive, sia per la gestione diretta delle attività imprenditoriali lecite, al fine di riciclare i proventi illeciti

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