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Omicidio Trotta

Omicidio Trotta

Gargano 'bomba ad orologeria': mafia a caccia di alleanze, Vieste piazza ambita e fertile per la droga

Il Gargano come una 'bomba ad orologeria': in campo una pluralità di gruppi criminali (basati essenzialmente su vincoli familiari), dove marcata risulta l’ascesa delle giovani leve in cerca di una propria autonomia

Il Gargano come una ‘bomba ad orologeria’. “Qui la geografia criminale si conferma fortemente instabile”, si legge, nero su bianco, nella relazione della DIA al Parlamento, relativa al semestre luglio-dicembre 2017. “Si tratta di una instabilità derivante da una pluralità di fattori, quali le mutazioni di assetti e gli scompaginamenti di alleanze, anche datate. L’analisi del fenomeno osserva la presenza di una pluralità di gruppi criminali (basati essenzialmente su vincoli familiari e non federati tra loro), ove marcata risulta l’ascesa delle giovani leve ma anche la vicinanza geografica ad altre realtà mafiose, come quelle foggiana e cerignolana”. 

La strage di San Marco, un freno al clan Romito

In sostanza, il territorio sembra interessato da un processo di rinnovamento del sistema criminale, favorito da ataviche rivalità familiari, degenerate in vere e proprie faide di mafia e da mire espansionistiche. “È questo il contesto in cui è maturata la strage di San Marco in Lamis, realizzata il 9 agosto 2017 allo scopo, innanzitutto, di eliminare il boss del clan Romito, a pochi giorni dalla sua scarcerazione”.

Mario Luciano Romito era rimasto unico vertice del gruppo criminale dopo l’uccisione del fratello avvenuta durante la faida con il clan Li Bergolis. Nella faida scissionistica tra la famiglia Li Bergolis di Monte Sant’Angelo e quella dei Romito di Manfredonia, già federati nel clan dei Montanari, a seguito del presunto ruolo di informatore che alcuni componenti di quest’ultima famiglia assunsero con i carabinieri, il capo del clan Romito fu già destinatario di due attentati falliti: il 18 settembre 2009 con l’esplosione di un ordigno occultato all’interno del vano motore dell’auto su cui viaggiava, ed il 27 giugno 2010, quando a Manfredonia ignoti esplosero diversi colpi d’arma da fuoco nei confronti del medesimo e del nipote, che fu ferito a morte. Il boss fu ucciso con suo cognato lungo la strada provinciale ‘Pedegarganica’ di Apricena; poco distante dal luogo dell’agguato sono stati rinvenuti i cadaveri, anch’essi raggiunti da numerosi colpi di arma da fuoco, di due fratelli braccianti agricoli, incensurati ed apparentemente estranei a contesti criminali, colpiti a morte perché possibili testimoni dell’omicidio. I

l boss assassinato, figura di primo piano della mafia garganica, stava guidando un percorso espansionistico e di consolidamento del clan, potendo in ciò contare su una consolidata alleanza con strutture malavitose di Mattinata e su importanti appoggi criminali anche in altre aree del foggiano, compreso il capoluogo, dove aveva come punto di riferimento il clan Moretti-Pellegrino-Lanza.

Vieste e il “vuoto di potere” lasciato da Cintaridd

Anche l’area di Vieste è stata interessata da cruenti fatti di sangue, in danno soprattutto del clan Notarangelo, ormai decimato nel vertice. Le principali attività di contrasto delle Forze di polizia hanno visto protagonisti diversi soggetti - già luogotenenti del clan Notarangelo - che si stavano adoperando per colmare il “vuoto di potere” venutosi a creare. Tra i luogotenenti figura anche Marco Raduano, ex braccio destro del boss Angelo ‘Cintaridd’ Notarangelo, un elemento di primo piano della criminalità viestana e della stessa mafia garganica, tornato in libertà nel febbraio 2017 e la cui scarcerazione è coincisa con la recente escalation di violenza. Proprio a Vieste, il 27 luglio 2017 è stato consumato l’ennesimo atto di una guerra tra consorterie, con l’omicidio di un pregiudicato da tempo inserito nel contesto criminale locale, come emerso da operazioni antidroga che lo hanno visto coinvolto assieme ad esponenti del clan Notarangelo. “La sua figura - si legge nella relazione - unitamente a quella del suocero (considerato uno dei luogotenenti del clan Romito-Gentile), risultava fortemente in ascesa, specie con riferimento al business degli stupefacenti. L’area compresa tra Monte Sant’Angelo, Manfredonia e Mattinata  - dove anche il clan Li Bergolis appare in difficoltà per la detenzione dei suoi vertici - si starebbe caratterizzando per un “processo evolutivo”, in parte legato al descritto riassetto in atto a Vieste, in parte alla crescita di quelle organizzazioni autoctone, ora non più gregarie, che si starebbero rivolgendo verso più ambiziosi obiettivi criminali, ivi compreso il condizionamento degli apparati amministrativi locali.

Traffico internazionale di stupefacenti: Vieste fa gola a tutti

Incandescente la situazione a Vieste: a fare gola è una città a spiccata vocazione turistica “piazza” fertile per il settore degli stupefacenti durante il periodo estivo e quello turistico (strutture ricettive, ristoranti, guardianie e servizi vari), settore, quest’ultimo, oggetto di attenzione criminale finalizzata sia alle estorsioni che alla gestione diretta delle attività imprenditoriali. Gli ingenti sequestri di droga operati nel semestre confermano, poi, come le coste garganiche siano tra i terminal principali per le rotte dei traffici di marijuana provenienti dall’Albania (da smerciare poi in ambito nazionale), aspetto che favorisce il partenariato con organizzazioni criminali di estrazione regionale differente.

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