Mafia foggiana, ne parla anche The Guardian. Ma quanti errori: "È una costola della Sacra Corona Unita"

L'edizione online del noto quotidiano inglese dedica un articolo agli ultimi fatti di cronaca e alla istituzione della Dia. Ma nella ricostruzione fioccano le imprecisioni

L’eco degli episodi violenti che hanno travolto la città di Foggia risuona anche oltremanica. Anche il noto quotidiano inglese ‘The Guardian’ si è occupato dell’emergenza criminalità a Foggia, con un articolo pubblicato nella giornata di ieri sull’edizione online. L’articolo parte dall’annuncio del Ministro degli Interni Lamorgese, dell’istituzione della Dia a Foggia, a margine dell’ennesima esplosione, quella avvenuta presso la struttura “Il sorriso di Stefano”.

Si fa riferimento anche al precedente attentato, quando una bomba distrusse l’auto di Cristian Vigilante in via D’Aragona, cui ha poi fatto seguito la manifestazione di Libera del 10 gennaio scorso.  

Tuttavia, sono molte le imprecisioni riportate dall’autore dell’articolo, che definisce i Luca e Cristian Vigilante “testimoni chiave di un processo contro la mafia foggiana”. Ma non finisce qui: nel pezzo si riporta, infatti, che la Società foggiana altro non è che “una costola della Sacra Corona Unita”, l’associazione mafiosa salentina, fondata da Giuseppe Rogoli (a sua volta collegato alla cosca calabrese dei Bellocco) a cavallo tra il 1981 e il 1983: “La SCU è comunemente conosciuta come la "quarta mafia" italiana, dopo la storica Cosa Nostra in Sicilia, e la immensamente potente "Ndrangheta in Calabria e la Camorra a Napoli. Costituito negli anni '70, inizialmente si specializzava nel traffico di spari e nel traffico di droga, affermano gli investigatori, e aveva legami con diverse organizzazioni criminali internazionali”.

“La Società foggiana – si legge all’interno dell’articolo – rimase sotto il radar per diversi anni, estendendo silenziosamente la sua portata fino a quando circa l'80% delle imprese locali pagava il pizzo”. 

Una lettura che risulta subito piuttosto semplicistica e ricca di inesattezze, a cominciare dall’appellativo “Quarta mafia”, universalmente attribuito ormai alla Società Foggiana.
Come spiegò il procuratore aggiunto Antonio Laronga, durante l’incontro “Terra, solchi di verità e giustizia, 100 passi verso il 21 marzo” tenutosi a Foggia nel marzo del 2018, la costituzione della società foggiana parte dal famoso vertice organizzato dal fondatore della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo, che proprio in Puglia trovò terreno fertile per il reclutamento di nuovi affiliati. Il progetto di Cutolo assunse i crismi dell’ufficialità il 5 gennaio del 1979, nel vertice organizzato presso l’hotel Florio, al quale partecipò egli stesso, che nel frattempo era evaso dal carcere di Ascoli Piceno. “L’incontro suggellò l’affiliazione di ben 40 pugliesi. Foggia a quel tempo era sotto il controllo di Giosuè Rizzi e Giuseppe Iannelli”.

Il declino di Cutolo e l’insofferenza dei pugliesi verso il controllo opprimente della malavita campana portò le organizzazioni pugliesi a svincolarsi progressivamente nei primi anni ‘80. Solo allora Rogoli fondò la Sacra Corona Unita, con l’intento di creare una confederazione regionale che avrebbe visto Foggia come costola della nuova organizzazione. Progetto che naufragò a causa del desiderio di autonomia palesato dai foggiani e dagli atteggiamenti di Rogoli. “All’inizio degli anni '80 Foggia era divisa tra due fazioni che si scontravano ferocemente: da una parte Giuseppe Ciliberti, dall’altra Michele Carella. Tra l’83 e l’84, però, uno degli esponenti emergenti del primo clan, Gerardo Agnelli, passò a quello rivale sposando una nipote di Carella, che nel frattempo fu arrestato negli Usa per droga. Fu Agnelli ad assumere il comando, mentre Ciliberti venne ucciso il 3 ottobre del 1984. Al clan Agnelli-Carella, si allearono presto esponenti di spicco della malavita foggiana, come Bonalumi, Ciccone, Delli Muti e Gaetano Moffa. Si arrivò così al 1986, un anno di fuoco”. Il resto è storia.

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