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Domenica, 29 Maggio 2022
Cronaca

"Il regno del terrore", la mafia foggiana nel reportage di The Sun: "La più brutale in Italia"

Un lungo reportage che ricostruisce genesi e sviluppo dei gruppi criminali della provincia. Il magistrato Gatti: "È una organizzazione in continua evoluzione"

“Ai piedi delle colline dell’Italia meridionale, una nuova e feroce organizzazione mafiosa sta devastando la zona, con esecuzione dei nemici in pieno giorno e piazzando bombe contro le attività commerciali”.

È l’incipit dell’inchiesta che il tabloid britannico The Sun, ha dedicato alla mafia foggiana.

Un lungo reportage che ricostruisce genesi e sviluppo della mafia garganica e della Società Foggiana: “La mafia del Gargano sta scatenando una brutale ondata di violenza a un ritmo mai visto in Italia da decenni. È una delle quattro principali organizzazioni operanti nella provincia ed è rinomata per il ‘rituale della morte’ che prevede un colpo di fucile al volto della vittima”.

“I clan – si legge nell’articolo – combattono tra loro per una fetta del traffico di droga da miliardi di sterline all’anno, che vede la droga spedita nel porto del Gargano e poi distribuita in tutta l’Europa Occidentale”.

L’autore del reportage, Adrian Zorzut, ha intervistato il magistrato della Dna Giuseppe Gatti: “Con il rituale del colpo al volto, non eliminano fisicamente qualcuno, ma ne cancellano qualsiasi ricordo. Sparare in faccia a qualcuno significa cancellare la sua memoria e impedire ai parenti di vedere il proprio volto un’ultima volta”.

Il terrore instillato dai clan ha alimentato il clima di omertà tra la gente del posto, come conferma Federica Bianchi, referente provinciale di Libera: “Secondo loro la mafia è una nostra fissazione”. Una “fissazione” che contribuisce a macchiare la reputazione della Capitanata, spaventando i turisti e allontanando gli investimenti degli imprenditori.

L’articolo, poi, entra nello specifico passando in rassegna i vari clan mafiosi, a cominciare dalla Società foggiana, gestita dai boss Rocco Moretti, Vincenzo ‘Capantica’ Pellegrino e Vito Bruno ‘La lepre’ Lanza, “tra i più letali in Italia”.

“Gli uomini della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, che estorceva denaro a centinaia di imprese, è uno dei tanti clan nati dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Personaggi “dal grilletto facile” che, secondo il Times, hanno ucciso 300 persone in quattro decenni e che, tra il 2017 e il 2018 – come invece ha dichiarato il The Guardian – hanno commesso in media un omicidio a settimana e una rapina al giorno. Inoltre, sul Gargano, “l’80% degli omicidi è rimasto irrisolto”.

Poi è la volta della mafia cerignolana, che fa capo a Vincenzo La Piccirella, detto ‘il professore’, in carcere dal 2013 per traffico di droga, rinomata per le rapine e il traffico di cocaina.

Il tabloid inglese sintetizza la storia della mafia foggiana, partendo dal famoso vertice all’Hotel Florio nel gennaio del 1979 nel quale il capo della Nco Cutolo suggellò l’affiliazione di ben 40 clan pugliesi. “Da allora l’organizzazione si è allargata in quattro gruppi (il clan Gargano, il clan San Severo, il clan cerignolano e la Società foggiana), tutti in lizza per una fetta di business della droga. I clan sono diventati così potenti che la Direzione nazionale antimafia è stata costretta a dichiarare una emergenza nazionale in Puglia, istituendo una task force a seguito della raffica di bombe e omicidi”.

Dopo di che passa in rassegna alcuni episodi tristemente noti, come la strage di San Marco in Lamis, nell’agosto del 2017, che costò la vita ai fratelli Luciani durante l’agguato mortale al boss Mario Luciano Romito e a suo cognato, o gli atti intimidatori di inizio 2020, quando fu data alle fiamme l’auto di Cristian Vigilante e fatto esplodere un ordigno presso il centro ‘Il sorriso di Stefano’ di Luca Vigilante. Per arrivare all’agguato mortale durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia degli Europei, nel quale perse la vita Matteo Anastasio e ferito gravemente suo nipote di 6 anni, e alle bombe esplose le scorse settimane a San Severo.

Gatti racconta al giornalista inglese la sua esperienza nella Dna, che lo ha esposto “a storie strazianti di paura” da parte dei cittadini. Ma solo dopo aver interrogato un imprenditore vittima di estorsioni che ha compreso il disegno della mafia: “La vittima ha deciso di confessare l’estorsione dopo ore di interrogatorio. Il procuratore pensava che questo avrebbe fatto sentire l’uomo liberato. Ma quelle emozioni si trasformarono in lacrime di disperazione. "Gli ho chiesto: «che c’è, hai ancora paura della mafia?» E lui ha risposto: «No, dottore, non ho più paura di loro» e poi mi disse qualcosa che mi è rimasto dentro: «Il mio problema è che quando domani tornerò nel mio paese la gente saprà che cosa ho fatto e nessuno verrà più al mio bar per bere un caffè. La mia attività è morta». E fu allora che compresi il potere dei clan”. Un potere grazie le vittime sono sole. “Educare gli abitanti e lavorare con le organizzazioni è l’unico modo per contrastare la loro influenza”, ha aggiunto Gatti.

“Non pensate che questa sia una mafia primitiva. I gruppi operano in batterie, si coalizzano per il commercio della droga. È una mafia che ha sfruttato le abilità militari per accumulare più denaro attraverso il quale investono per entrare nell'economia legale. È una organizzazione in continua evoluzione, che si aggiorna e perfeziona costantemente le proprie reti illegali. E quando l’ala militare si fonde con quella del business, si costruisce una organizzazione molto più forte ed efficiente. In fine dei conti, tutto ciò che la mafia vuole è guadagnare potere e soldi”, ha concluso Gatti.

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