La 'mappa' del crimine a Foggia, 'Società' sempre più centrale e "verso la gestione monopolistica dell'illecito"

Le indagini hanno ricostruito i "magmatici e contraddittori rapporti" tra le batterie Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza: "Nonostante i contrasti mai sopiti, hanno gestito frizioni e criticità in nome di interessi comuni"

Tre esponenti di spicco della mala foggiana

La Direzione Investigativa Antimafia, nella relazione del secondo semestre del 2018, fotografa così la situazione della criminalità in città, confermando "la posizione di centralità assunta della mafia foggiana attraverso la progressiva espansione nei territori della provincia e la ricerca di convergenze finalizzate ad una gestione monopolistica delle attività illecite (in particolare, del traffico degli stupefacenti).

Nel dettaglio della città di Foggia, le tre batterie della Società foggiana (Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese), “pur se fortemente ridimensionate dalle attività investigative e giudiziarie, restano particolarmente attive nel traffico degli stupefacenti e nelle estorsioni, riuscendo a specializzarsi anche nel riciclaggio”. L’importante operazione 'Decima Azione' ha messo in evidenza l’operatività ed alcune peculiarità fondamentali della società foggiana, così riassunte nella relazione della DIA: “la suddivisione in batterie, coagulate per gruppi familiari, tali da assicurare un forte collegamento tra i rispettivi membri; la determinazione degli equilibri attraverso la regola del più “forte”, ovvero l’eliminazione fisica degli avversari; la creazione di sistemi centralizzati di gestione degli illeciti proventi, per assicurare la ripartizione dei guadagni tra i sodali in libertà, destinatari dello stipendio, e di quelli arrestati, mediante l’assunzione delle spese di mantenimento e di assistenza legale”.

Ancora, “il controllo capillare delle attività economiche, mediante una attività estorsiva a tappeto. A sovrintendere al “rapporto federativo” tra le tre batterie (sotto-articolazioni che restano dotate di autonomia decisionale) avrebbe provveduto un nucleo direttivo composto dai boss dei gruppi Lanza, Sinesi e Moretti, attraverso figure di raccordo, selezionate nei rispettivi ranghi, per la conduzione in comune di affari particolarmente rilevanti (tra cui appunto la conduzione della cassa comune ed il controllo della lista delle estorsioni, documento nel quale erano analiticamente registrate le persone sottoposte al racket)".

"In tale ambito, le indagini hanno ricostruito i magmatici e contraddittori rapporti tra le batterie Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza, le quali, nonostante i contrasti mai sopiti, attraverso tali interlocutori, avrebbero gestito frizioni e criticità in nome di interessi comuni. Il provvedimento ha ricostruito anche il modulo organizzativo adottato all’interno delle cosche, basato su vincoli familiari, imposizione di regole interne, ricorso a rituali di affiliazione e ripartizione dei ruoli secondo qualifiche gerarchiche (individuate attraverso un gergo tipicamente mafioso ispirato ai canoni strutturali ed operativi della ‘ndrangheta). L’inchiesta, infine, ha posto l’accento sulla “crescita professionale” del tessuto mafioso foggiano, con riferimento all’evoluzione del fenomeno estorsivo dal modello tradizionale del racket fatto di minacce esplicite, ad una modalità d’azione più subdola, in cui l’intimidazione viene fatta percepire alla vittima attraverso l’appartenenza all’associazione (estorsione ambientale)". 

Proprio nell’ambito di tali rinnovate strategie potrebbe essere stato deciso l’omicidio di Rodolfo Bruno, avvenuto il 15 novembre 2018, che - si legge - "pur essendo uno degli ultimi soggetti deputati al ruolo di cassiere comune, per il suo passato costituiva un elemento potenzialmente destabilizzante rispetto alla più moderna politica di cogestione degli affari illeciti".

Fonte: Direzione Investigativa Antimafia

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