Certificazione etica e prezzi giusti per contrastare il caporalato

In una nota congiunta, Vincenzo Rizzi, Giorgio Cislaghi e Francesco P. Gentile propongono l’istituzione della certificazione etica (Sa8000). “Ma servono interventi mirati contro le aziende che non rispettano le norme”

Immagine di repertorio

“Ci sono volute tre morti sul “posto di lavoro” per far emergere la drammaticità delle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli, condizioni che rendono uguali i lavoratori superando le barriere etniche e rendendo uguali italiani e immigrati.  C’è bisogno di ricordare i loro nomi per non dimenticarli, perché, almeno per ora, le loro morti hanno sollevato il velo dell’omertà sul “caporalato” e il lavoro dei braccianti agricoli: Paola, italiana (13 luglio); Mohamed, origine sudanese (21 luglio); Zaccaria, origine tunisina (6 agosto)”.

Con una nota congiunta, Vincenzo Rizzi, Consigliere Comunale, Giorgio Cislaghi del circolo Che Guevara e Francesco P. Gentile di Alternativa Libera, affrontano il problema del caporalato.

Ora che il ‘fenomeno criminale’ del caporalato è all’attenzione dell’opinione pubblica, come spesso è successo negli ultimi cinque anni, c’è uno ”sforzo eccezionale” di repressione da parte delle forze dell’ordine, una moltitudine di soluzioni del problema prospettate dall’esponente del governo di turno. Tutti gli interventi poi cozzano contro le proteste per i “controlli a tappeto” che bloccano il raccolto, contro le “non-competenze” dell’istituzione di turno. Ritorna, come ogni anno, la promessa di smantellare il Ghetto storico che c’è vicino all’ex zuccherificio dimenticando che il Ghetto è solo il centro di una diffusa “urbanizzazione a bassa intensità” delle nostre campagne”, dichiarano.

L’analisi poi si sposta sui controlli, a loro dire non effettuati in maniera rigorosa e approfondita, specie per quel che riguarda la situazione dei lavoratori: “E’ assurdo parlare di “lavoro etico” se non si pongono le basi economiche perché questo possa avvenire se non si considera l’intero ciclo di produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli. E’ paradossale che la grande distribuzione, dopo aver fissato il prezzo di acquisto dei prodotti ortofrutticoli, pretenda di fare controlli a sorpresa nei campi per controllare che siano applicate le buone regole agricole evitando l’uso di sostanze vietate ma che si astenga dal controllare se chi lavora quei terreni sia assunto nel rispetto delle leggi e dei contratti di lavoro. E’ paradossale che l’industria di trasformazione dopo aver sottoscritto impegni all’acquisto dei pomodori a un certo prezzo impunemente, e unilateralmente, disconosca gli accordi nel bel mezzo della raccolta.  Dietro un prezzo molto basso per il consumatore, risultato cercato incessantemente da industria e grande distribuzione, c’è quasi sempre un salario molto basso per i lavoratori”.

Da qui la proposta di una certificazione etica: “C’è bisogno di un approccio globale al problema “lavoro nero-caporalato” che è la conseguenza di un sistema economico distorto dove la grande distribuzione e l’industria di trasformazione la fanno da padroni incontrollati. C’è bisogno di una “certificazione etica” dei prodotti ortofrutticoli che approcci in modo olistico, globalmente, al problema dell’illegalità in agricoltura. Sono le benvenute le “certificazioni etiche” se partono con lo stabilire “prezzi di acquisto etici” dando anche valore legale ai contratti sottoscritti dalle industrie di trasformazione impedendo la loro “rinegoziazione”, se comprendono anche controlli a campione sulle percentuali di scarto applicate ai prodotti”.

NORME SA800 COME LE NORME ISO - “Si sono sentite varie promesse di “certificazione etica” del rapporto di lavoro dimenticando che questo aspetto è stato già affrontato con le multinazionali che hanno stabilimenti, o fanno eseguire lavorazioni, in paesi dove è diffuso e legale quello che noi chiamiamo “lavoro minorile. La “certificazione etica” ha un nome, sono le norme SA8000 (Social Accountability), che al pari delle norme ISO danno certificazione di qualità. Basta leggere, anche velocemente, queste norme per capire quanto la loro applicazione sia utile a contrastare efficacemente l’illegalità senza bisogno d’inventarne altre”, precisano.

Certificazione etica che non può però prescindere dalla puntualità dei controlli: “Prezzo etico, certificazione etica del lavoro, controlli puntuali per reprimere l’illegalità devono coniugarsi con interventi mirati al sostegno delle attività agricole ma escludendo dai benefici, almeno da quelli regionali, le aziende che non rispettano leggi e contratti di lavoro. Dare dignità ai braccianti agricoli, anche a quelli oggi considerati “immigranti illegali”, offrire loro la possibilità di costituirsi in cooperative autogestite e controllate (per evitare il sorgere di un nuovo caporalato) è condizione base affinché si svuotino da soli i vari Ghetti che costellano la nostra provincia rendendo efficaci, e possibili, molteplici tipi d’interventi tra i quali non va dimenticata anche “l’autocostruzione di case”.

Questo è quello che intendiamo per “approccio olistico” al problema lavoro nero-caporalato, un approccio che può vedere uniti i braccianti agricoli che ieri hanno manifestato a Foggia insieme agli agricoltori, i loro datori di lavoro, che ieri l’altro hanno protestato per il prezzo troppo basso del pomodoro e oggi continuano a protestare contro le importazioni di prodotti agricoli sotto prezzo. Questa è una strada possibile per far recuperare a Stato e Regione il loro ruolo di controllo e indirizzo”.

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