A rischio 10 lavoratori della chiesa di Padre Pio, l’appello della FIM ai frati

Dieci dipendenti della SIRAM, ditta appaltatrice che si occupa di alcuni lavori nella chiesa di San Giovanni Rotondo, sono a richio per un improvviso recesso da parte del committente

Chiesa di San Pio

Dieci persone che lavorano presso la chiesa di San Giovanni Rotondo rischiano di restare senza lavoro alla fine del mese di luglio. Lo riferisce la segretaria generale della Fim Cisl di Foggia, Filomena Campodipietro, che rivolge “un appello al Prefetto di Foggia e ai Frati affinché venga scongiurato il licenziamento di queste unità impegnate presso la SIRAM SpA, società appaltante del servizio di conduzione e manutenzione degli impianti (termo fluidici, elettrici e speciali), opere edili e sorveglianza impianti della nuova Chiesa di San Pio”.

A seguito di un "improvviso recesso da parte del committente (per sopravvenute esigenze economiche ed organizzative) dal contratto d’appalto, la cui scadenza era prevista a gennaio 2014", la SIRAM ha attivato la procedura di riduzione del personale e messa in mobilità.

In difesa dei lavoratori, la Fim ha inviato una richiesta di incontro al Prefetto - e per conoscenza alla Provincia, all’Arcivescovo di Manfredonia, al responsabile della Chiesa ed all’azienda - al fine di affrontare e risolvere la vertenza.

La Fim Cisl, da sempre impegnata a favore di questi lavoratori, invita i responsabili della struttura a “rivedere la loro posizione, in merito alla riduzione del servizio, sia nell’interesse di dieci famiglie, che rischiano di perdere l’unico reddito in un territorio avversato da una pesantissima disoccupazione, sia per continuare a garantire la massima sicurezza dell’aula liturgica, presso la quale non è auspicabile operare tagli a servizi essenziali”.

Secondo la Fim, “è fondamentale non solo salvare i posti di lavoro, ma anche – ribadisce Campodipietro – la sicurezza dell’inestimabile patrimonio architettonico e religioso di uno dei più frequentati santuari del mondo”.

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Per il sindacato, “il venir meno di un efficace monitoraggio della struttura ecclesiastica rischia di abbassare sensibilmente il livello di sicurezza dell’intero complesso, in grado di accogliere più di 7.000 persone. Non capiamo – aggiunge la segretaria Campodipietro - come sia possibile internalizzare il servizio e garantire la sicurezza non avendo in loco le necessarie competenze e professionalità”.
In conclusione, la Fim Cisl “confida nella sensibilità del responsabile dei Frati e nella capacità di mediazione del Prefetto, affinché, ancora una volta, si possa trovare una soluzione positiva a difesa dell’occupazione”.

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