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Barriere architettoniche? "C'è chi pensa che non sia grave...": la studentessa denuncia

In una lettera aperta una studentessa foggiana ha raccontato la lotta e i sacrifici quotidiani che lei e la sua famiglia sono costretti a sopportare a causa delle barriere architettoniche presenti a Foggia

Frequentare regolarmente la scuola a Foggia? E' un’impresa titanica… per un disabile. Lo sostiene, nero su bianco, una studentessa foggiana di 17 anni insieme alla sua famiglia, che si definisce "delusa e avvilita, ma che non si arrende".

In una lettera aperta - una denuncia subito accolta dall'associazione radicale 'Mariateresa Di Lascia' -  la studentessa ha raccontato la lotta e i sacrifici quotidiani che lei e la sua famiglia sono costretti a sopportare a causa delle barriere architettoniche presenti a Foggia e di una burocrazia indifferente alle necessità dei cittadini.

Affetta da paralisi cerebrale che le impedisce di deambulare senza l'ausilio di una sedia a rotelle, da settimane è stata arbitrariamente trasferita in una struttura distaccata del suo Istituto scolastico incompatibile ad accogliere uno studente diversamente abile (assenza di rampe, di accessi agevoli, di personale specializzato). Di seguito, il testo integrale della sua lettera-denuncia:

“Ho diciassette anni e un grande desiderio: stare con i miei compagni di scuola, frequentare puntualmente e regolarmente le lezioni, studiare con profitto le materie dell’indirizzo che ho scelto, prepararmi bene, perché un giorno vorrei tanto aiutare gli altri con competenza e professionalità.

Questo è il sogno di una ragazza brillante e spigliata, serena e allegra, ma impossibilitata a camminare  perché affetta dalla nascita da paralisi cerebrale. Da anni la sua famiglia lotta per l’abbattimento delle barriere fisiche e mentali che le rendono difficile realizzare il suo sogno. Ma cosa si può fare contro chi, ancora oggi, non riesce a comprendere le innumerevoli difficoltà e disagi, che un invalido al 100%  e la sua famiglia devono affrontare quotidianamente  per svolgere azioni semplicissime o partecipare ad ogni attività scolastica?

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C’è chi pensa che non sia grave se esistono ancora oggi a Foggia percorsi  inaccessibili per i disabili in sedia a rotelle, perché privi di scivoli a norma e di marciapiedi adeguati. C‘è chi pensa che non sia grave se nella  classe dell’alunna disabile ci sono 31 alunni invece dei 22 previsti dalla normativa, che non sia grave  assegnarle l’insegnante di sostegno diversi giorni dopo l’inizio delle lezioni, che non sia grave cambiare continuamente orario e farle fare turni pomeridiani, che non sia grave trasferirla senza preavviso da una sede all’altra dell’istituto a cui è iscritta (per giunta in una sede priva di rampe che le consentano un accesso agevole e autonomo e un’uscita tempestiva in caso di emergenza, ma  dotata solo di un vecchio montascale  elettrico manovrato da personale non specializzato).

C’è chi, dopo aver riconosciuto gli errori commessi, non corre ai ripari immediatamente perché “non si tratta di una questione di vita o di morte” (come è stato detto alla madre), ma di un problema non prioritario rispetto alle altre esigenze dell’istituto… Così da due mesi questa ragazza e la sua famiglia fanno  “salti mortali”, sacrificando tutti i propri impegni personali e professionali, utilizzando tutte le proprie risorse fisiche e materiali, perché lei possa  fare meno assenze e ritardi possibili, perché possa continuare ad esercitare il suo diritto allo studio, perché possa continuare a credere nel suo sogno…

Ma se la sua città e la sua scuola le rendono difficile realizzare questo suo desiderio, soffocando la sua sete di apprendimento, non è come se soffocassero il suo spirito, la sua stessa vita? Per lei è “questione di vita o di morte” e dovrebbe esserlo per tutti coloro che hanno responsabilità educative, civili e politiche".

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