Mafia e mafiosità a Foggia, "la verità tornerà a camminare tra le strade" e "tanti troveranno il coraggio della denuncia"

Lettera aperta di Daniela Marcone, cittadina di Foggia e vicepresidente nazionale di Libera: "Scrivete e parlate pensando alla speranza che vive nel cuore di tanti"

Daniela Marcone
In una lettera aperta, Daniela Marcone, figlia di Francesco Marcone, ucciso il 31 marzo 1995 e attualmente vice presidente di Libera, apre una riflessione su Foggia, città "in cui spesso il puzzo di mafia è diventato insopportabile", esortando, "chi può scrivere e parlare di questa terra, di farlo pensando alla speranza che vive nei cuori dei tanti che ci abitano e, percorrendone le strade, provano ogni giorno a costruire bellezza e un futuro diverso"
La lettera aperta di Daniela Marcone 
Gli antichi parlavano di redde rationem, la resa dei conti.
I risultati di un forte impegno sul territorio foggiano da parte della "Squadra Stato" negli ultimi anni, sono sempre più evidenti. Vicende gravissime, situazioni e nomi che operavano nell'ombra, non certo per il bene della comunità, vengono messi in luce e riempiono le pagine delle testate giornalistiche locali e non.
La sensazione forte che provo è che vedremo e conosceremo molte altre verità e le parole mafia e mafiosità assumeranno contorni sempre più delineati. Queste verità, come cittadina e figlia di Francesco Marcone, un uomo (dello Stato) che nella città di Foggia è stato ucciso nel portone della sua casa ormai quasi venticinque anni fa, le ho chieste per molto tempo, con altri attivisti, volontari aderenti alla rete di Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie), convinta che conoscere i nomi di chi detiene realmente il potere nella mia terra, potesse in qualche modo contribuire a chiarire la vicenda dell'uccisione di mio padre e di altre vittime, uccise prima e dopo di lui. 
Quante volte mi sono sentita chiedere il motivo per cui sono rimasta a Foggia. Certamente non è semplice vivere in una realtà così problematica, in cui spesso il puzzo di mafia è diventato insopportabile. Eppure in tanti abbiamo scelto volontariamente di restare e resistere, provando a fare rete e chiedendo interventi molteplici per un territorio così complesso.
Nel 2018 Libera ha organizzato a Foggia l'annuale iniziativa del 21 marzo, la Giornata della Memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Nella piazza principale di Foggia eravamo in 40.000, nonostante il tempo inclemente spazzasse via gli ombrelli ma non la nostra volontà di esserci, di mostrarci a testa alta come coloro che abitano quei luoghi. Oggi non posso che riportare alla mente, ed al cuore, quelle immagini, e continuare a raccontare il mio territorio come faccio da vent'anni. 
Foggia e la sua grande provincia, una delle più estese d'Italia, non ha bisogno di essere "narrata" nel modo sbagliato, non serve a nessuno. Non serve in questi tempi in cui le notizie di nuove operazioni delle forze dell'ordine ci aiutano a comprendere, a collegare gli eventi e sentiamo, finalmente, che la verità può tornare a camminare per le strade delle nostre citta, la verità che rende liberi e permette di vivere senza paure. Una verità che, ne sono convinta, porterà tanti a trovare il coraggio della denuncia e, me lo auguro fortemente, indurrà chi ha profondamente sbagliato a collaborare, a contribuire al cambiamento per ritrovare la dignità di cittadino. 
La mia comunità ha bisogno di tornare a guardare un orizzonte diverso e in questo va aiutata, supportata, narrata mettendo in luce positività e capacità di resilienza di chi ha continuato a fare la sua parte. 
L'ho fatta lunga, lo so, e la chiudo qui chiedendo a chi può scrivere e parlare di questa terra, di farlo pensando alla speranza che vive nei cuori dei tanti che ci abitano e percorrendone le strade, provano ogni giorno a costruire bellezza e un futuro diverso.

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