Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

L'incubo durato due anni di D'Auria, l'imprenditore che ha denunciato la mafia foggiana: "200mila euro o ti ammocchiamo"

L'antiracket plaude a Lazzaro d’Auria, che ieri in aula non si è sottratto alle domande, "nonostante i tanti coinvolgimenti emotivi nel racconto delle minacce subite e della sua paura, il tutto mentre a poca distanza da lui vi era l’imputato al centro delle sue accuse”

La federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane plaude al coraggio di Lazzaro D’Auria, che ieri si è presentato in aula per testimoniare contro coloro che per due lunghi anni - dal 2015 al 2017 - provarono in tutti i modi ad estorcergli del denaro, fino a chiedergli 200mila euro altrimenti "ti ammocchiamo”.

Nella Capitanata "gallina dalle uova d'oro" ma vessata dalla criminalità, l'imprenditore si è trovato ad un bivio: cedere al ricatto della mafia oppure garantire un futuro alle famiglie dei suoi dipendenti. A scegliere la strada della legalità e del coraggio, hanno inciso il senso di responsabilità nei confronti dei suoi ottanta dipendenti e il moto di orgoglio verso quello che aveva costruito in trent'anni di lavoro: "Non potevo mandare tutto all’aria per una piccola fascia delinquenziale, seppure pericolosa e cattiva. Così mi sono ravveduto e ho denunciato tutto ai carabinieri" diceva D'Auria nell'aprile scorso ai microfoni del nostro quotidiano.

Ieri il titolare della cooperativa non si è sottratto alle domande, “nonostante i tanti coinvolgimenti emotivi nel racconto delle minacce subite e della sua paura, il tutto mentre a poca distanza da lui vi era l’imputato al centro delle sue accuse” scrive l’associazione: “In quell’aula Lazzaro D’Auria però non era solo, con lui c’era il vero movimento antiracket che non lascia isolato nessuno, con una delegazione Fai arrivata persino da Vieste proprio per sostenerlo nella sua battaglia". La Fai confida nella società civile foggiana "affinché sia sempre più determinata a squarciare il velo di omertà che dà forza alla mafia"

Costituitosi parte civile in tutti i processi - “questo mi dà forza, non ci si può fermare alla sola denuncia” - in un'intervista rilasciata a Foggiatoday D'Auria aveva ripercorso quei due anni da incubo: “La situazione è precipitata negli anni 2015-2016 dopo l’acquisto di un lotto di terreni a Borgo Incoronata. Fu un investimento importante che ci mise sotto i riflettori e i boss alzarono la posta in gioco: pretendevano 200mila euro”

"Duecentomila euro o ti ammocchiamo"

Due persone si erano recati nella sua città di residenza per invitarlo a ritirarsi dall'acquisto di circa 200 ettari di terreni in agro di Foggia, o, in alternativa, a versare la somma di 200mila euro, corrispondente a quella che avrebbero poi versato gli occupanti abusivi dei terreni.

Un mese dopo, a cavallo tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio, uno dei due malviventi gli aveva chiesto un incontro in un bar della città per parlare appunto dei terreni. Incontro che era poi proseguito in un appartamento del quartiere Candelaro dove un altro soggetto gli aveva riformulato la medesima richiesta, minacciandolo, in caso contrario, di morte.

A fronte del diniego della persona offesa - che evidentemente spaventato - in alternativa ai termini della tentata estorsione, aveva proposto l'assunzione di alcuni appartenenti al sodalizio. Uno dei malavitosi aveva respinto la proposta e lo aveva messo in guardia nel caso in cui si fosse opposto, sostenendo che avrebbe riferito dell'accaduto al gruppo di cui faceva parte, ovvero i Sinesi-Francavilla-Moretti.

Due mesi dopo, tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, quattro persone - tra cui Rocco Moretti, Francesco Tizzano e due donne - lo avevano fermato all'uscita dalla filiale di una banca del capoluogo dauno,

Tizzano, dopo aver rappresentato il disinteresse del sodalizio in merito alle eventuali assunzioni, aveva chiesto di accelerare i tempi rispetto al versamento della somma richiesta e di versare quanto prima un anticipo pari a 50mila euro. 

Sembrava che i criminali si fossero arresi, e invece no. A metà giugno di quello stesso anno, tre soggetti  - mentre la persona offesa si stava recando a Foggia per entrare in possesso dei circa 200 ettari di terreno da poco acquistati - lo avevano affiancato con l'autovettura e costretto a fermarsi sotto la minaccia delle armi. Uno dei tre gli aveva puntato la pistola alla tempia minacciando che gli avrebbe incendiato le proprietà e poi sparato: "Hai capito cosa ti abbiamo detto". Un altro lo aveva colpito con uno schiaffo e rotto gli occhiali: "Tu non devi andare a Foggia perché i terreni non sono i tuoi". 

Nel maggio 2017 l'ennesimo grave episodio, questa volta alla luce del giorno, lungo la zona pedonale del capoluogo dauno: avvicinato da due soggetti, aveva ricevuto un altro duro avvertimento: "O paghi o ti ammocchiamo". 

E ancora, il 26 luglio, due soggetti a bordo di un furgone e una autovettura, travisati in volto e armati di kalashnikov e pistola - erano scesi dai mezzi informandolo che essersi munito di una auto blindata non sarebbe stato sufficiente a salvargli la vita.

Verso la fine della estate, il 17 settembre, due persone avevano intimato a uno dei dipendenti di comunicare al titolare la necessità di preparare un acconto.

Il 29 dello stesso mese uno dei correi aveva intercettato e bloccato l'auto del nipote della vittima lungo la Statale 16: "Fatti la valigia e vattene a casa, non abbiamo paura di uccidere le guardie e tuo zio insieme a loro. Vi incendiamo tutte le aziende che avete"

L'ultimo episodio risale al 10 ottobre, quando tre persone a bordo di una Audi A3 Sportback, avevano costretto un dipendente della azienda ad accostare: "Ma tu sei di Napoli, perché non tene ritorni a Napoli".

A fronte della risposta del dipendente, che sosteneva di non conoscerli, aggiunsero: "Ma tu lavori per ......". A risposta affermativa gli avevano consigliato di tornare a Napoli, "che è meglio anche per te", il tutto mentre uno dei tre stava impugnando un fucile a canne mozze.

Per questo motivo - così come emerge dalle carte dell'operazione Decima Azione - Francesco Tizzano è stato arrestato per tentata estorsione aggravata e continuata in concorso con Rocco Moretti, Domenico Valentini, Giuseppe Lapiccirella, Carmine Delli Calici e Giovanni Putignano, perché, previa concertazione comune a monte, in concorso morale e materiale tra loro e con altri soggetti, agendo il Moretti anche quale mandante e comunque rafforzatore dell'altrui disegno criminoso ed il Valentini, Tizzano, Lapiccirella, Delli Calici e Putignano quali esecutori materiali, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, con minacce e violenze, compivano atti idonei, diretti in modo non equivoco a costringere il gestore della cooperativa a versare la somma di 200mila euro e a procurarsi un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa, non riuscendo nell'intento per cause indipendenti dalla propria volontà e, in particolare, per gli espedienti utilizzati dalla persona offesa per posticipare il versamento della somma.

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