La Sanità degli annunci e delle inchieste. Tra sprechi e piani di rientro

Vendola elenca i siti dove sorgeranno i nuovi nosocomi: Bat, Bari, direttrice Bari-Brindisi, Tarantino e Grande Salento. Ancora una volta la Capitanata resta fuori. Il disappunto dei consiglieri foggiani d'opposizione.

Reparto ospedaliero

 

IL GRANDE ANNUNCIO: 5 NUOVI OSPEDALI -  5 nuovi maxiospedali in Puglia, opere avveniristiche, tecnologiche, di dimensioni medio-grandi, dai 350 ai 700 posti letto. Costo totale delle opere 522 milioni di euro. Per ora un grande annuncio del ticket Vendola-Attolini, che arriva - fanno notare i più maligni - contestualmente all'avvio della fase due dei tagli del piano di rientro sanitario della Regione Puglia. "Un'operazione mediatica per distogliere l'attenzione dei pugliesi dal fallimento della politica sanitaria vendoliana" - secondo il Pdl - “perché manca ancora la firma agli accordi di programma col Ministero necessari per accedere ai fondi di edilizia sanitaria ex art.20 il cui termine ultimo è il 30 giugno. E il 30 giugno è oggi”, fa notare il capogruppo azzurro, Rocco Palese che ricorda come il governo abbia già impegnato negli anni quasi 400milioni di euro di quei fondi per interventi su strutture oggi chiuse e commenta amaro: “Anche questa volta non c’è di che sperare”.

Ma il governo tira dritto Vendola elenca i siti: sorgeranno nella Bat, a Bari, lungo la direttrice Bari-Brindisi, un altro nel tarantino, il quinto toccherà al Grande Salento. Manco a dirlo, anche questa volta la Capitanata resta fuori. "Un nuovo schiaffo" provano a denunciare i consiglieri foggiani d'opposizione, Gatta, Tarquinio, Damone, De Leonardis. Dalla maggioranza, invece, silenzio tombale, imbarazzante ed imbarazzato. Si fa forza Dino Marino che, sfruttando - tardivamente - il suo ruolo di presidente della commissione sanità, chiama a rapporto Attolini il prossimo 10 luglio. Più incisivo Caracciolo, altro esponente democratico, che mette sul piatto tutte le incompiute in materia di edilizia sanitaria e pretende che siano prima messe in atto le tanto attese riconversioni degli ospedali dismessi e che dovrebbe potenziare i servizi territoriali, vero asse portante della nuova politica sanitaria annunciata da Vendola. Ma anche qui i ritardi si cumulano e il malato attende.

IL PIANO DI RIENTRO - Meno 2200 posti letto in tutta la Puglia con la chiusura di 22 ospedali e il ridimensionamento dei punti nascita; reintroduzione del ticket sulla ricetta, blocco del turn over per 3 anni, stretta sulla farmaceutica e razionalizzazione delle spese (e degli sprechi). Il piano di rientro della Regione per risanare un deficit di 450 milioni di euro entro dicembre 2012 è una mannaia pesantissima per la sanità pugliese. La Capitanata soffre. Quasi 300 posti letto in meno con la prima fase dei tagli. Un altro centinaio con quella in arrivo. E parliamo solo del pubblico. A breve toccherà ai privati. Già dismessi gli ospedali di Torremaggiore, San Marco in Lamis e Monte S.Angelo, ora traballa anche Lucera: ridotto a 71 posti letto (70 è il tetto minimo per sopravvivere) con la chiusura di cardiologia, utic e punto nascita, l’ospedale Lastaria sembra condannato a morte certa, già l’anno prossimo. “Plesso del Masselli Mascia" di San Severo la denominazione già assunta.

LA SANITA’ DEL FUTURO, TRA ANNUNCI E MANCATE RICONVERSIONI - "Il futuro è il famoso quadrilatero Foggia-Cerignola-Manfredonia-San Giovanni Rotondo" si lasciò scappare in tempi non sospetti il predecessore di Attolini, l'ex titolare regionale delle politiche sanitarie Tommaso Fiore. Profetico. O semplicemente consapevole. "I ricoveri sono troppi ed inappropriati. Bisogna favorire la deospedalizzazione. Ma il territorio non resterà sguarnito" la promessa, "perché a rispondere alla domanda di salute provvederà una fitta e capillare rete di servizi territoriali (poliambulatori, case della salute, rsa, hospice, centri di riabilitazione, centri per l'autismo, moduli per patologie degenerative...)". A cominciare dagli ospedali chiusi, che verranno riconvertiti. si disse. Anzi, si scrisse. Era il 6 marzo 2011 quando la triade chiamata a sacrificarsi sull'altare del contenimento dei costi chiuse i battenti. Oggi, a distanza di un anno e mezzo, della tanto decantata operazione di riconversione c'è molto poco. Di recente è entrato a regime l’hospice previsto a Torremaggiore, due rsa, a San Marco e Monte S.Angelo, oltre ai punti di primo intervento e qualche servizio di specialistica ambulatoriale. I protocolli sottoscritti erano molto più corposi. “Stiamo lavorando” replica il neodirettore dell’Asl di Foggia, Attilio Manfrini.

I VIAGGI OLTREREGIONE - Le liste d’attesa sono nel frattempo diventate esplosive. E chi non può attendere, o paga di tasca propria o va a curarsi fuori regione. A carico dell’Asl, naturalmente. La mobilità passiva resta il vero buco nero del bilancio sanitario pugliese. 175milioni di euro nel 2010. 173 nel 2011. Due milioni di euro in meno, certo, qualcosa si è fatto. Ma comunque una cifra da capogiro che basterebbe, da sola, a colmare la restante parte del deficit sanitario (150 milioni di euro quelli formalmente acclarati). Si riprende a viaggiare, anche per prestazioni di bassa complessità che sono quelle che maggiormente preoccupano l’assessore Attolini che ha incontrato l’Agenas per fare il punto e studiare politiche di contenimento.

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GLI SPRECHI - Nel frattempo la commissione che avrebbe dovuto scandagliare i bilanci di ogni Asl per individuare e rimuovere gli sprechi non ha prodotto grandi risultati. Forse nessuno (i tempi della politica, si sa, non coincidono mai con quelli del paese reale). Al suo posto, però, lavora la magistratura. Noti gli scandali nella sanità pugliese che stando alzando il velo su sprechi, malaffare e clientelismo. Le ultime all’Asl di Foggia raccontano di truffe milionarie al sistema sanitario regionale grazie alla connivenza di compiacenti funzionari. La giustizia sta facendo il suo corso, naturalmente, con i suoi tempi. Ma quelli del diritto alla salute sono altri, più rapidi. E allora non ci sono parole per chiedere all’utente risparmio e sacrificio. Anche se la politica trova pure quelle. 

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