Il giorno dopo l’asta deserta: quale futuro per le Isole Tremiti?

Il Codacons ha chiesto alla Procura di procedere al sequestro del bando. Introna: "Il partito del cemento è sconfitto". Fai: ""Desistere, non importa se già edificabile in base a vecchi piani"

Le Isole Tremiti non si toccano. Non si costruisce e non si trivella. Almeno per ora.

La notizia che alle 13 di ieri l'asta sull’acquisto dei terreni delle isole San Nicola e San Domino è andata deserta, è stata accolta con estrema soddisfazione dagli organi istituzionali della Regione Puglia, del Codacons, del Parco Nazionale del Gargano e dalle associazioni ambientaliste.

L’assessore Angela Barbanente ha ricordato che quell'area "é destinata ad edilizia residenziale pubblica e per legge la vendita avrebbe poi comportato l'esproprio di quei terreni per poter fare alloggi di edilizia residenziale pubblica".

Un meccanismo che fa sorridere e rabbrividire allo stesso tempo. Un escamotage che ha bisogno di chiarezza  e per il quale il Codacons ha anche chiesto alla Procura "di procedere al sequestro del bando gara per l'alienazione dei beni relativi ai quattro ettari delle Isole San Domino e San Nicola e del Piano di edilizia economica e popolare delle isole Diomedee".

Non finisce qui. La vicenda rischia di finire persino nelle aule dei Tribunali. Certo è che il prossimo consiglio comunale che si formerà all’indomani delle elezioni del 6 e 7 maggio dovrà confrontarsi con la Regione Puglia per valutare i percorsi idonei a ristabilire il rispetto delle regole che un Piano di edilizia popolare prevede.

Questa mattina Introna è stato chiaro: “Il governo regionale deve mantenere una vigilanza molto alta, perché un territorio di eccezionale valore paesaggistico e turistico venga sottratto al rischio di una cementificazione incompatibile con la difesa dei contenuti ecoambientali di straordinario pregio delle nostre bellissime e frequentatissime isole". Non è sembrato vantaggioso acquisire terreni destinati ad edilizia popolare e quindi assoggettabili ad esproprio per pubblica utilità: "Questa volta il partito del cemento è sconfitto, anche gli eventuali speculatori hanno fatto marcia indietro", ha concluso il presidente del consiglio di via Capruzzi.

Ci va giù duro anche il Codacons: “L’equilibrio su cui l'asta nasce è fragilissimo essendo in gioco da un lato le esigenze di cassa e di ripianamento del deficit pubblico, dall'altro la tutela di isole affascinanti e perennemente minacciate da trivellazioni petrolifere o speculazioni edilizie. In molti denunciano il rischio di un probabile cambio di destinazione d'uso dei terreni e che, se così fosse, permetterebbe ai futuri acquirenti di potervi costruire alberghi, villaggi turistici e strutture ricettive. Ma, soprattutto, serve costruire case popolari in un'isola abitata, al netto dei residenti, da poco più di 200 persone? E' giusto immaginare il rischio di un cambio di destinazione d'uso dei terreni? Da tale quadro emerge la necessità dell'intervento dell'autorità procedente per fare immediatamente luce e chiarezza sulla vicenda, poiché accertati i fatti e le eventuali responsabilità si potrebbero configurare, diverse fattispecie penalmente rilevanti come il reato di rifiuto di atti d'ufficio, omissione e abuso d'ufficio, oltre ai reati di omesso controllo e vigilanza e manovre speculative".

Il presidente del Parco Nazionale del Gargano, l’avv. Stefano Pecorella, ha inoltrato un cominciato a mezzo stampa in cui sostiene che “Quanto a Tremiti, oggetto di continui attacchi speculativi esterni auspico - conclude Pecorella - che si risolva il problema legato alle esigenze abitative dei residenti, principalmente dei giovani e, ci adopereremo per trovare una soluzione che rispetti l'importante valenza naturalistica delle Diomedee nell'ottica di una loro tutela, conservazione e valorizzazione ambientale che rappresenta l'unica concreta possibilità di sviluppo economico delle cinque isole".

Desistere dall'idea di vendere terra pubblica "in quel santuario della natura nel mare Adriatico" che sono le Isole Tremiti, "non importa se già edificabile in base a vecchi piani": è quanto chiedono il presidente regionale della Puglia del Fai, Dino Borri, e il capo delegazione del Fai Foggia, Marialuisa D'Ippolito.

Per il Fondo Ambiente Italiano, vendere terra pubblica "equivale in realtà oggi, in una fase in cui lo sviluppo locale più promettente guarda alle bioregioni e ai loro vantaggi competitivi, a segare il ramo dell'albero su cui si è seduti, a vendere 'gioielli di famiglia'. Si tratterebbe - concludono - di una soluzione sbrigativa e diseducativa, capace di fuorviare altri e in definitiva di recare un grave danno a risorse fondamentali della Puglia e dell'Italia".


 

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