Voltò le spalle alla 'Società': "Oggi i più pericolosi sono i 'cani sciolti". Niro a commercianti e cittadini: "Collaborate"

A FoggiaToday, l'appello di Antonio Niro:"Bisogna superare quella paura che fino ad oggi ha alimentato la criminalità. Oggi lo Stato c'è e non abbandona nessuno. Lo posso garantire io, che l’ho vissuto sulla mia pelle"

Immagine di repertorio

Seppure a distanza di migliaia di chilometri, con un nuovo nome e una nuova vita, Antonio Niro continua a seguire le sorti di Foggia e della Capitanata. Lo fa attraverso i giornali e i quotidiani online, che ogni giorno raccontano del braccio di ferro Stato-Mafia, che in città è diventato una vera e proprio guerra a colpi di agguati, danneggiamenti e bombe.

Niro è un ex collaboratore di giustizia. Tredici anni fa, voltò le spalle alla Società Foggiana, che gli aveva ordinato di uccidere l’allora sostituto procuratore Giuseppe Gatti. Dopo giorni di appostamenti e pedinamenti, con l’arma carica e pronta all’uso, l’uomo, oggi 50enne, si tirò indietro e iniziò un percorso di collaborazione con la giustizia che gli costò minacce, vari agguati falliti e anche un tentativo di rapimento. “Ma non mi sono mai pentito della scelta che ho fatto”, precisa a FoggiaToday.

Chi è Antonio Niro

Niro, seppure a distanza, sta seguendo quello che sta succedendo negli ultimi tempi in provincia di Foggia?

Sì. Ed è tutto riconducibile alla mafia foggiana. Ma quelli che stanno operando oggi sono “cani sciolti”, dietro ai quali non c’è una regia precisa, qualcuno che possa controllare la situazione. Oggi anche un ladro di galline cerca di approfittarne, sperando di avere un proprio tornaconto.

Ultimamente, però, la magistratura e le forze di polizia hanno usato la mano pesante, mettendo a segno operazioni importanti che, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno di fatto decimato i clan.

Si, ma restano quelli che definisco “cani sciolti”, che sono i più pericolosi. Ovvero gente che non sa nemmeno tenere una pistola in mano e che potrebbe fare molti danni.

Si riferisce alla “manovalanza criminale” più giovane e sfrontata.

Esatto. Giovane e inesperta. Ed è un male da estirpare subito, prima che qualcuno passi un guaio. E ci rimetta la vita un innocente…

La procura legge questa recente recrudescenza come un segnale di debolezza della criminalità, e i cittadini iniziano a collaborare. Insomma, quel velo di omertà che di fatto ha sempre protetto la malavita inizia a squarciarsi…

Speriamo di smollarlo proprio ‘sto velo. Capisco che la gente sia scettica e non ha fiducia. Io posso comprenderla ma non posso giustificarla: c’è la procura, dove ognuno può mettere nero su bianco quello che sa, ha visto o ha subìto. Anche in forma anonima. Ci sono i giornali che possono raccogliere testimonianze. Ci sono le associazioni (ho avuto modo di conoscere quella intitolata a Giovanni Panunzio che è una realtà valida, fatta di persone serie) che possono fare da tramite con le forze di polizia. Oggi come oggi, lo Stato c’è e non abbandona nessuno. Lo posso garantire io, che l’ho vissuto sulla mia pelle, sulla mia vita che non è stata certo una passeggiata.

Un vero e proprio invito a collaborare, quindi.

Assolutamente. E le dirò di più: io quel che ho fatto l’ho pagato fino alla fine, per mia disgrazia. Ma oggi sono libero, con la coscienza e con tutto il resto. Non devo nulla a nessuno e nessuno deve nulla a me. Nemmeno il famoso pm dell’epoca.

Precisamente a cosa si riferisce?

Ho scontato fino all’ultimo giorno di carcere, senza sconti né benefici. Quelli ci sono su una certa entità di omicidi, non ti danno l’ergastolo ma ti becchi 25 anni. Io l’omicidio non l’ho commesso (e di questo mi sento sollevato), ma ho scontato tutti i reati del 416 bis, fino all’ultimo giorno.

Oggi che vita fa?

Mi sono inserito in un contesto sociale in cui lavoro, ho un contratto a tempo indeterminato, e lavoro per una azienda che mi stima e mi apprezza per il lavoro che svolgo. Non ho la scorta e non la voglio. Voglio essere libero di muovermi con mia moglie e i miei figli tranquillamente e in incognito. Faccio una vita regolare, ma devo cambiare spesso auto e percorsi. Continuo a fare molta attenzione: questa mafia, di cui in molti fino a poco tempo fa non volevano nemmeno parlare, è pericolosa. E oggi lo sappiamo tutti.

Quindi a chi si rivolge oggi?

Agli imprenditori, ai commercianti ai cittadini affinché inizino a collaborare con la giustizia. Ma anche ai “picciotti”, a questi giovani che si credono già gangster: non fate questo errore, non vi impelagate altrimenti prima o poi sarete i morti che restano a galla. Possono fare anche 10 omicidi, ma arriverà il momento che seppelliranno anche loro. E succederà per mano di chi gli ha dato l’ordine di premere il grilletto. Funziona così.

E’ la seconda volta che interviene sulle colonne di FoggiaToday per commentare la realtà foggiana. Dopo gli attentati subìti, non ha paura di esporsi, che qualcuno possa venire nuovamente a cercarla?

Sono già venuti più volte dopo il cambio di identità e il pasticcio dei miei dati diffusi per errore. Ma dove sono adesso sono abbastanza tutelato.

Quindi, per lei, questo è il momento giusto per il colpo di grazia alla mafia?

Sì. Ma per farlo bisogna superare quella paura che fino ad oggi ha alimentato la criminalità. Oggi abbiamo una Procura che funziona bene e un valido schieramento di forze dell’ordine che non sono della zona (e che non possono avere condizionamenti ambientali): diamo modo a queste persone di lavorare bene, contribuendo con una collaborazione. Anche anonima.

Le manca Foggia?

Sì, mi manca la mia terra, mi mancano i miei spazi affettivi anche se adesso si riducono ad un loculo di cimitero. Ma è una cosa che si mette in conto prima che si inizia un certo cammino...

Se potesse tornare indietro?

Tornerei a collaborare. E’ l’unica strada per tornare ad una vita tranquilla e leale con sé stesso, con la famiglia e con la gente comune.

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Che Foggia venga ripulita, che gli imprenditori tornino a investire e ad offrire posti di lavoro.  Che la gente non venga mai più taglieggiata. E mi auguro che i giudici possano presto infliggere condanne esemplari per far capire che è finito il tempo di giocare.

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