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Martedì, 18 Giugno 2024

Il "regalo" da 20mila euro a Lerario. Imprenditore alla moglie: "Ho dato la manzetta, ho dato la mazzetta"

L'incontro con Mario Lerario al mercato dei fiori di Terlizzi e l'intercettazione tra Donato Mottola, imprenditore di Noci, e la moglie: "Ho dato la manzetta, ho dato la mazzetta, ho dato tutto". Le carte dell'inchiesta

Donato Mottola - rappresentante legale della Dmeco Engineering srl con sede a Gioia del Colle raggiunto dalla misura cautelare dei domiciliari nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex responsabile della sezione regionale della Protezione Civile – aveva rapporti continuativi con la protezione civile e rapporti di natura economica in essere anche con Luca Leccese, l’imprenditore di Foggia finito anch’egli ai domiciliari per aver consegnato una ‘bustarella’ con dentro 10mila euro a Mario Antonio Lerario (leggi i dettagli).

Dal mese di settembre 2020 all’agosto 2021, la protezione civile gli aveva affidato una serie di appalti riguardanti tutti la stessa tipologia di lavori. Secondo il Gip “emerge una fitta rete di rapporti con Lerario, aventi ad oggetto anche agevolazioni per l’ottenimento di certificazioni a mezzo di interventi su responsabili della protezione civile operati dallo stesso Lerario”.

La "irrefrenabile capacità a delinquere di Lerario"

Infatti, da una conversazione captata nell’ufficio della Regione Puglia il 21 ottobre, gli inquirenti hanno constatato che l’imprenditore di Noci era interessato ad ottenere una Certificazione di Esecuzione dei Lavori per poter ottenere il finanziamento Soa, il cui possesso, evidentemente, avrebbe incrementato di molto il valore della sua azienda e dato la possibilità di partecipare ad appalti altamente remunerativi.

Mottola avrebbe richiesto la certificazione al funzionario preposto al suo rilascio, “che in prima istanza sembrava negarne l’emissione”. A quel punto, “per ovviare all’inconveniente ed ottenere il documento da lui preteso” si era rivolto a Lerario il quale – si legge - “esercitava pressioni” sulla dipendente “convocandola nel suo ufficio alla presenza di Mottola”. Poi, nel corso dell’incontro, “la convinceva a dare corso al rilascio della certificazione”.

Effettivamente risulterà che il 12 novembre, a un suo collaboratore Mottola confermerà di aver ottenuto la certificazione Soa, un “regalo” fatto dal “dottore”. Anche in quella circostanza l’imprenditore ribadì la grande importanza ed il conseguente alto valore di quella certificazione per la sua azienda.

Il 17 dicembre Lerario chiama Mottola e lo informa che il 21 si sarebbe recato dalle sue parti per una cena di lavoro. Gli dice che se lui fosse stato in zona avrebbe voluto salutarlo. “Per forza” prima di Natale “che io poi ho pronto…ci dobbiamo vedere per forza” la risposta di Mottola. Il giorno successivo l’allora capo della protezione civile, lo richiama comunicandogli che “la cosa di Terlizzi si è concretizzata” aggiungendo, in riferimento al giorno prima, “pensavo che venissi”.

L’imprenditore di Noci “immediatamente con tono di scusa si giustificava dicendo che si trovava con moglie e figlio ma, dopo aver precisato che ha il “coso”, rimandava l’appuntamento per i giorni successivi (domani o dopodomani)". L’ex dirigente della protezione civile conferma di essere disponibile il giorno seguente, “prima” di andare in ufficio.

Qualche ora dopo, alle 19.15, Mottola ricontatta Lerario al telefono, lo informa di trovarsi a Barletta e lo invita a passare per lasciargli il “vino”. Lerario gli propone di raggiungerlo al mercato dei fiori di Terlizzi. Alle 20.19, Mottola chiama la moglie e le riferisce di aver preso della carne da consegnare a Lerario, “una da due chili e mezzo”. Alle 21.03, la richiama. “Fatto tutto, ho dato la manzetta, ho dato la mazzetta, ho dato tutte cose”. La moglie: “Tutti felici e contenti, va bene. Chist so l’ove!” che – si legge nelle carte della inchiesta – “sta ad indicare rassegnazione, “questo è il mondo”.

Il 23 dicembre il pm procede all’interrogatorio di Donato Mottola, il quale, “dopo una reticenza iniziale”, conferma di aver consegnato una somma di denaro pari a 20mila euro in banconote da 50 euro, di sua iniziativa e per fare “un regalo” a Lerario - che non gli avrebbe chiesto nulla - “per ringraziarlo dei lavori che gli erano stati affidati” e per un altro favore. All’udienza di convalida del 26 dicembre Lerario dichiarerà di non aver mai chiesto nulla e che l’iniziativa, come nel caso di Leccese, era partita dall’imprenditore. Durante la perquisizione compiuta nell’abitazione di Lerario, nella camera da letto, in una scatola di colore rosso, sono stati rinvenuti 2600 euro composti da 52 banconote da 50 euro. Dentro a un comodino un’altra di 5350 euro, sempre da banconote da 50 euro. All’interno della cassaforte altri 11mila euro nascosti in una scatola di legno.

Secondo il gip Anna Perrelli, invece, “è superfluo evidenziare come a fronte del dato evidente rappresentato dalla cessione della busta contenente la somma di 10mila euro da parte di Leccese e della “mazzetta” di 20mila euro da parte di Mottola, sia del tutto fantasioso ritenere che non ci fosse un preventivo accordo tra Lerario e gli imprenditori stessi: sia in ragione dell’importo delle somme, sia in ragione delle modalità di consegna, sia perché nessuna reazione a tali condotte delittuose commesse dai privati imprenditori è stata registrata da parte di Lerario, come sarebbe legittimo aspettarsi da parte di chi, consapevole del ruolo rivestito e della delicatezza delle proprie funzioni, si ritrovi, a distanza di meno di ventiquattro ore, destinatario di regalie ammontanti a ben 30mila euro”.

Per il giudice delle indagini preliminari, “è evidente l’esistenza di un rapporto privilegiato tra il pubblico ufficiale e gli imprenditori coinvolti, un’attività di favore e di cura da parte dello stesso degli interessi economici privati in cambio di un proprio tornaconto personale. Rapporto privilegiato di cui erano pienamente consapevoli tutti gli attori di questa vicenda come confermato, indirettamente, proprio dalla preoccupazione mostrata dal Leccese per il cambio di ufficio di Lerario alla fine di ottobre”.

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