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La rapina al 'Gocce di caffè'

La rapina al 'Gocce di caffè'

Le intercettazioni choc sulla morte di Traiano. "E' capitato, si sbaglia nella vita"

Intercettazioni, percorsi e fotografie che incastrerebbero i cinque giovanissimi individuati dalla polizia e arrestato per la violenta rapina al bar 'Gocce di Caffè' che è costata la vita al titolare Francesco Traiano

Molti sapevano. Tanti volevano sapere. Nessuno ha parlato. Eppure i nomi di chi “aveva fatto il dammaggio” - ovvero provocato la morte di Francesco Traiano, ucciso a seguito di una violenta rapina - girano da tempo in alcune cerchi ristrette, ma anche tra i banchi del ‘Mercato Rosati’, dove lo zio di uno degli indagati ha un banco di frutta e verdura.

“Chi ha fatto il dammaggio?” chiede con leggerezza la madre di uno degli arrestati, senza scomporsi più di tanto dinanzi alla risposta. L’atteggiamento omertoso che ha denunciato pubblicamente il questore Paolo Sirna prende forma e sostanza nelle pieghe dell’indagine che ha portato all’arresto dei cinque giovanissimi accusati a vario titolo della rapina e dell’omicidio (o concorso anomalo nello stesso) di Traiano. Si tratta di cinque giovanissimi, uno dei quali (quello che ha scagliato i fendenti) addirittura minorenne. Gli altri hanno preso parte, secondo l’accusa, tanto al piano quanto al progetto rapina, poi sfociato in omicidio. Si tratta di Antonio Bernardo, 24 anni, Christian Consalvo e Antonio Tufo di 21 e Simone Pio Amorico di 22 (l’unico sottoposto ai domiciliari e con una posizione subalterna al gruppo).

“SI SBAGLIA NELLA VITA” | Le intercettazioni telefoniche o ambientali captate agli arrestati non lasciano dubbi alle interpretazioni: “E’ capitato... si sbaglia nella vita", si mette agli atti tra le varie captazioni, liquidando il tutto ad un mero errore.

E giù con conversazioni improntate su valutazioni di tipo tecnico-giuridico circa eventuali pene da comminare tra chi ha preso parte al commando e chi ha fornito collaborazione (Simone Amorico, l’unico del gruppo sottoposto ai domiciliari): “Per quei quattro cinque anni che ti devi fare per  quella stupidata che hai fatto... è innocente... si devono preoccupare gli altri mica lui... favoreggiamento viene a pagare lui... gli altri già tengono venti  anni  sulle spalle”. “Loro hanno fatto il dammaggio". "Pure in galera devi andare... favoreggiamento paghi quattro-cinque anni, non te la cantare se ti portano in galera".

CLIENTI ABITUALI DEL BAR | Due dei presunti rapinatori erano assidui frequentatori del bar. Habitué del luogo, conoscevano bene la zona, il titolare e i dipendenti dell’attività. Si tratta di Bernardo e Tufo, entrambi riconosciuti come “frequentatori del Gocce di Caffe" da Alfredo Traiano, nipote del gestore ucciso, visionando i filmati della videosorveglianza pia volte illustrati. A rendere loro, benché travisati, potenzialmente riconoscibili, vi era non solo la fisicità (altezza, corporatura…) ma soprattutto il loro modo di camminare, quell’andatura ‘molleggiata’ che caratterizza entrambi.  Un ulteriore elementi che si aggiunge alle risultanze tecniche ed investigative.

LE FOTO COL PASSAMONTAGNA | Schiaccianti, infine, le prove recuperate dai cellulari degli indagati. Non solo conversazioni e posizioni Gps, ma anche fotografie.

Nel cellulare di Consalvo, in particolare, è stata recuperata una fotografia scattata circa 50 minuti prima della rapina, nella quale si vede Bernardo (riconoscibile da un neo sul collo) con indosso il  passamontagna rosso corrispondente a quello abbinato (dalle videocamere) al rapinatore entrato per terzo nel locale.

Nella stessa immagine si scorge anche Tufo che, peraltro, si autoaccusa in una conversazione con Bernardo: "Se dico...sono io davanti alla porta...ti danno 30 anni").

AMORICO INCASTRATO O COMPLICE? | Il 22enne, come emerge dalle pagine dell’ordinanza firmata dal gip Dello Iacovo, entra in scena dopo il colpo, quando gli viene chiesto di recuperare i quattro del commando lungo la Foggia-Candela (dove è stata abbandonata l’auto usata per la rapina).

“Abbiamo avuto un guasto”, avrebbe motivato il minorenne, con il quale ha avuto la conversazione. Sembrerebbe quindi un favoreggiatore a sua insaputa, ma non la pensa così l’accusa che, “rileggendo gli elementi raccolti, lo promuove a vero e proprio concorrente (quanto meno morale) nella rapina al ‘Gocce di Caffe’, pur senza addebitargli la tragica deriva (da lui neppure astrattamente prevedibile) dell'accoltellamento mortale del gestore di quel locale”.

Questo perché, tra i vari elementi, “stando ai tabulati, era stato Amorico a chiamare per primo il minorenne dopo la rapina (e non viceversa); durante un tratto del tragitto di fuga dei rapinatori, gli inquirenti hanno registrato diverse anomalie (un tempo - 40 secondi -sovrabbondante rispetto allo spazio da coprire; un frame delle videoriprese che lascia intravedere solo due persone a bordo della Punto in fuga), dalle quali trae linfa l'ipotesi che durante quel tragitto due dei quattro malfattori siano scesi dal mezzo, e che dunque Amorico ha mentito quando ha raccontato di aver soccorso (sulla Foggia/Candela) quattro persone, vale a dire il suo amico 17enne e gli altri tre accompagnatori (Tufo, Bernardo e Consalvo)”, indicando di ciascuno l’abbigliamento sovrapponibile a quello utilizzato per la rapina.

Inoltre, lo stesso, “per sua stessa ammissione, non si a limitato a recuperare i suoi complici nel luogo di abbandono della Punto usata per la rapina, ma ha anche fornito ospitalità per un paio d'ore a Consalvo e, nella stessa serata, è tornato nel predetto luogo con Bernardo per dare alle fiamme l’autovettura; durante conversazioni (intercettate con il captatore informatico) intrattenute con la propria fidanzata e con Consalvo, Amorico si è dimostrato perfettamente a conoscenza dei dettagli della rapina”.

“COME TI POSSIAMO TOGLIERE DI MEZZO?” | In una conversazione intercettata tra Amorico e i suoi presunti complici,  Consalvo, preso dalla curiosità di sapere cosa gli hanno chiesto o fatto vedere, ad un certo punto della conversazione scolpisce la differenza tra il suo gruppo e Amorico: "Come dobbiamo far e a toglierti di mezzo?... Noi vogliamo pure toglierti", dice. L’altro risponde: "Lo sapete voi com'è che mi dovete togliere... Non è che ve lo devo dire io". "Com'è?", riprende Consalvo.  Amorico ribatte: "Io che sono venuto a fare là? Per quale motivo sono venuto? Perché sono venuto?". L’altro risponde: "Per aiutarci".

LA RICOSTRUZIONE DELLA RAPINA | La sequenza asettica ed oggettiva della rapina è "raccontata" dalle telecamere esterne ed interne dell'impianto di videosorveglianza del locale ‘Gocce di Caffe’. I fotogrammi estratti da quelle telecamere inquadrano quattro soggetti dal volto travisato arrivare in loco con una Fiat Punto (rubata la sera precedente) alle 14:10.

Come si legge nella ricostruzione del gip: “Uno dei 4 malviventi resta a bordo della vettura, gli altri tre irrompono nel locale in tempi separati; il primo ad entrare ha il volto travisato da passamontagna rosso, impugna una busta nera e resta in corrispondenza dell'ingresso del locale, da dove scaraventa un posacenere addosso ad un dipendente per dissuaderlo dal fare resistenza; il secondo ed il terzo (in ordine di ingresso) hanno anch'essi il volto travisato da passamontagna, impugnano rispettivamente un coltello e un'altra busta nera, raggiungono lo spazio dietro il bancone corrispondente a registratore di cassa (dove si trovano il povero Traiano e un'altra dipendente) e ingaggiano una colluttazione con Traiano per impossessarsi del contenuto della cassa. Nel corso di questa colluttazione, il rapinatore entrato per secondo (quello armato di coltello, con passamontagna a strisce orizzontali e colori alternati, e indossante un giubbotto blu-violetto) sferra una coltellata al volto del Traiano, proiettandolo contro il divisorio del bancone e provocandone la caduta rovinosa sul pavimento; non paghi di ciò, sia l'accoltellatore sia il complice che con lui occupava lo spazio dietro il bancone (che indossa un cappuccio verde e un passamontagna rosso) sferrano alcuni calci all'indirizzo del Traiano, e poi si impadroniscono di alcuni biglietti ‘gratta e vinci’ e del danaro (imprecisato) contenuto nel registratore di cassa. Alle 14:11 tutti e tre i rapinatori entrati nel locale risalgono a bordo della Punto dove li aspetta il quarto complice, e si dileguano”. 

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