Autista shock, passeggero insultato e minacciato: “Sto finocchio di merda, zitto o ti meno”

Claudio Botta, giornalista di Foggia, denuncia insulti e minacce da parte di un autista delle Ferrovie del Gargano sulla tratta Trinitapoli-Margherita di Savoia

Immagine d'archivio

Insulti e minacce shock su un autobus di Ferrovie del Gargano. A denunciare l’accaduto è Claudio Botta, giornalista di Foggia che il 30 ottobre era saluto a bordo dell’autobus che collega Trinitapoli a Margherita di Savoia per recarsi alle terme. Una domanda di troppo, stando a quanto riferisce Botta (che ha scritto anche alla direzione generale dell’azienda di trasporti), avrebbe scatenato la rabbia dell’autista.

Claudio Botta, il racconto del grave episodio

“Sono Carlo Claudio Botta, ho cinquantadue anni, sono un giornalista, lavoro a Bari presso la sede del Consiglio regionale e vivo a Foggia, dove sono nato.  Per motivi di salute lo scorso lunedì 30 ottobre ho iniziato un ciclo di inalazione ed aerosol presso le Terme di Margherita di Savoia (Bat).

Martedì pomeriggio alle ore 14 ero alla fermata principale della città di Trinitapoli, indicatami da passanti essendo la prima volta da quelle parti; fermata che non reca alcun cartello e nessuna indicazione né sugli orari, né sulle direzioni di marcia dei mezzi, per cui mi sono affidato ancora alle informazioni dei passanti e delle altre due persone in attesa. Intorno alle 14.10 è sopraggiunto un automezzo, con l’indicazione scorrevole relativa alle direzioni di viaggio (nel momento in cui è arrivato la località che dovevo raggiungere, Margherita di Savoia, non era indicata). Sono salito a bordo e prima di obliterare il biglietto mi sono rivolto all’autista, chiedendo con gentilezza se quel mezzo era diretto anche a Margherita di Savoia. L’autista, pur avendo sentito distintamente la mia domanda (ho un timbro di voce normale e non c’erano rumori e brusii che potessero disturbare, né lui era impegnato in altre conversazioni con persone o al cellulare), mi ha fissato senza guardarmi. Sono passati alcuni secondi, c’erano persone dietro me che dovevano salire, e ho ripetuto la domanda. Lui ha alzato lo sguardo in direzione del mio sguardo, e ha detto in dialetto che qui traduco in italiano: Non ha visto la scritta? Ho risposto che l’avevo vista, e non c’era la località che a me interessa e che non potevo rischiare di sbagliare mezzo (le terme il pomeriggio aprono solo per un’ora, dalle 15.30 alle 16.30). Mi ha detto ancora va a Margherita e ha scosso la testa.

Io ho obliterato il biglietto, gli ho detto grazie per l’educazione, comunque e mi sono diretto verso un posto libero tre file dopo. Mentre mi sedevo, l’ho visto attraverso lo specchietto retrovisore dell’automezzo e sentito pronunciare distintamente la frase “sto finocchio di merda” chiaramente indirizzata a me (stava guardando nella mia direzione). Preciso di essere eterosessuale (ma non cambia di una virgola la sostanza dell’ingiuria), che in quel giorno indossavo un comunissimo cappello di lana nero, un jeans nero, un piumino verde e che avevo una borsa nera lunga contenente il mio tablet e documenti vari: ma è una precisazione irrilevante che faccio per rimarcare l’ignoranza e il vergognoso comportamento del vostro dipendente, perché anche se fossi salito con una pelliccia e un look dichiaratamente femminile nessuno poteva e può insultare e fare apprezzamenti su chicchessia.

A voce alta allora gli ho detto che non poteva e non doveva permettersi di insultarmi. Lui si è alzato, ha contato le persone sedute nelle file anteriori (e non ho capito perché, francamente), e arrivato alla mia altezza mi ha messo una mano in faccia e detto (sempre in dialetto, che continuo a tradurre in italiano per facilitare la comprensione): se non stai zitto adesso ti meno pure! Gli ho detto di levarmi immediatamente le mani di dosso e ho chiamato con il mio smartphone il 113, raccontando nei dettagli quanto era accaduto e stava accadendo.

L’operatore mi ha passato la stazione dei Carabinieri di Margherita di Savoia, ho ripetuto ancora una volta quanto successo e mi hanno detto che avrebbero mandato una pattuglia alla fermata in città. L’autista intanto guidava a velocità sostenuta. Alla fermata c’era effettivamente una pattuglia, io sono sceso subito dall’automezzo, ho raccontato ancora una volta quanto accaduto, poi è sceso l’autista che si è diretto verso uno dei carabinieri salutandolo e stringendogli la mano. I due militari si sono limitati a registrare le rispettive generalità, e a mia precisa sollecitazione uno dei due ha risposto che non erano tenuti a fare altro,  che avevo 90 giorni di tempo per sporgere denuncia, e che comunque ci sarebbe stata ovviamente traccia delle mie chiamate e del loro intervento. Nessuno dei due carabinieri è salito sul mezzo. Non potendo conoscere le generalità di questo signore, ho fotografato la targa del mezzo per poter risalire alla sua identità, che è DE 924KZ.  Prima di andare via, l’autista guardando il pullman e davanti ai due carabinieri mi ha detto: hai visto la scritta ora? (In quel momento stava comparendo anche l’indicazione Margherita di Savoia).

Ho scritto la presente lettera, che girerò per conoscenza agli organi di informazione, per sapere se quanto accaduto è per voi normale e tollerabile. Se un passeggero in una fermata senza alcuna indicazione possa salire su un vostro automezzo, fare la più ovvia e stupida delle domande a cui si può rispondere con un semplice sì/no, e debba essere insultato, aggredito verbalmente e fisicamente da un vostro dipendente che in quel momento rappresenta tutta la vostra azienda. Se quanto accaduto, oltre a incidere sulla mia salute e sui miei nervi, non rappresenti un episodio di infinito squallore per tutto un territorio e per la regione in cui sono nato, perché se quella domanda l’avesse fatta un turista sarebbe poi scappato un minuto dopo per non tornare più da queste parti”.

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