Cronaca

La statistica non depone a favore del Comune di Foggia: il 75% delle verifiche nei comuni si è concluso con uno scioglimento per mafia

Sei anni fa la procedura era stata attivata anche a Ordona ma si concluse con esito negativo. Non è stato così a Monte Sant'Angelo, Mattinata, Manfredonia e Cerignola. La Puglia è tra le quattro regioni maggiormente coinvolte nelle procedure di scioglimento per infiltrazioni mafiose

Negli ultimi 12 anni, quasi il 75% delle verifiche ispettive delle Commissioni d'accesso ha determinato l'effettivo scioglimento degli enti per mafia. Su 212 verifiche ispettive dal 2010 al 25 febbraio 2021, sono stati 158 i decreti ex articolo 143 del Testo Unico sugli Enti locali, di cui 4 successivamente annullati dal Tar, e 54 i decreti di archiviazione.

Tre volte su quattro le procedure relative agli enti attenzionati per infiltrazioni mafiose si sono concluse con un commissariamento. Leggendo i dati al contrario, un ente su quattro supera l'esame.  

In soli tre casi, in Puglia, le ispezioni hanno prodotto un esito negativo: a gennaio del 2013 il ministero dell'interno ha emanato il decreto di conclusione del procedimento per Manduria, in provincia di Taranto, ma dopo cinque anni il Comune è stato sciolto; nel 2015 non sono stati ravvisati i presupposti di legge per disporre lo scioglimento a Ordona, in provincia di Foggia, e a Squinzano, in provincia di Lecce.

Il calcolo statistico si evince scorporando i dati elaborati dall'associazione Avviso Pubblico, rete di enti locali che si impegna per promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile, che ha analizzato l'andamento dal 1991 fino agli ultimi provvedimenti. Ma solo dal 2010 sono disponibili le archiviazioni in quanto con decreto ministeriale del 4 novembre 2009 sono state disciplinate le modalità di pubblicazione, sul sito del ministero dell'Interno, del decreto di conclusione del procedimento in caso di verifica negativa dei presupposti di legge per disporre lo scioglimento, secondo quanto contemplato dal comma 7 dell’art. 143 del decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000 (Tuel).

Prima di allora, in pratica, non venivano pubblicizzati i procedimenti ispettivi avviati dal ministero dell'Interno e conclusi con l'archiviazione, motivo per cui il calcolo della percentuale sull'arco temporale adottato da Avviso Pubblico risulterebbe viziato, dacché non è possibile stimare le complessive verifiche attivate.  

Nel 2020, i procedimenti conclusi con l'archiviazione sono stati 7 (Aosta, Avola, Cosoleto, Eraclea, Ciminà, Villa San Giovanni e Asl Napoli 1) su 18, nel 2019 sono stati 6 su 27, e l'anno prima 6 su 29.

In 30 anni, sono stati emessi 353 decreti di scioglimento (più 223 proroghe), di cui 23 annullati dai giudici amministrativi. Considerando che 69 enti sono stati destinatari di più di un provvedimento, sono 301 gli enti locali coinvolti nella procedura di verifica e 266 quelli effettivamente sciolti.

Nel 2021 sono stati due i commissariamenti: Squinzano (Le) e Guardavalle (Catanzaro), già sciolto nel 2003.

Ad oggi sono 40 i comuni in Italia affidati a una commissione straordinaria. In Puglia sono cinque: Manfredonia e Cerignola in provincia di Foggia, e tre in provincia di Lecce (Carmiano, Scorrano e Squinzano). L'11 febbraio scorso la gestione commissariale del Comune di Manfredonia è stata prorogata.

Dal 1991 ad oggi è stato sciolto per infiltrazioni un solo capoluogo di provincia, Reggio Calabria. Sempre leggendo i dati elaborati da Avviso Pubblico, da allora in Puglia sono stati 20 in tutto i provvedimenti di scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata e tre le archiviazioni (già menzionate tra i precedenti). La Puglia è tra le quattro regioni maggiormente coinvolte nelle procedure di scioglimento per infiltrazioni mafiose, le altre sono Calabria, Campania e Sicilia. Il maggior numero di decreti si è registrato nel 1993 e nel 2018 (4 decreti di scioglimento).

La provincia con il maggior numero di decreti di scioglimento risulta Lecce, seguita da Bari e poi Foggia con quattro commissariamenti (oltre a Manfredonia e Cerignola, Mattinata nel 2018 e Monte Sant'Angelo nel 2015). L'unico ente pugliese sottoposto a più di un commissariamento è Surbo (Le), nel 1991 e nel 2018.

A contemplare il potere di nomina da parte del prefetto di una commissione d'indagine attraverso la quale esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del ministro dell'interno, è il comma 2 dell'articolo 143 del Tuel. Entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie conclusioni.

A norma del comma 1, i consigli comunali sono sciolti quando "emergono  concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori", ovvero "su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica".

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