Gemelline Schepp “sono vive e si trovano in Sardegna”: padre si suicidò nel Foggiano

La notizia è apparsa questa mattina sulla prima pagina del quotidiano 'L'Unione Sarda'. "Ieri mattina è scattato un blitz dei carabinieri del Ros in un campo nomadi tra Nuoro e Oristano"

La prima pagina dell'Unione Sarda

Potrebbero trovarsi in Sardegna le sorelline Alessia e Livia Schepp rapite i 31 gennaio del 2011 dal padre Matthias, poi morto suicida tre giorni dopo sotto a un treno all’altezza della stazione di Cerignola Campagna. A rivelare la notizia è l’Unione Sarda, che al caso Schepp questa mattina dedica la prima pagina del quotidiano e un’ampia ricostruzione delle indagini.

Si accende quindi un barlume di speranza per Irina Lucidi, madre delle due bambine italo-svizzere originaria di Ascoli Piceno. Qualche giorno dopo la scomparsa delle due bambine, lo ricordiamo, nell’abitazione dei coniugi separati, a Saint-Sulpice, giunse una lettera inviata dall’uomo prima di togliersi la vita, che conteneva una dichiarazione agghiacciante: "Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto". Nella missiva l’uomo scriveva chiaramente di aver ucciso le figlie e di trovarsi a Cerignola per ammazzarsi.

La tesi rivelata dal quotidiano sardo, fa il paio con la foto scattata al casello di Nizza che immortalava il passaggio dell’auto di Matthias Kaspar Schepp senza che vi fosse traccia delle bambine sui sedili posteriori.

Sul sito internet dell’Unione Sarda si legge: “All'origine dell'apertura dell'inchiesta le confidenze che gli inquirenti avrebbero ricevuto da un avvocato. Ieri mattina è scattato un blitz dei carabinieri del Ros alla ricerca delle due bambine in un campo nomadi tra Nuoro e Oristano. Le tracce delle due bambine, scomparse il 30 gennaio del 2011, si erano perse in Corsica. Si è sempre temuto che fossero state uccise. Il padre che non accettava il divorzio, aveva scritto alla moglie: "Non vedrai mai più le nostre bambine".

CASO SCHEPP: GLI AGGIORNAMENTI

A mettere in moto la Dda, che ha poi affidato il fascicolo al sostituto procuratore Alessandro Pili, è stata la segnalazione dettagliata ricevuta da un avvocato cagliaritano alcune settimane fa. Il legale avrebbe riferito al magistrato quanto gli era stato raccontato da un suo assistito - di cui non ha rivelato il nome - che avrebbe sentito in carcere parlare un gruppo di nomadi.

Secondo le rivelazioni sentite dal detenuto, a giugno le gemelline si trovavano in mano a una famiglia nomade, in un campo rom tra le province di Oristano e Nuoro. Ricevuta la segnalazione è stata aperta l'inchiesta al momento senza ipotesi di reato e i successivi accertamenti.

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