Rose rosse per Angelo Notarangelo: 'Cintaridd' ucciso da 20 colpi, oggi l'autopsia

Proseguono a ritmo serrato le indagini dei carabinieri. I militari hanno ascoltato un ventina di persone, tra familiari e conoscenti della vittima, ma non hanno eseguito perquisizioni o esami stub

FOTO DI ROBERTO D'AGOSTINO

Proseguono a ritmo serrato le indagini degli uomini dell’Arma dei Carabinieri, in merito all’agguato teso ieri mattina, sulla Provinciale per Vieste, contro il viestano, Angelo Notarangelo. Nella giornata di ieri, i militari hanno ascoltato un ventina di persone – tra familiari e conoscenti della vittima – ma non hanno eseguito perquisizioni o esami stub.

Intanto, nella notte, un mazzo di rose rosse (in foto) è stato deposto con due lumini nel punto esatto in cui, qualche ora prima, è stato trovato il cadavere di Notarangelo, ritenuto dagli inquirenti a capo dell’omonimo clan della criminalità locale. La tipologia delle armi, le modalità e la brutalità dell’agguato sembrerebbero smentire il processo “Medioevo” all’esito del quale non venne riconosciuta la modalità mafiosa nella pratica delle estorsioni ai danni di operatori turistici garganici.

Una vera e propria pioggia di fuoco quella che ieri mattina ha sorpreso e ucciso sul colpo il 37enne allevatore viestano, detto “Cintaridd”, morto crivellato di colpi sulla Provinciale 53, la litoranea che collega Mattinata a Vieste, in località “Gattarella”. Decine i bossoli repertati dai carabinieri di Foggia, mentre la prima ispezione cadaverica parla di almeno 20 colpi andati a segno in ogni parte del corpo, ma soprattutto alla testa e al torace. Chi ha fatto fuoco, evidentemente, non poteva sbagliare.

Numeri più precisi ed elementi certi verranno fuori dall’autopsia, in corso in queste ore, che specificherà non solo il numero di proiettili che hanno colpito a morte Notarangelo, ma anche la distanza dalla quale è stato aperto il fuoco. Almeno quattro i sicari in azione, ipotizzano gli inquirenti; come almeno quattro sono le armi - due pistole cal. 9 e 40 Smith&Wesson e due fucili cal. 12 e 556 - utilizzate dal commando: Notarangelo viaggiava a bordo di una Toyota Rav 4 grigia in direzione Vieste, quando è stato affiancato e ucciso dai killer che non gli hanno lasciato scampo.

Il 37enne stava rientra rientrando a Vieste dalla masseria di famiglia, dove accudisce cavalli. Verosimilmente, non era armato (nessuna arma è stata trovata sul luogo del delitto), quindi non temeva per la propria vita. Un omicidio eccellente che, di fatto, rimescola le carte della tacita divisione del territorio garganico e dei vari “feudi criminali”, scompaginandone gli equilibri. Notarangelo era stato coinvolto nei blitz "Medioevo" e “Tre Moschettieri”.

Nei relativi processi, l'Associazione Antiracket viestana e lo stesso comune si costituirono parte civile al fianco degli operatori turistici piegati dal racket delle estorsioni. Notarangelo era stato condannato a 11 anni, in primo grado, per estorsione ma era tornato in libertà lo scorso 31 luglio (nel giorno della commissione parlamentare antimafia a Foggia) dopo che il Tribunale aveva accolto la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa, disponendone l’obbligo di firma. Per il processo “Medioevo” non venne riconosciuta la modalità mafiosa. Le indagini sono affidate ai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore della DDA di Bari, Giuseppe Gatti.

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