"Respingiamo l'accusa di truffa". Il legale del dipendente dell'Asl Foggia: "Espediente tecnico adottato in buona fede"

Il legale: “Il mio assistito è in buona fede. Le ‘quote’ in oggetto fanno riferimento alle reali richieste di cambio del medico di base degli utenti. Le assegnazioni venivano retrodatate per rendere il cambio medico immediato"

L'avvocato Vincenzo Paglia

“Il mio assistito è sereno, siamo certi di poter dimostrare la sua assoluta estraneità ai fatti contestati. Si è trattato di un mero errore tecnico che ha comportato, purtroppo, un errore contabile”. Così l’avvocato Vincenzo Paglia, difensore del dipendente dell’Asl Fg ritenuto responsabile dell’ipotesi di truffa ai danni del sistema sanitario nazionale.

“L’indagine della guardia di finanza - spiega il legale a FoggiaToday - si basa sull’informativa inviata dalla stessa Asl, la quale aveva riscontrato un aumento negli stipendi per alcuni medici derivante da ‘quote’ (assegnazioni di assistiti) registrate non per l’anno in corso ma con inserimento data retroattiva”.

“Si è trattato di un escamotage tecnico adottato in buona fede dal mio assistito: le ‘quote’ in oggetto (circa un centinaio, ndr) fanno riferimento alle reali richieste di cambio del medico di base da parte di utenti. Attraverso una formula tecnica prevista nel data-base del sistema informatico dell’Asl, il mio assistito retrodatava l’assegnazione per rendere il cambio medico immediato".

"Insomma, un espediente - continua il legale - utilizzato solo per facilitare l’assegnazione del nuovo medico e quindi il paziente stesso. Se c’è stato un errore - ripeto, in buona fede - è stato quello di retrodatare di alcun anni alcune assegnazioni”, facendo di conseguenza aumentare l’indennizzo.

Per questo motivo, viene respinta in toto l’accusa contestata. “Non si può per questo parlare di truffa: manca il profitto personale, o un rendiconto da questi ricavi. I medici coinvolti, 6 in tutto, non erano a conoscenza di questo sistema (i cambi richiesti dagli utenti sono all’ordine del giorno) e soprattutto non c’era alcun accordo tra il mio assistito e i professionisti. Peraltro, sono gli utenti ad indicare il medico prescelto, quindi non può esserci volontà di favorire un professionista rispetto ad un altro”.

Nel frattempo, al dipendente indagato sono stati sequestrati beni (appartamento gravato da mutuo e conto corrente), “ma - assicura l’avv. Paglia - ricorreremo al riesame non per contestare la legittimità dell’operazione, quanto l’opportunità”. I medici coinvolti, invece, stanno restituendo le somme incriminate, che verranno restituire direttamente all’Asl.

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