Lavori al Teatro Giordano, truffa aggravata e frode in pubbliche forniture: 5 indagati

Provvedimenti a carico dell'architetto Giuseppe Casolaro, responsabile unico del procedimento e direttore dei lavori, di Gaetano Centra, di Francesco Lepore, di Salvatore e Gianluigi Raspatelli, rappresentante legale e amministratore della Ra.Co. Srl

Teatro Giordano

Certificati falsi e contabilità dei lavori truccata. Si chiude il cerchio delle indagini della Procura in merito ai lavori di ‘ristrutturazione funzionale’ del Teatro Giordano di Foggia. Sul fatto sono stati emessi cinque avvisi di conclusione indagine nei confronti di altrettanti soggetti indagati, le cui implicazioni nella vicenda sono state a lungo attenzionate dagli inquirenti della Procura, coordinati dal pm Laronga, sulla base delle indagini svolte dagli uomini della Digos della questura di Foggia.

A termine della vicenda sono stati emessi provvedimenti a carico dell’architetto Giuseppe Casolaro, responsabile unico del procedimento e direttore dei lavori, di Gaetano Centra, addetto al collaudo tecnico-amministrativo della struttura, in corso d’opera, di Francesco Paolo Lepore, addetto alla contabilizzazione dei lavori appaltati e di Salvatore e Gianluigi Raspatelli, rispettivamente rappresentante legale e amministratore della Ra.Co. Srl, impresa aggiudicataria dell’appalto, tutti accusati, a vario titolo, di concorso in truffa aggravata e frode in pubbliche forniture.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i due Raspatelli, Lepore e Casolaro “con artifici e raggiri” avrebbero “formato scientemente la contabilità dei lavori pubblici in modo inattendibile ed incontrollabile mediante false attestazioni di lavori eseguiti e riportati negli stati di avanzamento e nello stato finale dei lavori”; inoltre, “per Centra, nel non far rilevare la discordanza per qualità e quantità dei dati registrati in contabilità con le risultanze di fatto, inducendo in errore l’ente pubblico appaltante sull’effettiva consistenza dei lavori e delle opere eseguite”.

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In questo modo, l’impresa sarebbe riuscita ad “ottenere in corso d’opera il pagamento dell’intero corrispettivo convenuto (oltre 2 milioni di euro), nonostante la mancata esecuzione dei lavori contrattualmente previsti, “nonché di richiedere al momento della chiusura della contabilità dei lavori appaltati, il pagamento dell’ulteriore importo di 4.328.175 euro a titolo di riserve”. Oltre all’ingiusto profitto incassato dalla ditta, l’operazione ha danneggiato le casse del Comune di Foggia come ente appaltante che “non avrebbe pagato se non fosse stato indotto in errore dalla falsa contabilità dei lavori pubblici”.

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