Cronaca

Svolta nel caso Ferrazzano, il 28enne bullizzato e picchiato morto travolto da un treno: indagati sei soggetti

Gli agenti della squadra mobile di Foggia hanno notificato l’avviso della conclusione delle indagini nei confronti di sei soggetti, tutti di età compresa tra i 21 e i 24 anni, già noti alle forze di polizia. Per tutti c'è l'aggravante di aver commesso il fatto approfittando delle condizioni di disabilità della vittima

Ci sono sei indagati per il caso Marco Ferrazzano, il giovane foggiano forse spinto al suicidio per le pesanti condotte bullizzanti subite. 

Questa mattina, gli agenti della squadra mobile di Foggia -  a seguito di attività investigativa coordinata e diretta dalla Procura dauna - hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, d’informazione di garanzia e di diritto alla difesa, a sei soggetti tutti di età compresa tra i 21 e i 24 anni e già noti agli uffici di polizia.

Su Marco violenze "vomitevoli e sconcertanti"

Di questi uno è indagato in concorso per il reato di truffa, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando delle condizioni di disabilità della parte offesa; gli altri sono indagati in concorso per il reato di stalking, con la medesima aggravante.

L’attività investigativa ha avuto inizio dalla denuncia di furto del cellulare sporta da Ferrazzano a gennaio e dalla successiva denuncia di allontanamento di quest’ultimo dalla propria abitazione nella stessa giornata.

Il giovane aveva dichiarato che nella mattinata del 21 gennaio, mentre era nei pressi del mercato rionale di via Luigi Pinto, era stato avvicinato da due ragazzi a bordo di uno scooter che gli avevano chiesto di poter effettuare una chiamata con il suo cellulare.

Temendo ripercussioni, malgrado non fosse intenzionato ad acconsentire alla pretesa, Ferrazzano aveva consegnato delle mani di uno dei ragazzi il proprio cellulare, ma alla richiesta di restituirglielo, i due si erano allontanati portando via il cellulare. Marco, nel tentativo di rincorrerli e bloccarli, era caduto a terra procurandosi qualche escoriazione.

Due giorni dopo, nel primo pomeriggio del 23 gennaio, presso la sezione di Polizia Ferroviaria di Foggia, la madre del ragazzo aveva denunciato la scomparsa del figlio, avvenuta il giorno precedente intorno alle 15, riferendo che il cellulare rubato al figlio continuava a squillare senza risposta e precisando che Marco faceva abitualmente rientro a casa intorno alle 20.30, che soffriva da anni di depressione e schizofrenia, per cui era in cura presso il dipartimento di Salute Mentale di Foggia.

Successivamente la sezione di Polizia Ferroviaria di Foggia aveva comunicato che alle 16.40 del 22 gennaio era stato registrato l’investimento di una persona lungo la tratta Foggia-San Severo.

Successivi accertamenti confermeranno che si trattava del ragazzo scomparso. 

Il 10 febbraio, durante un servizio dedicato alla scomparsa di Ferrazzano andato in onda nel programma televisivo ‘Chi l’ha visto?’, erano stati denunciati atti di ‘bullismo’ da parte di alcuni soggetti indicati dagli stessi familiari della vittima.

Pertanto, su richiesta della Procura della Repubblica, era partita l’attività d’indagine, durante la quale era stato recuperato il cellulare appartenuto al ragazzo, già più volte vittima di furto del proprio telefonino. 

Tuttavia, dall’ascolto di alcuni testimoni, emergeva che a seguito dell’ultimo furto, la vittima aveva mostrato agitazione e preoccupazione: un malessere più grande rispetto a quello in precedenza manifestato, tanto che si era recato da tutti i suoi parenti per bloccare il suo numero sui loro dispositivi elettronici.

Inoltre era emerso che lo stesso, in più occasioni, era rientrato a casa con ferite o/e escoriazioni. Nonostante non avesse mai raccontato nulla ai familiari, era stato picchiato in strada da suoi coetanei: alcuni video mostrano immagini in cui a Marco venivano tagliati i capelli o fatte fare le capriole a terra. 

Ferrazzano era stato costretto a restare più volte in compagnia degli indagati, che gli avevano impedito di allontanarsi liberamente e lo avevano costretto a contattare con il cellulare conoscenti, per proferire insulti o ad ingiuriare i passanti.

Dall’audizione dell’altra parte offesa, è altresì emerso che la vittima aveva subito ripetutamente atti di “bullismo” e violenza fisica ad opera degli indagati che incontrava spesso al Parco San Felice o nel quartiere Candelaro, luoghi dove solitamente si intratteneva.

In particolare, in una occasione, dopo essere stato capovolto a testa in giù, era stato ripreso da uno degli indagati con un cellulare, mentre gli altri assistevano compiaciuti alla scena; in un’altra circostanza era stato investito con un ciclomotore.

Da accertamenti richiesti alla direzione sanitaria del Riuniti, è emerso che il 25 gennaio 2020, Marco aveva fatto ricorso alle cure dei sanitari a seguito di un'aggressione subita da persona a lui nota. 

I sanitari che lo hanno sottoposto a visita gli avevano diagnosticato  ‘escoriazioni al volto, alla mano dx, trauma contusivo piramide nasale con epitassi con prognosi di giorni 20.

Gli indagati erano soliti minacciare le parti offese di aggressioni pesanti, offendendoli continuamente della loro disabilità.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Svolta nel caso Ferrazzano, il 28enne bullizzato e picchiato morto travolto da un treno: indagati sei soggetti

FoggiaToday è in caricamento