Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Cerignola

Terremoto ne 'L'altra Italia', lo scandalo 'Candidopoli' travolge i vertici foggiani del movimento politico: cittadini venivano candidati a loro insaputa

Misure cautelari e indagati per il caso Candidopoli. Nel mirino della guardia di finanza il movimento politico 'L'Altra Italia'. Da San Paolo di Civitate, comune della segretaria provinciale Felicetta Tartaglia, da Cerignola, comune del candidato consigliere e segretario regionale Franco Merafina, e da Torremaggiore, alcuni cittadini erano stati candidati in altri comuni a loro insaputa

C’è anche il segretario regionale de ‘L’Altra Italia’ di Cerignola, oggi candidato al Consiglio comunale, tra le persone coinvolte nell’inchiesta Candidopoli oggetto di una operazione messa a segno nella giornata del 23 settembre dai finanzieri del comando provinciale di Padova a conclusione di un’articolata indagine coordinata dalla Procura di Rovigo, nell’ambito della quale è stata data esecuzione a un’ordinanza applicativa di sette misure cautelari personali, emessa nei confronti dei vertici del movimento politico.

Le investigazioni sono state avviate a seguito di alcuni servizi trasmessi da Pinuccio di Striscia La Notizia, nei quali si faceva particolare riferimento alla presentazione di false liste elettorali per le elezioni comunali svoltesi in realtà locali di piccole dimensioni.

I preliminari accertamenti avevano permesso agli investigatori di riscontrare come nel corso delle tornate elettorali per la nomina alla carica di sindaco e di consigliere comunale dei comuni di Barbona e di Vighizzolo D’Este, tenutesi rispettivamente nel maggio 2019 e nel settembre 2020, il movimento politico avesse presentato liste di candidati formate da soggetti iscritti, nella maggioranza dei casi, a loro insaputa.

L’autorità giudiziaria rodigina ha esteso le indagini ad altri ventuno comuni in cui il movimento aveva presentato i propri candidati per la tornata elettorale di settembre 2020, e, in particolare, in comuni con una popolazione inferiore ai 1000 abitanti per i quali la normativa vigente prevede una procedura semplificata per le relative candidature.

Nel mese di luglio sono state deferite all’autorità giudiziaria Rodigina 15 persone tra i membri del gruppo direttivo del movimento politico con proiezioni nazionali e pubblici ufficiali compiacenti, per il reato, in concorso e in materia continuata, di cui all’art. 90 del dpr 570/1960 (“testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali).

Le liste elettorali e la documentazione di supporto sono risultate, all’atto della presentazione, artatamente falsificate in quanto gran parte dei soggetti era ignaro della propria iscrizione, ovvero disconosceva del tutto il movimento politico e le relative sottoscrizioni.

I candidati – residenti principalmente nel Foggiano e nel Leccese - hanno dichiarato di non essersi mai recati nelle province di Padova e Rieti, luoghi in cui avrebbero apposto le proprie firme, sconfessando, peraltro, di conoscere i relativi pubblici ufficiali autenticatori

Ieri è stata eseguita invece una ordinanza contenente sette misure cautelari, tra cui il fondatore, nonché segretario nazionale, Mino Cartelli, finito agli arresti domiciliari.

Ai quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria che hanno riguardato noti esponenti locali del movimento, anche due misure interdittive della sospensione dall’esercizio di pubbliche funzioni per una durata di 12 mesi (del medesimo reato, nei confronti di cinque persone responsabili, in concorso tra loro).

Nel mirino della Gdf è finito anche Franco Merafina, segretario regionale e candidato al Consiglio comunale di Cerignola a sostegno del candidato sindaco Franco Metta e la rappresentante provinciale Felicetta Tartaglia, che era stata tirata in ballo nell'edizione del 13 novembre 2020 di Striscia La Notizia dal sindaco di San Paolo di Civitate sulle richieste dei certificati elettorali arrivate in Comune e sulle dichiarazioni dei suoi concittadini, candidati a loro insaputa in altri comuni nelle liste de ‘L’Altra Italia’.

In quella occasione il primo cittadino Francesco Marino aveva annunciato che in caso di un procedimento, il Comune dell'Alto Tavoliere si sarebbe costituito parte civile: “Ho incontrato alcuni di questi cittadini e vi posso assicurare che sono all’oscuro di tutto. Al nostro ufficio elettorale sono arrivate richieste di 43 certificati elettorali da parte di una legittima rappresentante provincia di questo gruppo politico”.

Quanto ai candidati sindaco, alcuni hanno confermato di essersi resi disponibili alla candidatura per L’Altra Italia, anche rilasciando una propria firma sui moduli non ben precisati. Altri, invece, non conoscevano il partito, né i suoi rappresentanti si erano mai interessati alla candidatura.

Quanto ai consiglieri comunali, invece, la stragrande maggioranza era del tutto all’oscuro della propria candidatura, disconoscendo radicalmente la propria firma; altri si erano resi disponibili oralmente alla candidatura ma in comuni limitrofi alla propria residenza (in Puglia) e non per le località nelle quali erano poi stati candidati; altri ancora avevano apposto firme sui moduli ‘in bianco’ oppure, in buona fede, credendo di sottoscrivere documenti per le finalità del tutto diverse.

Tutti i certificati elettorali dei candidati consiglieri venivano richiesti in alcuni comuni della province di Foggia, Lecce e Bari. In special modo nei comuni di San Paolo di Civitate, Torremaggiore, Cerignola e Ugento.

Nessuno dei candidati messi in lista, senza eccezione alcuna, si era recato nel luogo dell'autenticazione della loro sottoscrizione o aveva firmato la lista o l’accettazione della candidatura davanti al soggetto incaricato dell’autentica.

Oltre alle granitiche dichiarazioni dei diretti interessati, l’esame dei tabulati dei soggetti autenticatori hanno restituito posizionamenti del tutto incompatibili con il luogo nel quale costoro potevano esercitare il proprio potere certificativo in qualità di consiglieri comunali (sostanzialmente Varco Sabino, Roccantina e Barbona) e dove, invece, risultavano essere autenticate le firme.

Le evidenze investigative hanno permesso di comprendere come l’obiettivo principale del movimento fosse quello di presentare le candidature in piccole realtà territoriali dove approfittando della specifica normativa settoriale, vi era una buona probabilità di eleggere un proprio rappresentante. Tutto questo al fine di avere una visibilità politica sull’intero territorio nazionale tale da consentire ai principali referenti di stringere alleanze – anche con partiti di rilevante caratura – utili ad accrescere il consenso e scalare posizioni per le prossime tornate elettorali.

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