La situazione è drammatica: in provincia di Foggia muore un lavoratore al mese

In Capitanata, dall'inizio dell'anno ci sono stati tre infortuni con esiti mortali, altri due che hanno causato lesioni gravi. I dati dell’Osservatorio Sicurezza Vega

Immagine di repertorio

“La flessione della mortalità sul lavoro in Italia si è chiusa con i primi due mesi dell’anno. La stabilità, invece, con il terzo mese. Con aprile, purtroppo, le speranze di un miglioramento dell’emergenza ‘morti bianche’ sono state spazzate via dall’incremento della mortalità del 7,4% in occasione di lavoro”. Comincia così Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega, l’esplorazione dell’ultima indagine sugli infortuni mortali sul lavoro condotta ed elaborata dal suo team di ingegneri esperti (sulla base di dati Inail).

In questo quadro, si inserisce anche la realtà di Capitanata, dove dall'inizio dell'anno sono stati tre gli incidenti mortali sul lavoro, altri due con lesioni gravi. L'ultimo, in ordine di tempo, lo scorso 13 maggio, quando all'interno di una azienda che si occupa di produzione calcestruzzi e inerti calcarei alle porte di Foggia, ha perso la vita un autotrasportatore 55enne di Carapelle, Enrico Trecca. Con il suo mezzo ha urtato dei cavi dell'alta tensione ed è morto folgorato. 

Due mesi prima, a marzo, altra morte bianca, a Carapelle: a perdere la vita fu il 38enne Antonio Leva, operaio di Sant'Agata di Puglia, dipendente dell'officina meccanica interna ad una ditta di movimento terra situata lungo la Provinciale per Ordona. L'uomo è morto dopo essere rimasto schiacciato da una parte di veicolo sulla quale stava lavorando. Il mese prima, a febbraio, altro operaio morto sul lavoro: Antonio Salvatore, 45enne di Campobasso, stava spostando il frumento dal rimorchio al camion ma nel tentativo di sollevare il braccio del mezzo è rimasto folgorato da una scarica elettrica di 20mila volt prodotta dai cavi. L'incidente è avvenuto lungo la complanare per la Statale 89.

Altri due incidenti sul lavoro gravi (non mortali) sono avvenuti rispettivamente a Torremaggiore, dove un agente penitenziario proprietario di un fondo agricolo è rimasto incastrato con una gamba nella macchina fresatrice in azione, e a Fiorenzuola, dove un operaio di San Severo è rimasto incastrato con un braccio nel rullo di un macchinario che viene utilizzato per realizzare le gettate di cemento sulle linee ferroviarie, nei pressi della stazione di Fiorenzuola,  ed è stato salvato per soffio dai vigili del fuoco.

“E’ davvero triste dover constatare come anche quest’anno – prosegue Rossato – il nostro Paese non sia in grado di rimarginare in alcun modo questa piaga sociale. Anzi, ogni anno la situazione sembra peggiorare”. Parole dure e sconfortanti quelle dell’Ing. Rossato, che giungono da un’esperienza lunga un quarto di secolo nella formazione per la sicurezza dei lavoratori e da un decennio di attività quotidiana sul fronte del monitoraggio degli infortuni mortali sul lavoro con l’Osservatorio Sicurezza Vega.

Le cose, insomma, non accennano a cambiare nemmeno nel 2019, neppure la maglia nera della graduatoria nazionale delle vittime rilevate in occasione di lavoro. Infatti, è come sempre la Lombardia ad indossarla con 35 decessi, seguita dal Lazio (23), dalla Campania (19), dalla Sicilia (17), dal Piemonte (16) e dal Veneto ed Emilia Romagna (15). La scoraggiante graduatoria continua con la Toscana (13), la Puglia (9), l’Abruzzo (8), il Trentino Alto Adige (7), l’Umbria (5), la Basilicata, la Liguria e le Marche (4), il Molise e la Sardegna (3), il Friuli Venezia Giulia e la Calabria (2).

Le province più colpite dagli infortuni mortali in occasione di lavoro sono Roma (16), Milano (12), Palermo (7), Napoli e Verona (6), Avellino, Bolzano, Brescia, Cuneo, Firenze, Mantova, Torino e Vicenza (5), Caserta, Foggia, Monza e Brianza e Perugia (4). Oltre la metà delle vittime aveva un’età compresa tra i 45 e i 64 anni. Le donne che hanno perso la vita nel primo quadrimestre del 2019 sono 26 (4 in occasione di lavoro e 22 in itinere).

Ad emergere anche nel primo quadrimestre 2019, è il dato sulle vittime straniere. Ebbene, come nel primo trimestre, anche nei primi quattro mesi del 2019 il risultato appare piuttosto drammatico. Sono, infatti, 40 gli stranieri che hanno perso la vita nel nostro Paese in occasione di lavoro e 16 in itinere. A contare più vittime straniere è il Centro Italia con 12 infortuni mortali in occasione di lavoro su un totale di 40. I settori più colpiti sono quelli delle attività manifatturiere e delle costruzioni con 30 decessi ciascuno in occasione di lavoro. Seguono: trasporto e magazzinaggio (20) e commercio all’ingrosso e al dettaglio (11).

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