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Bimbo di 8 anni morto dopo sei mesi di agonia, chiesto il rinvio a giudizio per lo zio: "Morte di Ivan non può restare impunita"

Il fatto risale al 21 gennaio di tre anni fa. A seguito dell'incidente, avvenuto in agro di Ascoli Satriano, e dopo 6 mesi di agonia in ospedale, è morto il piccolo Ivan Marino di Calitri. Gravemente ferito anche il padre Gianfranco.

Un terribile incidente stradale in agro di Ascoli Satriano, poi la morte - dopo 6 mesi di agonia - di un bambino di 8 anni, di Calitri, nell'Avellinese. Una vicenda che rischiava di esseree archiviata (la tesi del pm: "Non si può provare chi era alla guida dell’auto") e che invece ha incassato l'ok alla riapertura delle indagini.

In seguito a quel drammatico sinistro, infatti, aveva perso la vita Ivan, mentre il papà era rimasto ferito gravemente. 

Eppure quella morte, che ha scosso tutti, rischiava di restare senza colpevoli se Studio3A-Valore S.p.A. non si fosse opposto energicamente alla richiesta di archiviazione del relativo procedimento penale, ottenendo la riapertura delle indagini e fornendo un contributo decisivo per ristabilire la verità e rendere giustizia ai propri assistiti.

Dopo tre anni di attesa, il Pubblico Ministero della Procura di Foggia, dott. Giuseppe Murano, ha chiesto il rinvio a giudizio per il conducente dell’auto uscita di strada, lo zio del piccolo, originario di Melfi ma residente a Faenza in provincia di Ravenna, per il reato di omicidio stradale aggravato dall’aver cagionato anche lesioni gravissime a un’altra persona, suo fratello.  E riscontrando la richiesta il Gup del Tribunale foggiano, dott. Antonio Sicuranza, ha fissato per il 31 maggio 2021, alle ore 10, nel palazzo di giustizia di viale I Maggio, l’udienza preliminare del processo.

Il tragico incidente accade il 21 gennaio 2018 ad Ascoli Satriano, in località Borgo Libertà, e si aggiunge a un altro grave lutto per la famiglia, la morte, nelle prime ore di quella stessa giornata, della nonna di Ivan, anche lei di Calitri, e mamma dei due fratelli.

Alle 20.30, con l’attuale compagna e con l’auto di proprietà di quest’ultima, una Volkswagen Golf, l'uomo alla guida del mezzo era partito da Calitri per prelevare alla la stazione di Foggia l’ex moglie e sua figlia in vista dei funerali. Il fratello, al quale si era rivolto per accompagnarlo, aveva portato con sé anche il figlioletto Ivan, di allora 7 anni (ne avrebbe compiuti 8 il 24 febbraio).

Una scelta fatale, come quella di imboccare la strada provinciale 95 in direzione Candela-Cerignola “che era interdetta al traffico, in violazione delle norme del codice della strada che ne impedivano l’uso” per citare la richiesta del sostituto procuratore.

La colpa più grave ascritta all'uomo, spiega il Pm, è quella, di avere ad un certo punto “perso il controllo della macchina che fuoriusciva nella sede stradale finendo la sua corsa in un terreno attiguo”, dopo essersi capovolta svariate volte.

Terribile la scena che si è presentata ai primi soccorritori: ad avere la peggio sono stati proprio Ivan e il papà, passeggeri seduti sul lato destro del mezzo, rispettivamente nel sedile posteriore e anteriore.

Trasportati in condizioni disperate, in prognosi riservata, al Pronto Soccorso degli 'Ospedali Riuniti'di Foggia, il bambino sembrava essersi ripreso, ma le sue condizioni sono peggiorate e l’11 luglio 2018 è spirato. “Decesso dovuto a shock settico in ernia diaframmatica post traumatica (aveva riportato, tra le tante lesioni, la frattura del femore, lacerazioni e contusioni polmonari ed epatiche) e in indissolubile nesso causale con l’incidente” hanno concluso la dott.ssa Raffaella Bisceglia e il dott. Antonello Giuliani, i consulenti tecnici incaricati dalla Procura di redigere la perizia autoptica sul corpicino del bambino onde stabilire le cause della morte, escludendo responsabilità da parte dei medici che lo hanno avuto in cura nel corso del suo lungo calvario negli ospedali di Foggia, Potenza e infine al Pausillon di Napoli. Il papà è sopravvissuto, ma, oltre al dolore immenso per aver perso il figlio, è rimasto 40 giorni in Rianimazione, di cui 21 in coma, a causa del trauma cranico e dell’ematoma subdurale la sua vita è stata a lungo appesa a un filo, ha passato mesi in una struttura riabilitativa di Sant’Angelo dei Lombardi per le svariate fratture agli arti, alle costole, cervicali, e gli è residuata un’invalidità permanente di almeno il 50%: oggi fa fatica a camminare e non può più svolgere il suo lavoro di autotrasportatore.

La Procura di Foggia, tramite il dott. Giuseppe Murano, aveva aperto un procedimento penale inizialmente per lesioni stradali gravi, ma a carico di ignoti, in quanto i carabinieri di Ascoli Satriano, intervenuti per i rilievi, al loro arrivo non avevano trovato nessuno nel veicolo, i feriti erano già in fase di trasporto all’ospedale, e il conducente, sentito nell’immediatezza all’ospedale, aveva riferito di non ricordare nulla del sinistro. La sua compagna, in verità, l’unica uscita quasi illesa dall’auto, ai militari aveva subito riferito che al volante c’era M.D. ma questo e altri elementi a suo carico non erano stati ritenuti evidentemente sufficienti dal magistrato.

Il fascicolo non era neppure diventato “per omicidio stradale”: una settimana prima che Ivan morisse, il sostituto procuratore ha formulato la richiesta di archiviazione, “essendo rimasti ignoti gli autori del reato e non appaiono esperibili utilmente altre attività”.

I familiari della vittima a quel punto, per essere assistiti e fare piena luce sui fatti, attraverso i consulenti legali Luigi Cisonna e Sabino De Benedictis, insieme all’avvocato Aldo Fornari, del Foro di Bari, hanno presentato un’articolata opposizione alla richiesta di archiviazione, discussa nell’udienza del 13 marzo 2019 dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari, dott. Armando Dello Iacovo, che ha accolto le richieste dei patrocinatori dei familiari del piccolo, restituendo il fascicolo al Pm e disponendo la prosecuzione delle indagini. 

"La morte di un bambino di 8 anni non poteva restare impunita", spiegano i legali. "Un’integrazione istruttoria che ha dato i suoi frutti portando alla definizione delle responsabilità e alla richiesta del processo per M.D.: un processo dal quale il papà, la mamma e i fratelli di Ivan si aspettano che venga ricostruita in maniera puntuale tutta la tragica catena di eventi di quella serata, e di ottenere quindi dai giudici una risposta al loro legittimo desiderio di giustizia".

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