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Canis Lupus Italicus (da Wikipedia.org)

Canis Lupus Italicus (da Wikipedia.org)

Lupo investito sulla Statale 89, la Lipu: "Reti ecologiche per tutelare la fauna"

L'esemplare di Canis lupus è stato investito sulla Statale 89, tra Foggia e Manfredonia: il comprensorio è oggetto di monitoraggio da parte dell'associazione ambientalista ricadendo in zona SIC-ZPS

Torna il lupo sul Gargano. O forse non se ne è mai andato. Ne dà conferma, purtroppo, il ritrovamento di un esemplare di Canis lupus investito lungo la Statale 89,  tra Foggia e Manfredonia e recuperato privo di vita dagli attivisti della Lipu. Il fatto è successo all’altezza di Monte Aquilone: il comprensorio è oggetto di monitoraggio da parte dell’associazione ambientalista per l’interesse che rappresenta, ricadendo anche in SIC-ZPS e in buona parte nel Parco nazionale del Gargano.

Afferma Enzo Cripezzi della LIPU: "Il sito del rinvenimento rappresenta un grave fattore di rischio per la fauna selvatica, come testimoniato dai resti di altri rinvenimenti (rettili, ricci, tassi, giovani uccelli). In quel punto la Statale 89 interseca aree a maggiore naturalità che inducono gli animali a concentrare in quella zona gli attraversamenti della strada”. Non è un caso se in quel luogo la LIPU aveva ipotizzato la realizzazione di strutture ecologiche (corridoi e “ecodotti”) per ridurre l’effetto “barriera” dell’arteria stradale, nell’ambito delle opere di “compensazione” del danno cagionato sulla stessa ZPS con l’industrializzazione del Contratto d’Area di Manfredonia, condannato dalla Unione Europea.

Purtroppo prevalsero altre logiche. Il ritrovamento rimarca la notevole capacità di spostamento di questo predatore presente sul Gargano, utilizzando ampi territori per le sue necessità vitali. Infatti, simili episodi (sempre la LIPU aveva rinvenuto anni fa un raro esemplare di Lontra investito presso Candela) denotano come non sia sufficiente l’istituzione di aree protette se rimangono “isole” assediate dalla pressione antropica e spesso dall’abuso del territorio. Rete stradale, incontinenza edilizia e industriale, proliferazione di opere energetiche (in primis eolico e fotovoltaico), consumano sempre di più il territorio rurale e ne fratturano la omogeneità.

Inesorabilmente si riduce e si degrada lo spazio per la vita selvatica. “E’ per questo - aggiunge Cripezzi - che occorre puntare su una “rete ecologica”, per favorire la interconnessione degli ambienti residui e quindi la sopravvivenza della natura. Ed è per questo che interveniamo anche nell’ambito di tanti procedimenti di valutazione ambientale per opere che aggraverebbero il degrado territoriale”. Con non poche difficoltà, gli attivisti della Lipu hanno recuperato la carcassa del Lupo conferendola all’Istituto Zooprofilattico di Foggia per le analisi del caso.

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