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Incidenti stradali

Indagini al palo sulla morte di Camilla: "Giustizia a rilento. E' ora di darsi una mossa, la città merita risposte"

A sette mesi dal fatto, monta la rabbia dei familiari di Camilla e del compagno, l’avvocato Mario Aiezza: "Questa Giustizia, sta mostrando la parte peggiore di sé. E dispiace, molto. Soprattutto per chi crede"

A sette mesi dalla morte della giovane avvocata Camilla di Pumpo, deceduta in un terribile incidente stradale avvenuto nel centro di Foggia, nulla si muove. La Procura ha aperto un fascicolo d’indagine (pm Roberto Galli) ma ad oggi si resta in attesa delle risultanze delle perizie tecniche (una ordinata dalla Procura, l’altra di parte richiesta dai legali dell’indagato), espletate nel marzo scorso, sia sul luogo dell’incidente che sui mezzi coinvolti.

Per il fatto risulta indagato a piede libero, con l'accusa di omicidio stradale, un 22enne di Carapelle, risultato essere alla guida dell’Audi A4 che ha travolto la Fiat Panda della 25enne foggiana; il giovane, si costituì in questura dopo essersi inizialmente sottratto all’identificazione. Col passare delle settimane, intanto, monta la rabbia dei familiari di Camilla e del compagno, l’avvocato Mario Aiezza: “Nessuna misura cautelare, nonostante fosse evidente sin dalle prime immagini che quella macchina era come un proiettile sparato ad altezza uomo. Se vai cosi forte, in città, in una strada del genere, lo metti conto che puoi uccidere. E infatti hai ucciso”, sbotta il presidente dell’Aiga Foggia.

Morte di Camilla: strisce blu ignorano il codice della strada, l'incidente si sarebbe potuto evitare

“Sinora, dopo quasi sette mesi, si assiste ad una Giustizia ancor più lenta del solito. Una lentezza che fa male ad un’intera città, che non può credere che sia normale sfrecciare come un proiettile su via Matteotti e spezzare la vita ad una meravigliosa ragazza di 25 anni. Senza conseguenze immediate. Serie. Rapide”, continua. “Ad oggi, invece, questa Giustizia, sta mostrando alla città la parte peggiore di sé. E dispiace, molto. Soprattutto per chi ci crede alla Giustizia. Camilla sicuramente ci credeva. E tanto. E’ ora di darsi una mossa. Per rispetto a Camilla, per rispetto alla sua famiglia, per rispetto alla Città intera, a tutta la gente perbene che qui vive e vuole sentirsi tutelata, rispettata”, conclude.

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