Camionisti taglieggiati per scaricare pomodori alla 'Princes': condannato braccio destro di Sinesi, ma non è mafia

Fu racket ma senza l'aggravante della mafiosità. Così la Cassazione su Luciano Cupo, posteggiatore foggiano, ritenuto braccio operativo di Sinesi, accusato di estorsione a danno di alcuni camionisti

Luciano Cupo e la Princes

Fu racket, ma senza l’aggravante della mafiosità. E’ la sentenza della Cassazione nei confronti di un parcheggiatore foggiano, Luciano Cupo, 48 anni, ritenuto braccio destro del boss Roberto Sinesi, accusato di estorsione ai danni di alcuni camionisti. I giudici hanno reso definitiva la condanna a 4 anni di reclusione, dichiarando però inammissibile il ricorso della Procura generale di Bari contro l’esclusione dell’aggravante della mafiosità per i metodi usati e per aver agito per agevolare il clan Francavilla/Sinesi. Lo rende noto l’edizione odierna de La Gazzetta di Capitanata.

Cupo è coinvolto nell’inchiesta “Saturno” di Dda e squadra mobile sull’imposizione di un pizzo di 50 euro al mese per ogni camion posteggiato nell’estate del 2015 davanti al conservificio «Princes» nell’area industriale di Foggia, in attesa di consegnare il pomodoro. 6 le persone che furono arrestate nel 2016, accusate a vario titolo di 5 estorsioni e 2 tentativi di estorsione a camionisti, spaccio di hashish, violazione della sorveglianza speciale. Il processo si sdoppiò tra chi scelse il giudizio abbreviato (Cupo) e i 5 imputati condannati in primo e secondo grado a complessivi 45 anni e 6 mesi. Secondo l’accusa, Sinesi fu il mandante del racket; Cupo il suo braccio operativo.

Fu la Corte d’appello ad escludere l’aggravante della mafiosità, confermata ora dalla Cassazione. Per i giudici «difetta la ricorrenza di questi indici di sussistenza dell’aggravante, ove si consideri in primis l’evidente irragionevolezza sotto il profilo della valutazione d’utilità economica del ritenere che sia scesa in campo una organizzazione criminale munita del potere d’intimidazione tipico della consorteria mafiosa al fine di conseguire il risibile vantaggio patrimoniale di 50 euro al mese per la guardiania di ogni camion. La finalità lucrativa è di tale insignificanza da essere palesemente estranea all’appetenza criminosa di una consorteria mafiosa che intende assicurarsi il profilo con le modalità dell’aggra vante della mafiosità». Inoltre «risultano carenti prove certe del concreto e utile esercizio di una pressione coercitiva tale da conseguire in via immediata e incondizionata la resa dei taglieggiati. Non solo molti autisti non hanno aderito alla proposta estorsiva, ma addirittura alcuni prima hanno accettato e poi si sono defilati senza pagare l’importo pattuito, senza subire alcuna forma di ritorsione».

Bisognerà vedere se e che peso avrà ora questa sentenza che ha escluso l’aggravante, nel processo-madre ai 5 coimputati, tra cui il boss Roberto Sinesi, per i quali invece in primo e secondo grado i giudici hanno ritenuto sussistente l’aggravante. Il ricorso in Cassazione dovrebbe essere esaminato a breve.

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