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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

La "irrefrenabile capacità a delinquere" di Lerario: gli "indebiti profitti" più forti del rischio di essere beccato

L'inchiesta sull'ospedale Covid in Fiera. Le esigenze cautelari di Mario Antonio Lerario, i rapporti con gli imprenditori ai domiciliari Luca Leccese e Donato Mottola

Nelle carte dell’inchiesta sugli arresti dell’ex responsabile della sezione regionale della protezione civile, Mario Antonio Lerario, e degli imprenditori Luca Ciro Giovanni Leccese di Foggia e Donato Mottola di Noci (leggi qui), “i quali risultano aver dimostrato una straordinaria e persistente intensità del dolo”, il gip Anna Perrelli motiva le esigenze cautelari in carcere del primo e ai domiciliari degli altri due.

La vicenda – lo ricordiamo – si inserisce nell’ambito di una complessa indagine relativa all’ospedale Covid in Fiera che ha fatto emergere delle “zone d’ombra” sulla gestione dell’attività contrattuale della Regione Puglia appannaggio di Lerario, “idonee ad ingenerare il sospetto di presunte irregolarità dietro le quali si celano condotte corruttive nell’approvvigionamento di lavori, servizi e forniture, stante la ricorrenza di affidamenti diretti, di frazionamenti impropri degli appalti e soprattutto di aggiudicazioni frequenti in favore di una rosa di operatori economici, in difformità ed elusione alla normativa di settore” si legge.

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Nel corso delle investigazioni, anche attraverso attività di intercettazione telefoniche e ambientali, sono stati acquisiti elementi a supporto di condotte “potenzialmente integranti fattispecie di reato corruttive” tanto di Lerario quanto dei due imprenditori aggiudicatari di diversi appalti della Regione Puglia a firma del 49enne di Acquaviva delle Fonti, con i quali lo stesso intratteneva rapporti, anche personali, di frequentazioni.

Le investigazioni hanno permesso di evidenziare diversi presunti illeciti nella gestione dell’attività contrattuale della Regione Puglia appannaggio delle sezioni provveditorato Economato e Protezione Civile sotto la direzione di Lerario. “Taluni imprenditori, infatti, sembrano poter vantare delle rendite di posizione in relazione al numero di affidamenti, di cospicuo valore economico, ottenuti sfruttando la discrezionalità riconosciuta alla pubblica amministrazione nei casi di procedura negoziata”. 

Secondo il giudice per le indagini preliminari, “ciò che particolarmente colpisce nello svolgimento delle indagini è che dalle attività di osservazione e riscontro, con l’acquisizione dei tabulati telefonici riferiti alle utenze in uso ai pubblici ufficiali in posizione apicale e a taluni imprenditori (affidatari di appalti), emergono costantemente situazioni in cui i pubblici ufficiali appaiono contestualmente titolari nei confronti di privati imprenditori di interessi economici personali o di terzi, la cui soddisfazione potrebbe influenzare, già a monte, la scelta dell’operatore economico, nell’ambito della discrezionalità consentita dalle procedure, in violazione di ogni principio di imparzialità dell’azione amministrativa ai sensi dell’art. 97 della Costituzione e dell’obbligo del dipendente della pubblica amministrazione di informare l’amministrazione a astenersi quando sia titolare di un interesse confliggente.

Secondo il Gip, “per la gravità e reiterazione dei fatti...", la sola misura idonea, adeguata e proporzionata ad assolvere funzioni efficacemente contenitive con riguardo a Mario Antonio Lerario, quella della custodia carceraria.

La dottoressa Anna Perrelli parla di “elevata pericolosità sociale”, di “spregio assoluto dimostrato per la funzione pubblica rivestita”, della “protervia della condotta delittuosa che ha continuato a porre in essere anche con la consapevolezza di indagini in corso pur di conseguire gli indebiti profitti che si prefiggeva”.

Inoltre, l'ordinanza riporta che in sede di interrogatorio di garanzia è emersa l’esistenza di un carico pendente per il delitto di corruzione presso il Tribunale di Potenza, “circostanza, che connota in senso decisamente negativo la personalità dell’indagato, il quale non ha fatto tesoro delle pregresse esperienze giudiziarie se non la spinta a commettere reati della stessa indole” scrive il gip.

E ancora, conclude, “né meno significativo in merito alla irrefrenabile capacità a delinquere del Lerario è il tentativo di eludere le investigazioni attraverso la “bonifica” del proprio ufficio da microfoni e videocamere e con l’adozione di condotte precauzionali (quali ad esempio incontrarsi fuori dai luoghi di lavoro o parlare all’esterno dell’autovettura) al fine evidente di sottrarsi ad eventuali captazioni”.

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