Le carte dell'inchiesta 'operazione Madrepietra' e quel sistema "rodato e consolidato" costato caro al sindaco Potenza

Tre persone agli arresti domiciliari, 12 misure interdittive e 25 indagati. Venti reati e 6/7 mesi di indagini. Pro

Foto di repertorio

23 luglio 2019, una data che Apricena e il sindaco Potenza difficilmente dimenticheranno. Una giornata cominciata alle prime luci dell'alba – di arresti, misure interdittive e notifiche di conclusione delle indagini - proseguita con la conferenza stampa in Procura prima e con la sospensione nel pomeriggio di Antonio Potenza e dell'assessore Ivan Augelli dai loro rispettivi incarichi di sindaco e consigliere-assessore comunale.

Nel mezzo la città che non ti aspetti, o forse sì. Quella che inonda di messaggi e post la bacheca del primo cittadino, che lo difende, che crede fermamente nell'innocenza del “suo condottiero”, senza sé e senza ma. Quella dell'esercente del bar che chiude l'attività in segno di solidarietà o della moglie che chiede agli apricenesi di restare uniti, perché “Antonio è sereno e tornerà più forte di prima”.

Eppure, per il sostituto procuratore Enrico Infante, quella di Apricena era "una macchina criminale", un sistema "rodato e consolidato" fotografato dalle carte dell'inchiesta 'Madrepietra', l'operazione della Guardia di Finanza che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco Antonio Potenza, il consigliere comunale e assessore Ivan Augelli e l'imprenditore Matteo Bianchi.

Una misura cautelare che il giudice ha adottato "in considerazione della pluralità di condotte criminose, della capacità di manipolare la cosa pubblica utilizzandola come una gestione di affari privati" e "dell'attitudine a porre in essere condotte 'contra ius' in spregio della legge nonché" - si legge - "della capacità di porre in essere artifici, il che incide sul rischio di inquinamento probatorio"

Oltre 20 reati in 6/7 mesi di indagine, un'attività apparentemente breve “ma davvero complicatissima”, perché, ha detto uno dei sostituti procuratori, "abbiamo riscontrato una serie di ostacoli. Addirittura il sindaco effettuava regolarmente delle bonifiche all'interno del proprio ufficio per verificare la presenza di eventuali microspie ed è stata anche rinvenuta una microspia".

Notificati 25 avvisi di conclusione delle indagini avviate per via della denuncia di un uomo che avrebbe riferito che le gare le vincevano sempre i soliti. Le successive intercettazioni ambientali e telefoniche avrebbero confermato – come sottolineato dal pm presente alla conferenza stampa insieme al procuratore capo Ludovico Vaccaro e alla coordinatrice del pool contro i reati della pubblica amministrazione e procuratore vicario Francesca Romana Pirrelli e ai vertici provinciali della Guardia di Finanza - che si commettevano reati di svariato tipo, tutti in un brevissimo arco di tempo. In sei-sette mesi, da ottobre 2017 a marzo 2018, con una piccola appendice a dicembre, sono stati commessi 20 reati di entità davvero seria quali la concussione, l'induzione indebita, il falso ideologico".

Antonio Potenza, per “bonificare i luoghi all'interno dei quali svolgeva sia le proprie attività istituzionali sia quelle professionali/private per rinvenire eventuali microspie" avrebbe "affidato direttamente un incarico pubblico a un tecnico, sua persona di fiducia, per realizzare l'impianto di videosorveglianza presso il Comune". Scrive anche questo il Gip motivando i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di abuso d'ufficio. "Nell'immediatezza dei fatti - si legge nell'ordinanza - il sindaco Antonio Potenza commissionava al tecnico l'acquisto e il montaggio di un impianto di video sorveglianza da installare nel proprio ufficio e da addebitare successivamente alle casse comunali, mediante l'emanazione di determina dirigenziale da parte del dirigente del III settore - Lavori Pubblici e Patrimonio del Comune di Apricena".

"Potenza - si legge ancora nell'ordinanza - ha commissionato al tecnico (senza averne alcuna competenza) l'installazione di un sistema di videosorveglianza presso la sede del Comune di Apricena, in assenza di qualsivoglia atto amministrativo da parte del dirigente competente". L'ingegnere attuale responsabile del III settore del Comune di Apricena, il 6 dicembre scorso aveva dichiarato, tra l'altro, che "agli atti non esiste alcuna delibera di giunta riguardo all'indirizzo politico per la realizzazione dell'impianto di videosorveglianza (...) Tale incarico è stato disposto dall'amministrazione comunale per le 'vie brevi' e quindi non riferito al alcuna specifica deliberazione".

I lavori sarebbero stati affidati all'imprenditore "la cui madre è risultata intestataria dell'utenza telefonica utilizzata dal sindaco". Si tratta - hanno spiegato in conferenza stampa - "di un quadro abbastanza allarmante. Anche l'escussione dei soggetti privati che hanno collaborato è stata davvero faticosa perché si è registrato un condizionamento ambientale molto forte che ha reso molto complicata l'attività di indagine. Siamo molto contenti del risultato pienamente sposato dal gip" le parole pronunciate in conferenza stampa.

E c'è di più. Nelle carte dell'ordinanza si fa riferimento anche alle presunte parole che il sindaco avrebbe pronunciato all'indirizzo dell'uomo che con la sua denuncia avrebbe dato il via alle indagini dei finanzieri: "Io uno come te l'ho già mandato in galera, a te invece ti facciamo proprio sparire per sempre e ricordati che noi abbiamo tanti soldi". Minacce, queste, che il primo cittadino avrebbe rivolto all'uomo, lo stesso che lo pare lo avesse aiutato in due diverse tornate elettorali e che si era detto 'deluso' per la casa popolare che gli era stata fatta assegnare al posto del desiderato lavoro a tempo indeterminato nell'azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti nel comune. "Quando il sindaco parlava al plurale - specifica il Gip nell'ordinanza riportando le dichiarazioni rese dal denunciante - era perché si riferiva anche all'ingegner Matteo Bianchi" finito anche lui nell'inchiesta e come il sindaco ai domiciliari, "con la famiglia del quale - scrive ancora il giudice - Potenza era legato, oltre che da vincoli familiari anche da rapporti di affari, in quanto lo stesso Bianchi, al fine di essere favorito nell'aggiudicazione degli appalti aveva aiutato il primo cittadino nella sua carriera politica".

Nell'ordinanza emessa dal gip del tribunale di Foggia si legge anche che il primo cittadino "con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, abusando della sua qualità di sindaco, con minacce implicite, costringeva una delle componenti del suo staff a rinunciare al posizionamento (primo posto) ottenuto nella graduatoria al concorso per collaboratore amministrativo o collaboratore tecnico cat. B3, bandito dal Comune, in favore di un soggetto percipiente redditi dal gruppo consiliare di Forza Italia, classificatosi terzo".

Nelle intercettazioni tra uno degli indagati e un conoscente si fa riferimento "al sindaco che oggi l'ha chiamata e ha detto tu devi rinunciare" riferendosi alla componente dello staff che ha rinunciato al primo posto in graduatoria. La donna, descritta come agitata e intercettata al telefono, con un'amica avrebbe dichiarato: "è una cosa che io non vorrei fare però sono costretta a fare". Poi, riferendosi al sindaco Potenza, avrebbe detto: “pensavo che mi metteva a posto prima che se ne andava e invece ha fatto una schifezza di quelle grandi. Praticamente quel ragazzo che sta dietro a me al concorso tramite il Comune suo, del suo paese, perché quello di Andria, ha fatto richiesta di scorrimento della graduatoria e praticamente lo vogliono prendere. Ma davanti a lui ci sono io e lui ha preso accordi con quelli la'".

Nelle carte dell'ordinanza anche l'utilizzo improprio della macchina del Comune, "guarda che mostro, sai a quanto va... quanto l'abbiamo pagata? Cento, centotrenta euro al mese paghiamo, tutte cose, tutto compreso tranne la nafta, ma questo solo la pubblica amministrazione può avere questi...". La frase è estrapolata dall'intercettazione ambientale captata all'interno della Opel Mokka di una società in leasing utilizzata dal Comune di Apricena per le esigenze d'ufficio e da Antonio Potenza "per effettuare alcune commissioni di natura privata". Nell'ordinanza, il Gip riporta due episodi in particolare valsi al primo cittadino - tra le altre - l'accusa di peculato d'uso. "Il 18 gennaio 2018 - si legge - Antonio Potenza utilizzava la vettura di servizio per recarsi al commissariato di P.S. di San Severo (...) Dopo aver terminato il servizio, il sindaco (e un'altra persona, ndr) risalivano in auto per recarsi a Foggia presso la nuova sede dell'Asl, sita in viale Fortore, per il disbrigo di una pratica curata dallo studio privato di ingegneria del Potenza, in ordine al rilascio di alcune autorizzazioni".

"Anche in questo caso - continua il giudice - l'autovettura del Comune veniva utilizzata per finalità private ovvero la realizzazione di capannoni per allevamento di pollami nell'ambito della propria attività professionale di ingegnere (...) L'uso del veicolo istituzionale per fini personali in maniera sporadica ed occasionale, integra il reato di peculato d'uso, non essendovi appropriazione 'uti dominus', atteso che la condotta crea un danno patrimoniale alla P.A. (atteso che il Potenza ha intrapreso il viaggio a San Severo e poi a Foggia, senza alcun impegno istituzionale in tali sedi, in tal modo sfruttando il carburante e il chilometraggio dell'autovettura in leasing)".

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