Tolleranza zero sui roghi in campagna: è caccia agli agricoltori che bruciano tubi in plastica, "chi lo fa è delinquente"

Dura presa di posizione della prefettura. Disposti servizi dedicati: le pattuglie delle tre forze di polizia a competenza generale sono state incaricate di individuare i roghi e risalire ai responsabili

Roghi nei campi

Dura presa di posizione di prefettura e forze di polizia contri i responsabili dei roghi in campagna. Attivati servizi dedicati per individuare i responsabili dell'inquinamento atmosferico e del suolo.

Nella mattinata di ieri, il prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, ha riunito i vertici provinciali delle forze di polizia per affrontare un annoso problema che, ciclicamente, si verifica nelle campagne della Capitanata, quello relativo all'abbruciamento dei residui delle coltivazioni, compresi i tubi per la loro irrigazione.

Tale fenomeno si presenta purtroppo puntualmente al termine di ogni ciclo produttivo di determinate coltivazioni, causando un doppio tipo di inquinamento, soprattutto quando tra i resti vegetali vengono inseriti anche i tubicini di pvc, sia dell'aria che del suolo, con inevitabili pericolosissime ricadute sulla salute di tutti.

Sono infatti ancora molto numerosi i coltivatori che, credendo di risparmiare sui costi per lo smaltimento di quei tubi, ignorano o, peggio, non si curano dei danni che provocano non solo all'ambiente, ma anche a loro stessi, in quanto le sostanze che poi infiltrano i loro stessi terreni andranno ad incidere negativamente sulla qualità dei prodotti futuri, ormai avvelenati.

Farl capire non è affatto semplice. Non così difficile, invece, dovrebbe essere il comprendere che il regolare smaltimento dei tubi in pvc a loro non costerebbe nulla di più, in quanto era stato già pagato all'atto dell'acquisto. Nel prezzo di quei manufatti, anche di quelli monouso, è infatti compreso il costo per il loro smaltimento.

È sufficiente portarli al rivenditore, che è tenuto per legge a prenderli in consegna gratuitamente, o far venire sul campo una delle ditte specializzate che, anche qui gratuitamente, li vengono a prelevare, e che poi, dopo averli lavorati, ne rivendono il materiale, per di più guadagnandoci. In buona sostanza: bruciare i tubi per l'irrigazione non ha quindi nemmeno senso. Chi continua a bruciare questa materia plastica, pertanto, commettendo volontariamente un reato, è un delinquente e come tale verrà trattato.

Questa, in estrema sintesi, la decisione sortita all'esito dell'incontro. Le pattuglie delle tre forze di polizia a competenza generale sono quindi state incaricate di individuare, nel corso dei quotidiani servizi di controllo del territorio all'esterno dei centri abitati, i roghi che, normalmente quando è ormai tramontato il sole per non farne notare il fumo, vengono accesi soprattutto all'interno dei canali irrigui, per nascondere le fiamme o le braci dalla vista di chi transita lungo le strade.

L'accertamento è inoltre semplificato dalla possibilità di procedere nei confronti di proprietari e conduttori terrieri anche in loro assenza, essendo considerati per legge comunque responsabili della vigilanza, con pesanti conseguenze sia penali che amministrative. I responsabili degli abbruciamenti illegali, pertanto, incorreranno in sanzioni ammontanti a svariate migliaia di euro, oltre che al conseguente avvio del procedimento per la loro estromissione dai contributi Agea.

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