Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Di nuovo in mano ai talebani l'Afghanistan che ha fatto piangere la Capitanata: due i foggiani morti ad Herat, Mario e Francesco Saverio

Positano perse la vita il 23 giugno del 2010 a pochi chilometri da Herat. Mario Frasca, originario di Orta Nova, mori all'età di 32 anni il 23 settembre 2011

Con la presa della capitale Kabul, l'Afghanistan è ufficialmente tornata in mano ai talebani. Un epilogo diventato quasi scontato da quando gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro delle truppe (previsto per il 31 agosto), ponendo fine a un conflitto ventennale finalizzato proprio alla estromissione dei talebani dal potere a causa del loro rifiuto di consegnare Osama Bin Laden, all'indomani dell'attentato dell'11 settembre 2001. 

Il progressivo ritiro delle truppe ha portato i talebani ad approfittare della situazione per una riconquista lampo del Paese. I miliziani islamici nella giornata di ieri hanno preso possesso di Kabul entrando nel palazzo presidenziale. L'epilogo del conflitto oltre a generare una diffusa preoccupazione a livello mondiale su quelli che potrebbero essere gli scenari futuri, ha scatenato il panico tra migliaia di cittadini afgani. 

Come riporta Today.it, con il ritorno al potere degli “studenti di religione” (il significato letterale della parola Taleban), nelle regioni controllate dai talebani è già tornato, senza bisogno di ordinanze o nuove norme ufficiali, l’obbligo del burqa insieme ad altri divieti in nome della legge islamica: le donne devono essere interamente coperte, compresi i guanti neri e il velo sul viso. Non possono uscire di casa senza un uomo di famiglia maggiorenne.

Con la loro salita al potere in Afghanistan a metà anni novanta, i talebani hanno generato una nuova forma di radicalismo islamico: vigeva la la shari'a (legge islamica). Bandirono tutte le forme di spettacolo televisivo, immagini, musica e danza. Era illegale portare la barba troppo corta o radersi del tutto mentre era severamente punito il tagliare i capelli alla moda "occidentale". Le esecuzioni pubbliche allo stadio di Kabul divennero abituali. Era stabilita la proibizione del lavoro femminile e l'esclusione delle ragazze da forme di istruzione mista.

Hanno fatto presto il giro del mondo le immagini girate all'aeroporto di Kabul, dove centinaia di afgani hanno tentato di salire sugli aerei, aggrappandosi ai carrelli. In un video si vede una persona precipitare da un C17 in volo, scena che ha fatto tornare in mente il "falling man" dell'11 settembre, quando alcune persone, per sfuggire alle fiamme dopo l'attentato, si gettarono nel vuoto. 

La fine del conflitto in Afghanistan conduce a una riflessione anche sul ruolo dell'Italia e l'utilità di supportare la missione: al di là dei fondi impiegati per le spese militari, il pensiero non può che finire ai 55 connazionali deceduti nel corso delle varie missioni in terra afgana. Tra questi, ci sono anche due foggiani, il caporal maggiore Francesco Saverio Positano e il caporal maggiore capo Mario Frasca. 

Positano perse la vita il 23 giugno del 2010 a pochi chilometri da Herat. Una morte, ufficialmente, giunta per un malore in seguito al quale il militare cadde dal mezzo militare Buffalo battendo violentemente la testa sull'asfalato e morendo. Una versione che non convinse mai i familiari, che intrapresero una lunga e sofferta battaglia legale, che solo di recente ha ottenuto i frutti sperati, con il rinvio a giudizio a carico di 8 militari, due dei quali accusati di omicidio colposo, gli altri per falsa informazione a Pubblico Ministero. Il processo inizierà in autunno, ad ottobre, dinanzi al giudice del Tribunale di Roma, competente per i reati commessi in ambito internazionale.

Mario Frasca, originario di Orta Nova, mori all'età di 32 anni il 23 settembre 2011 per un ostacolo posto al centro della carreggiata, nei pressi della base di Herat, che causò il ribaltamento del veicolo Lince su cui era a bordo con altri due commilitoni. Il 22 gennaio dell'anno seguente (in occasione del compleanno di Mario) i suoi genitori e i fratelli Francesco e Vincenzo, costituirono ’associazione onlus ‘Mario Frasca’. Un modo per tenere vivo il ricordo di Mario in chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene, ma anche per un altro fine. Ovvero tutelare il ricordo di tutti i caduti nelle missioni di pace, dal 1950 a oggi.

"Ho perso un fratello in questa terra martoriata dal terrorismo, non ho avuto neanche il tempo di riabbracciare Mario. Oggi lo faccio con l'Associazione Mario Frasca in tantissimi comuni come monito per le future generazioni. 55 Caduti in Afghanistan fanno parte della lista immensa degli oltre 170 Caduti nelle Missioni Internazionali di pace all'estero che hanno perso la propria vita per la Patria. I media oggi ci fanno vedere quanto sia triste vivere in questi territori, dove ogni minuto potrebbe essere l'ultimo della tua vita. I nostri soldati italiani sono stati 20 anni in Afghanistan. Oggi rifletto tanto Mario guardando queste immagini in Tv, di quante volte magari hai avuto paura nella tua stanza ad Herat. Sei stato un soldato coraggioso, hai saputo affrontare quel territorio con determinazione, sono fiero di te", ha scritto su Facebook Vincenzo Frasca, fratello di Mario e segretario della Onlus a lui dedicata.

Il ricordo del fratello si conclude con un appello ai sindaci di tutta Italia: "Carissimi sindaci di tutt'Italia, quando qualcuno vi chiederà di intitolare qualcosa alla memoria di un soldato o fare qualcosa che ricordi la memoria, accogliete la proposta. Vivere in quei territori non è facile. Il soldato obbedisce alle istituzioni senza sapere se un giorno farà più rientro nella propria terra, firmato il fratello di un caduto".

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