Sindacati e associazioni ‘ostacolati’ nel ‘Ghetto’. Usb: “Ogni lavoratore ha il diritto di farsi rappresentare da chi vuole”

La replica dell’Unione Sindacale di Base alla denuncia del segretario generale della Cgil Flai Foggia, rivendicando il principio dell’autodeterminazione: “Il lavoratore avrà pure il diritto di scegliere da chi farsi rappresentare, interloquire ed eventualmente aderire all’organizzazione sindacale che ritiene più vicina alle sue istanze”

Area container del ‘gran ghetto’ zona off limits: dopo le dichiarazioni del segretario generale della Cgil Flai Foggia Daniele Iacovelli, il quale denunciava l’azione di alcuni facinorosi che impedirebbero l’azione del sindacato, della Caritas San Severo, e delle associazioni di volontariato all’interno della struttura, arriva la replica dell’Usb. “Siamo sempre sorpresi quanto accadono conflitti tra lavoratori e chi presuppone di rappresentarli, in particolare quando si sostiene di aver subito minacce e azioni persecutorie e si è stati costretti a far intervenire le forze dell’ordine per consentire l’ingresso nello spazio dedicato alle attività. Maggiore stupore si prova quando si lancia un appello, rivolto ai più svariati e autorevoli soggetti, nell’evidente impossibilità di risolvere l’animosità con la consueta e tradizionale prassi del proselitismo sindacale”, scrivono in una nota congiunta Antonio Di Gemma (Confederazione Provinciale Usb) e Aboubakar Soumahoro, Coordinatore Nazionale Lavoratori Agricoli USB.

Sta circolando in questi giorni un appello rivolto alle Associazioni, al sindacato ed ai partiti politici in cui si chiede solidarietà su una vicenda che ha riguardato la comunità dei braccianti attualmente insediata presso Torretta Antonacci. Ci si riferisce ad alcuni episodi provocati da alcuni cosiddetti “ facinorosi “ che, pare, abbiano ostacolato l’accesso ad alcuni delegati dell’organizzazione sindacale Flai CGIL, impedendo loro di svolgere l’attività propria. “Siamo sempre sorpresi quanto accadono conflitti tra lavoratori e chi presuppone di rappresentarli, in particolare quando si sostiene di aver subito minacce e azioni persecutorie e si è stati costretti a far intervenire le forze dell’ordine per consentire l’ingresso nello spazio dedicato alle attività. Maggiore stupore si prova quando si lancia un appello, rivolto ai più svariati e autorevoli soggetti, nell’evidente impossibilità di risolvere l’animosità con la consueta e tradizionale prassi del proselitismo sindacale”.  

“Ma facciamo un passo indietro, a quella notte di dicembre scorso, richiamata nell’Appello, in cui, oggettivamente, l’unica organizzazione sindacale presente tra le macerie fumanti è stata l’Usb. Così è stato nei giorni successivi, quando d’intesa con la Prefettura di Foggia e tutti i soggetti istituzionali, si è affrontata la fase emergenziale, attraverso uno sforzo collettivo lodevole, per garantire il minimo della sopravvivenza, in primis, a coloro che avevano visto bruciare la loro baracca di legno e lamiere e con esse documenti e vestiario. In tale circostanza la Caritas di San Severo ha contribuito in maniera importante nella raccolta di indumenti e viveri di prima necessità e non ci pare abbia subito minacce o azioni persecutorie, tutt’altro. La distribuzione dei viveri, degli indumenti ed il servizio mensa, successivamente istituito, è stato gestito totalmente ed in maniera autonoma dagli stessi abitanti senza che si sia verificato un benché minimo problema”, spiegano i due rappresentanti dell’Unione Sindacale di Base.

“Dopo aver affrontato la fase emergenziale si è iniziato a costruire un percorso, coordinato dalla Prefettura di Foggia, condiviso tra lavoratori, USB e tutti i livelli istituzionali, che ha portato ad un oggettivo miglioramento in termini abitativi, prima in tensostrutture e successivamente in moduli abitativi, per oltre quattrocento persone, a fronte, purtroppo, di una popolazione due volte superiore. Nonostante questa insufficienza di posti, che avrebbe oggettivamente creato qualche problema nel processo di assegnazionw, non si è determinata nessuna divisione o sgretolamento del vincolo solidaristico che sussiste tra gli abitanti, frutto evidentemente di scelte democraticamente espresse e decise in assemblee fortemente partecipate dai lavoratori”.

Di Gemma e Soumahoro rivendicano l’operato di Usb: “Tutto ciò è stato possibile grazie al lavoro svolto dai nostri delegati, che quotidianamente e da qualche anno, hanno avviato all’interno della nostra linea sindacale, un percorso di riscatto dei lavoratori, di consapevolezza dei propri diritti, di partecipazione attiva alle scelte che ricadono sulle loro condizioni, fuori da qualsiasi logica di assoggettamento, attraverso il non facile ma necessario diritto all’auto organizzazione. Ci pare, insomma, che, di là di qualche atteggiamento di qualcuno, si voglia sovvertire il sacrosanto principio all’autodeterminazione singola e collettiva che si è sviluppata attraverso un processo di emancipazione dei lavoratori che va avanti da un po’ di anni e, bisogna dirlo, grazie all’azione della Usb.

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Una narrazione che riduce il tutto a quattro scapestrati che un bel giorno decidono di vietare l’ingresso ad alcuni soggetti, in una sorta di non luogo privo di identità e chiedere interventi securitari, in particolare da parte di una organizzazione sindacale, francamente ci sorprende. Rappresenta di per sé una grave e irresponsabile involuzione che porterebbe ad un arretramento del grado di consapevolezza ed una regressione nel percorso non facile di soggettivizzazione”.

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