Emergenza 'Giustizia' a Foggia, al collasso l'unico Tribunale. Agnusdei aveva ragione: "Lo ripeto dal 2011"

Da otto presidi giudiziari a un solo Tribunale, quello di Foggia. Quadruplicato il lavoro dei magistrati , coperta corta per la Provincia. Giuseppe Agnusdei: "Necessario ripristinarli"

Giuseppe Agnusdei

C’era una volta la Capitanata con 8 presidi giudiziari, due tribunali e sei sezioni distaccate. C’era, in un passato non molto lontano, una Capitanata in cui l’esercizio della giustizia avveniva in modo diffuso, dal Tavoliere al Gargano.

C’era una volta e ora non c’è più. Perché, all’esito di un inesorabile processo di impoverimento dei presidi giudiziari, nella vasta provincia di Foggia (quella giudiziaria è ancora più grande perché ricomprende anche parte della Bat) è sopravvissuto un solo Tribunale, quello di Foggia. Con tutte le criticità del caso. La mannaia che ha grossolanamente semplificato la geografia giudiziaria, infatti, ha pesantemente penalizzato il territorio, affossando il Tribunale dauno, già in affanno per mole di lavoro. Nessuna sorpresa. Il risultato di questa operazione si conosceva già. Lo dicevano i numeri (i rapporti di carichi processuali, numero abitanti e chilometri), che non lasciavano dubbi sulla situazione che si sarebbe creata con il maxi-accorpamento. Lo diceva, ben 8 anni fa, Giuseppe Agnusdei, presidente del Coordinamento Nazionale per i Tribunali Soppressi.

Agnusdei come siamo arrivati a questo punto?

A causa di un processo iniziato nel 2011, quando il Governo ricevette la delega dal Parlamento per procedere ad una revisione delle circoscrizioni giudiziarie; nel ricevere questa delega, il Governo avrebbe dovuto provvedere ad una rimodulazione (che poi significò riduzione) di Tribunali e Sezioni Distaccate: all’epoca, in Italia, c’erano 165 Tribunali e 220 Sezioni distaccate. Nel Foggiano, come sappiamo, è stato chiuso il Tribunale di Lucera e tutte le Sezioni distaccate (Apricena, San Severo, Rodi Garganico, Cerignola, Manfredonia e Trinitapoli), tutte sezioni corpose. L’intero carico si è quindi riversato sul Tribunale di Foggia (che già era in affanno), che da una utenza di 200mila abitanti (Foggia più il comprensorio del subappennino meridionale) è arrivato a gestire un carico processuale notevolissimo, relativo ad una popolazione di 670mila abitanti. Dopo Roma, Milano e Napoli, infatti, Foggia è al quarto posto per numero di procedimenti.

Quali sono le difficoltà concrete con cui ci si misura ogni giorni nella cittadella della giustizia di Foggia?

Sono tantissime. Oltre a quelle facilmente comprensibili relative a logistica, infrastrutture e distanze, tutto ciò implica che le durate dei procedimenti siano maggiori; implica che ci siano enormi difficoltà nell’attività repressiva prima e giudicante poi. Inoltre, avere una sola Procura (insediata a Foggia) con cui le forze dell’ordine che devono conferire continuamente spostandosi anche dall’estremo Gargano (280 km tra andata e ritorno) incide notevolmente sulle attività di indagine e di intervento. Data la carenza di personale rispetto alle incombenze da seguire è tutto molto complicato: si devono fare davvero i salti mortali per convalidare fermi, arresti, sequestri. E’ un problema grosso. Che rende più difficile la gestione dell’ordine pubblico.

Traduciamo queste criticità in numeri…

Il Tribunale di Foggia conta in media 55mila procedimento all’anno, come pendenza attuale. Ogni magistrato ha un carico di 2mila procedimenti a proprio onere (la media nazionale è di ‘appena’ 500). Quindi, a Foggia, ogni magistrato ha un carico di lavoro quadruplicato rispetto ad altri uffici. Nonostante la produttività sia altissima - ne dobbiamo dare atto - i numeri sono troppo elevati perché questa produttività possa far vedere i suoi effetti nell’immediato.

Quanto questa situazione ha pesato (e pesa tutt’ora) nella lotta alla criminalità, sia essa comune o organizzata?

Tanto. Troppo. C’è la necessità di un interesse maggiore per quella che è la situazione della Capitanata, che è una emergenza nazionale. In questo periodo abbiamo l’attenzione dello Stato (penso all’invio di uomini delle forze dell’ordine, la prossima apertura della Sezione DIA a Foggia, l’ampliamento di organici con 3 nuovi magistrati alla giudicante e altrettanti alla Procura). Però i numeri che ha Foggia sono talmente grandi che - sono 8 anni che lo ripeto - è necessario recuperare i presidi di giustizia.

Foggia ha un grande paradosso: ha ottima facoltà di Giurisprudenza, ha un’ottima tradizione giuridica eppure non riesce a ‘trattenere’ magistrati sul territorio (sono tutti di passaggio) per svolgere un lavoro che necessità una conoscenza profonda dei meccanismi criminali e sociali. Quanto dipende da queste criticità?

L’osservazione è pertinente. Sicuramente per un magistrato è più agevole lavorare altrove. Foggia sconta problematiche e gravosità che non si registrano in altri tribunali. Ma credo sia anche umanamente comprensibile…

Riprendendo la sollecitazione del procuratore Vaccaro, il sindaco di San Severo Miglio non ha perso tempo e ha messo un edificio a disposizione di una possibile sezione distaccata del Tribunale, a San Severo. Tecnicamente, qual è l’iter da seguire?

Sotto il profilo normativo ci potrebbe essere una corsia preferenziale. Vi era una disposizione (che però non è mai stata impiegata) che prevedeva, con i decreti legislativi che avevano imposto la soppressione di uffici giudiziari, la possibilità di utilizzare ugualmente strutture e plessi immobiliari finché non si trovassero soluzioni logistiche idonee presso i tribunali accorpanti. Quindi, la proposta sarebbe fattibile attraverso non un intervento legislativo parlamentale, ma di natura amministrativa (da parte del Ministero). Si tratta, peraltro, di immobili di proprietà dei comuni, quindi ci sarebbe anche un abbattimento a livello di oneri per il Ministero. Un intervento ministeriale consentirebbe, quindi, di poter utilizzare questi palazzi per defalcare il carico di processi, anche perché, per carenza di aule a Foggia, i magistrati che pure potrebbero tenere più udienze (e quindi trattare più procedimenti) non possono farlo perché non vi sono gli spazi.

Insomma, sarebbe una boccata d’ossigeno.

Esatto. Ma bisogna guardare anche un po’ oltre. Il secondo passaggio dovrebbe essere (altrimenti vuol dire che non si coglie l’esigenza della provincia) ripristinare formalmente i presidi giudiziari. Ma per questo ci vuole intervento di natura normativa, quindi o legge del Parlamento o delega del Parlamento al Governo. Infine, sarebbe auspicabile, come ulteriore passaggio, quello agli uffici superiori. Noi siamo parlando di Tribunale, ovvero di primo grado di giudizio. Il terzo passaggio della ‘road map’ della geografia giudiziaria dovrebbe essere l’istituzione di una sezione di Corte d’Appello, cosa che ci farebbe avere il Tribunale Amministrativo Regionale, la sezione della Corte dei Conti e del Tribunale per i minorenni. Poiché la giustizia è un servizio nazionale, costituzionalmente garantita, la coperta non deve essere corta per noi, ma distribuita come avviene in altre province e regioni.

In attesa della svolta, sulla spinta della manifestazione dei 20mila ‘no’ alla mafia e malaffare, ci si organizza dal basso per creare una rete dei Presidi civili antimafia. Questo stesso entusiasmo, questa stessa determinazione può essere sfruttata per rivendicare e pretendere ciò che è stato tolto. Insomma, ora o mai più?

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