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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca

Emergenza giustizia infinita in Capitanata. L'avv. Agnusdei: "Situazione grave, urge una svolta"

Il punto del presidente del Coordinamento Nazionale per i Tribunali Soppressi che invoca una mobilitazione unitaria: "Bisogna intervenire per rivedere la presenza e la disposizione dei presidi giudiziari in Capitanata, e questo lo si può fare se vi è convergenza politica e istituzionale”

Passano gli anni e nulla cambia. O, almeno, non in positivo. L’esercizio della giustizia in Capitanata resta fermo al palo, relegato al solo Tribunale di Foggia, con i suoi riconosciuti limiti e criticità (dall'edilizia alla logistica). “Siamo ancora al punto di partenza”, commenta amareggiato l’avvocato Giuseppe Agnusdei, presidente del Coordinamento Nazionale per i Tribunali Soppressi, tra i più fervidi animatori delle iniziative per il ripristino di una congrua geografia giudiziaria in Capitanata.

Dal 2013 (anno del decreto taglia-Tribunali) ad oggi, Agnusdei non è stato a guardare: “Credo di essermi rivolto al Ministero almeno 70 volte, cercando di curvare l’argomento sempre e solo sul tecnico senza mai sconfinare in altri settori che non mi appartengono. Ma ora serve una svolta decisa”, spiega mentre avvia i lavori per una “mobilitazione unitaria”, che deve prevedere il “coinvolgimenti attivo dei nostri rappresentanti in Parlamento, essendo il servizio e la disciplina della Giustizia di competenza nazionale”.

Non ci sono percorsi alternativi. Questo lo mette subito in chiaro: “E’ necessaria una disposizione del Parlamento, dunque una legge parlamentare, o una delega dello stesso in favore dell’esecutivo, affinché si possa intervenire, con vari decreti legislativi, sull’attuale assetto dei presidi giudiziari”. Sul punto, però, tutte le iniziative e le interlocuzioni finora avviate hanno fallito. E questo nonostante i numeri (delle pendenze in tribunale, delle progressive chilometriche e dell’avanzamento della criminalità sul territorio) siano chiari e condivisi a più livelli. Allora forse è necessario cambiare l’oggetto della richiesta.

Se non è possibile recuperare lo status quo ante (ritornare, cioè, a quando nel Foggiano erano attivi 8 uffici, ovvero due tribunali e sei sezioni distaccate), si deve pensare ad una nuova organizzazione dell’esercizio della giustizia in Capitanata, “una nuova visione che non mortifichi l’attività giudiziaria e che apra il territorio anche al secondo grado di giudizio”, spiega. Quali sono, quindi, le necessità? “Abbiamo bisogno senza dubbio di un altro tribunale, e di alcune sezioni distaccate che accorcino le distanze giustizia-territorio. Ma c’è bisogno anche di una sezione di Corte di Appello, di cui non possiamo fare più a meno. Questo significherebbe attivare, a cascata, altre strutture investigative e di polizia giudiziaria, fondamentali per il nostro territorio infestato dalla cosiddetta Quarta Mafia”.

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La chiamata alle armi, però, deve essere condivisa anche sull’asse verticale. Segnali in tal senso non mancano. Recentemente, si era espresso nei medesimi termini anche il sindaco di Cerignola, Francesco Bonito (qui la sua lettera aperta). “E’ necessario il coinvolgimento della politica regionale e nazionale, delle amministrazioni comunali, delle istituzioni del tribunale (presidenza, procura, ordine degli avvocati) e anche l’associazionismo forense può fare la sua parte”, aggiunge Agnusdei. Ad oggi non ci sono ancora iniziative sul tavolo, “ma sono in itinere” assicura. “E’ una azione che andrà pianificata bene e con attenzione”. Non sono ammessi passi falsi, insomma

“E’ chiaro che senza congrui interventi di prevenzione sarà difficilissimo estirpare la mala pianta della criminalità. Nel contempo, è necessaria la revisione delle modalità con cui lo Stato sta ‘gestendo’ il servizio giustizia nella nostra provincia. Bisogna quindi intervenire per rivedere la presenza e la disposizione dei presidi giudiziari in Capitanata, e questo lo si può fare se vi è convergenza politica e istituzionale”, spiega. “In Italia, ormai non da poco, alle tre regioni che già erano nella morsa della criminalità organizzata, si è aggiunta la Puglia, soprattutto a causa delle organizzazioni che operano nella Capitanata. Quanto ai presidii di giustizia nelle zone ‘interessate’ da mafia, camorra e n'drangheta, cioè Campania, Calabria e Sicilia, vi sono trentacinque tribunali e otto Corti di Appello, e Dio sa quanto siano necessari quegli uffici giudiziari”

“Figuriamoci quanto ve ne sia bisogno nel Nord della Puglia, la Capitanata, dove insiste, con settecentomila abitanti e settemiladuecento chilometri quadrati, un solo tribunale, dopo la drastica riduzione degli uffici voluta dalla riforma della geografia giudiziaria, con conseguente chiusura - ed accorpamento a Foggia -, del tribunale di Lucera e delle sezioni distaccate di tribunale che avevano sede in Apricena, Cerignola, Manfredonia, San Severo, Rodi Garganico e Trinitapoli. Il passaggio, nella nostra Provincia, da otto uffici giudiziari ad uno solo, ha comportato un danno incommensurabile al territorio ed al suo tessuto sociale, oltre che economico. Le distanze (non solo logistiche) da colmare sono enormi, la lontananza dello Stato e delle sue istituzioni dal cittadino si avverte pesantemente. Ci vuole una decisa svolta”, conclude.

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