Uno strazio durato 98 giorni: ucciso da un treno ma i familiari non sanno nulla (avevano denunciato scomparsa)

Il caso di Giovannino Sepielli, 81enne morto lo scorso 4 ottobre (giorno in cui fu denunciata la sua scomparsa), la cui identificazione è avvenuta il 17 dicembre. Ma alla famiglia la morte dell'uomo è stata comunicata soltanto il 10 gennaio

Una donna viene convocata dai carabinieri di Limbiate (comune in provincia di Monza Brianza), che le notificano la morte del padre, di cui si erano perse le tracce dal 4 ottobre. E’ il 10 gennaio. Cosa c’è di strano? L’assurda anomalia sta nel fatto che il padre, Giovannino Sepielli, 81enne originario di Troia, era morto il giorno della sua stessa scomparsa, il 4 ottobre, dopo essere stato investito da un treno. L’uomo è rimasto in obitorio per 98 giorni prima che la sua morte venisse comunicata ai familiari.

Ma ripartiamo dal principio. Dalla segnalazione della scomparsa di Giovannino, da parte della figlia Rosanna e della moglie di Giovannino. Il primo appello, raccolto dalla redazione di ‘Chi l’ha visto’ è datato 5 ottobre. Nel corso della trasmissione in onda su Raitre, si vedono le ultime immagini di Giovannino, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della stazione di Milano Cadorna: indossa un cappellino e, sotto il braccio, trasporta un cartone arrotolato che è solito poggiare sulle panchine per non sporcarsi i pantaloni. Gli appelli da parte dei familiari e della trasmissione di Raitre si susseguono. Ma di Giovannino non si hanno notizie. Sembra svanito nel nulla.

Il caso su 'Chi l'ha visto'

Dopo alcuni giorni arrivano le prime segnalazioni. Alcune ragazze dicono di averlo incontrato alla stazione di Cadorna: “Gli abbiamo scritto delle indicazioni su un foglietto per raggiungere la stazione centrale e prendere il treno per Foggia”. Un’altra rivela lo stato di agitazione dell’uomo: “Lo abbiamo accompagnato alla metro, gli abbiamo comprato il biglietto all’edicola, e poi dopo avergli dato indicazioni, lo abbiamo visto superare il tornello e incamminarsi verso la direzione della metro ‘Cologno Nord’, quella che conduce alla stazione centrale”.

Insieme ai giorni passano i mesi, di novità non se ne vedono. Almeno fino all’11 gennaio, quando la figlia di Giovannino, interviene telefonicamente durante la striscia quotidiana della trasmissione, annunciando la morte del padre, notificatole dai carabinieri la sera prima. Ma a rendere più dolorosa la vicenda sono le rivelazioni della donna. Sì, perché Giovannino è morto lo stesso giorno della sua scomparsa, il 4 ottobre. Ma nessuno si è posto il problema di risalire subito all’identità dell’uomo, né di effettuare un controllo al registro delle persone scomparse. Il suo corpo giace all’obitorio civico di Milano. L’identificazione avverrà soltanto il 17 dicembre, quando viene effettuato l’esame autoptico, grazie a un pacemaker impiantato nel petto di Giovannino, dal Centro Cardiologico Monzino. “C’è una macchina che non funziona. Con una scomparsa notificata a livello nazionale, non è possibile che in seguito a un incidente del genere nessuno si posto il problema di capire chi fosse quell’uomo. Aveva pochi soldi con sé, non poteva essersi allontanato più di tanto”, fa presente la figlia Rosanna.

Ma perché dall’identificazione alla notifica della morte sono passate altre tre settimane? “Ogni ufficio ha delle competenze e tempistiche, ma ognuno pensa al suo orticello – accusa la donna –, l’istituto di medicina legale mi ha spiegato di non avere l’autorità per notificare l’identità dell’uomo, questa cosa è sconvolgente”. Spiegazioni per nulla digeribili, anche perché 3 settimane dall’identificazione, si fanno fatica a comprendere: “Le autorità si sono fatte le feste natalizie, prima di avvertirci”, l’amara chiosa della donna.

Durissimo il commento dell’avvocato Antonio La Scala, presidente di Penelope, associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse: “La vicenda di Giovannino certifica il fallimento della macchina organizzativa che si occupa delle persone scomparse. E’ assurdo che debba passare così tanto tempo dal ritrovamento del cadavere alla comunicazione della morte. Si trattava di un ottantenne con un pacemaker, quanti ce ne potevano essere in Lombardia? Era una ricerca che si poteva concludere in 48 ore. Questa macchina deve avere dei conducenti diversi, l’apparato di pubblica sicurezza ha fallito su tutta la linea. Qui continuiamo a raccogliere cadavere su cadaveri di povera gente. Si dovrebbe almeno riuscire a evitare lo strazio e la sofferenza dei familiari”.

“Mi auguro che Rosanna vada avanti nella sua battaglia, perché c’è chi ha sbagliato e deve pagare”, rincara La Scala, che chiude con una provocatoria ma legittima considerazione: “Se al posto di Giovannino ci fosse stata una persona appartenente a una famiglia di prestigio o con ruoli importanti, non ci sarebbe stata la stessa dinamica nelle operazioni di ricerca e identificazione. E’ inaccettabile”.

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