Se questa è vita: ecco il ghetto dove la realtà supera la fantasia

Ecco il 'Ghetto dei Bulgari' situato a pochi chilometri da Foggia, tra Borgo Tressanti e Borgo Mezzanone, dove alcune notti fa in seguito ad un incendio ha perso la vita un ragazzo di vent'anni

Il Ghetto dei Bulgari, i rifiuti che bruciano

Vivono nel fango, dormono sotto l’amianto, camminano tra i topi che scorrazzano su quintali di rifiuti ammassati vicino le “abitazioni” e pronti per essere bruciati, fanno i bisogni all’aperto in latrine di fortuna, respirano aria putrida, non sono riconosciuti e in alcuni casi nemmeno riconoscibili, non vogliono tornare nel loro paese (“meglio qui che in Bulgaria”), si sporcano le mani nei campi - a tre euro l’ora - e vorrebbero un futuro migliore per i propri figli. E ci tengono a sottolineare quel diritto finora negato.

Per Lara e per tutti i bambini dell’insediamento abusivo sorto otto anni fa tra Borgo Mezzanone e Borgo Tressanti – il ribattezzato ‘Ghetto dei bulgari’ - i genitori sognano tutt’altra vita che questa. Ma in quelle condizioni - nonostante i continui aiuti di don Francesco Catalano, Anelia Genova e Antonio Scoppeliti su tutti, di Solidaunia, Anolf e Caritas - è impossibile voltare pagina. Sono cittadini europei, come noi. Eppure vivono in un ghetto, come nulla fosse, fino a qualche giorno fa nell’indifferenza generale.

Lì, dove i diritti vengono ignorati, la dignità calpestata e dove insistono reati gravi - dalla ricettazione alla prostituzione – alcune notti fa ha perso la vita Ivan, 20 anni, invisibile fino al ritrovamento del suo corpo carbonizzato. Un incendio, divampato per cause ancora in corso d’accertamento, gli ha strappato l’ultimo diritto a lui garantito, la vita.

Ma che vita era o sarebbe stata per Ivan? Sì, che vita sarebbe stata in quel tugurio, che l’illegalità, i principi mai garantiti e l’abbandono, di anno in anno hanno trasformato in un campo di battaglia? Sembra di stare dall’altra parte del mondo, nei luoghi martoriati dalle bombe, ma siamo in provincia di Foggia, non lontano dalla città capoluogo. Anche questa è guerra e la stiamo trasmettendo.

Ci sono macchine distrutte, capovolte e incendiate, cani e gatti ridotti alla fame, oggetti rotti e sepolti nel fango, sporcizia dappertutto, ci sono le ceneri di un ragazzo di vent’anni. C’è la disperazione che non fa rumore, la rassegnazione di chi al male ha preferito il peggio, ci sono gli occhi dei bambini, che giocano e sorridono, nonostante tutto. C’è un’aria irrespirabile, un silenzio profondo, c’è che qui la realtà supera la fantasia (cit. Don Francesco).

E quello dei cittadini di etnia rom in contrada Pescia – di fronte all’inceneritore Marcegaglia - non è l’unico ghetto: ci sono il ‘Gran Ghetto’ nelle campagne di San Severo, i ghetti ‘Borgo Tressanti e Borgo Libertà’ in agro di Cerignola, c’è il denominato ‘Cicerone’ ad Orta Nova e il ‘Pista Cara’ a Borgo Mezzanone. Ci sono migliaia di persone schiavi di un presente il cui reato più grave è appartenuto alle istituzioni, a chi sapeva, poteva, ma ha lasciato inspiegabilmente correre.

Rotto il silenzio sul ‘Ghetto dei bulgari’, alcuni giorni fa Prefettura e Magistratura Minorile hanno messo su un tavolo che monitorerà e solleciterà l’attuazione di interventi volti a prevenire l’insorgenza di problematiche sanitarie, la legalità, la sicurezza nei rapporti di lavoro, ad attivare percorsi di integrazione e di inclusione sociale soprattutto a favore dei tanti minori presenti nel ghetto, ma anche di accompagnamento per il rientro volontario in Bulgaria.

Caritas, Emmaus, Anolf e Solidaunia continueranno ad offrire il loro prezioso apporto di sempre, i piccoli usufruiranno di un servizio mensa e di attività parascolastiche. Imboccata quindi la strada che ci auguriamo restituisca un principio dignità nell’insediamento della vergogna, e garantisca quelli della legalità e dell’ordine pubblico, la domanda sorge spontanea. Il ghetto che fine farà?

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