Oggi anch’io mi chiamo Gennaro Tedesco

Gennaro Tedesco, giornalista di San Giovanni Rotondo de 'Il Fatto del Gargano', è stato vittima di un attentato incendiario. Ha ricevuto la solidarietà di Sandro Ruotolo

Gennaro Tedesco

Immaginate se una notte, intorno alle 3, i carabinieri vi citofonassero per dirvi che la vostra autovettura sta andando a fuoco. Per un istante mettetevi nei panni di chi quei momenti li ha vissuti e li ha dovuti condividere con gli affetti più cari, cercando persino di rassicurarli – nel pieno del rogo – che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Chi fa il giornalista – a maggior ragione se sul Gargano – è consapevole di essere sotto il tiro della malavita (e non solo), conosce i rischi del mestiere, è bersaglio facile di ricatti, intimidazioni e soprusi.

Mettetevi nei panni di Gennaro Tedesco, giornalista di una testata on line di provincia che con sguardo critico e attento, da un po’ di anni racconta le vicissitudini di una città – San Giovanni Rotondo – dove c'è sempre qualcuno o qualcosa disposto ad ostacolare quel processo di crescita civile e sociale di cui anche la Capitanata – arida, esasperata, violentata e rabbiosa – avrebbe fortemente bisogno. Quel processo che ‘Il Fatto del Gargano.it’ porta avanti con determinazione, in un luogo ostile, impervio e insidioso.

San Giovanni Rotondo – checché ne dica il sindaco Pompilio - non è un’isola felice. Non lo è mai stata. Peraltro, da un po’ di anni troppi interessi e spiriti esigenti hanno spostato l’attenzione dei cattivi – direttamente o indirettamente - su chi prova a fare le pulci all’amministrazione comunale o semplicemente a raccontare uno spaccato di società (in)civile, percepito e vissuto. Un compito banale (si fa per dire) messo a dura prova da un territorio che sconta l’incapacità della classe dirigente e politica di guidare la popolazione al cambiamento e che paga a caro prezzo un handicap culturale che alimenta l’emergere di nuove forme di potere dal basso - che disorientano e isolano il ceto medio - ma contestualmente condizionano le governance.

Ma il giornalista in fondo chi è? Un “giornalaio” per i più simpatici, una figura da contrastare per i violenti, da eliminare per i mafiosi, se gli va bene è uno che scrive e inventa cavolate. Un amico (che talvolta non ha nemmeno un amico per bere un caffè), una persona normale. Uno che non le manda a dire, che legge la realtà nuda e cruda così com’è, che solleva dubbi, propone iniziative, esorta a prendere provvedimenti, che si fa portavoce delle fasce più deboli della comunità, difende gli ultimi, racconta il disagio, denuncia aspetti poco chiari, chiede risposte. E’ un professionista che fa delle rinunce importanti. E' Sandro Ruotolo, noto giornalista sotto scorta, che si precipita nella città di San Pio per abbracciare un collega di provincia.

E’ un intermediario tra i cittadini e le istituzioni. E’ il messaggio. E’ un operaio dell’informazione che lavora in trincea, ai margini, in periferia, in solitudine. E’ chi come Gennaro Tedesco avverte l’obbligo civile-morale di scartavetrare i ruvidi muri eretti dal potere, sente il dovere di informare la città su ciò che sta accadendo e in più di un’occasione si sostituisce alle istituzioni nella lotta al malaffare e all’illegalità.

Gennaro Tedesco è chi antepone alla propria vita gli interessi dei cittadini, chi raccoglie e descrive il dolore che proviene dalle retrovie, chi percepisce il disagio e lo racconta; è chi scrive di notte e di notte si sveglia perché un vigliacco ha dato alle fiamme la sua macchina. Oggi anch’io mi chiamo Gennaro Tedesco.

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