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Trattenne indebitamente tributi per 23 milioni: il foggiano Tavasci (ex Gema) condannato anche in appello

La sentenza della terza sezione della Corte d'Appello di Bari è stata pronunciata martedì pomeriggio. Confermato il reato di peculato. La difesa farà ricorso in Cassazione. La vicenda partita dalle segnalazioni di alcuni Comuni

Avrebbe trattenuto indebitamente per sei anni quasi 23 milioni di euro di tributi riscossi da 45 enti , invece di riversarli nelle loro casse. Colpevolezza confermata nel processo d’appello per l’imprenditore foggiano Lanfranco Tavasci, ex amministratore della Gema, società – poi fallita- di riscossione tributi.

 Con sentenza pronunciata martedì scorso dai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Bari, Tavasci è stato riconosciuto colpevole del principale capo di imputazione contestato, peculato, e di alcuni reati societari. E’ stato invece assolto da due imputazioni relative a questioni societarie. La pena comminata è lievemente inferiore a quella sancita in primo grado: 3 anni e 2 mesi (erano 3 anni e 5 mesi). Per l’accusa di associazione per delinquere era stato già assolto in primo grado.

Confermata dunque la condanna a risarcire i danni a circa venti enti costituitisi parte civile, già disposta in primo grado, seppur con una riduzione dell’importo della provvisionale nella misura del 20% degli importi indicati nel capo d’imputazione, e comunque non superiore ai 50mila euro.

L’ex società di riscossione tributi poi fallita, tra il 2006 e il 2012 avrebbe trattenuto indebitamente 22 milioni, 719mila e 550, invece di riversarli nelle casse di 45 enti locali per conto dei quali aveva incassato imposte e tasse, secondo la tesi accusatoria contestata dalla difesa: si tratta di 36 comuni della Capitanata, 4 di Salento e provincia tarantina, 1 sardo, le 3 amministrazioni provinciali di Foggia, Barletta e Taranto, e l’Acquedotto pugliese.

L’indagine condotta dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria partì dalle segnalazioni di alcuni comuni sul mancato incasso dei tributi riscossi per loro conto dalla «Gema», società poi fallita. L’inchiesta sfociò prima nell’arresto di Tavasci e dell’ex amministratore delegato eseguiti il 7 luglio del 2012, quindi nell’incriminazione di 8 imputati (4 condannati, 3 assolti).

La difesa farà ricorso in Cassazione contro il verdetto di secondo grado.

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