Il nome dell’on. Di Gioia nell’inchiesta del caveau: conosceva Bonalumi?

In un articolo di Giuseppe Caporale apparso su Repubblica.it, si parla del ruolo di intermediatore che Di Gioia avrebbe avuto con Bonalumi, per la restituzione della refurtiva di una cassetta di sicurezza, al titolare

Lello Di Gioia

Sta facendo discutere l’articolo apparso questa mattina su Repubblica.it a firma di Giuseppe Caporale, sui rapporti – presunti o tali – di conoscenza tra l’on. Lello Di Gioia e Olinto Bonalumi, per gli inquirenti la mente della banda che nel 2012 svaligiò il caveau del Banco di Napoli. Tra i due – secondo quanto sarebbe emerso – ci sarebbe più che una conoscenza. Infatti il nome del parlamentare eletto nelle liste del PD in Sardegna, sarebbe comparso sull’informativa della squadra mobile, secondo la quale “Di Gioia si adoperò per far aver indietro una parte della refurtiva a una delle vittime della rapina, titolare di una delle tante cassette di sicurezza saccheggiate in quel colpo”.

Dalle carte di ‘Goldfinger’, l’operazione che ha portato all’arresto di 14 soggetti, emergerebbe il ruolo di intermediatore della trattativa di Lello Di Gioia. Ad incastrarlo sarebbe stata “una cimice sistemata nell'auto di Bonalumi e Federico De Matteis il 4 maggio del 2012” e l’intercettazione di una telefonata tra Bonalumi e Di Gioia che di lì a poco si sarebbero incontrati nel palazzo dell’esponente socialista originario di San Marco La Catola per ben due volte, la seconda per la riconsegna di parte della refurtiva di una cassetta di sicurezza svaligiata, del titolare, che, per riaverla, si sarebbe rivolto all’onorevole.

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Nel pezzo di Repubblica.it si precisa che Lello Di Gioia non è indagato, “ma secondo il rapporto della polizia, conosce e scende a patti coi delinquenti”. 

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