Coldiretti: “Furti di rame rischiano di spopolare le nostre campagne”

Donnini: “costante presidio del territorio con l’impiego dell’esercito, un controllo capillare dei possibili centri di ricettazione e l’inasprimento delle pene per i malviventi

Cavi di rame recuperati

Ancora una volta Coldiretti si vede costretta a porre all’attenzione delle istituzioni l’increscioso fenomeno dei furti di cavi di rame nelle campagne della Capitanata. In questi giorni purtroppo i malviventi sono tornati a colpire dopo un periodo di relativa tregua, provocando danni ingenti agli imprenditori agricoli.

Per questo motivo il presidente della Coldiretti Salcuni lancia l’ennesimo S.O.S. al Prefetto di Foggia. “Non abbiamo avuto ancora il piacere di incontrare la dott.ssa Latella che, sicuramente, provenendo da una terra  difficile qual è la  Calabria  avrà tutta la necessaria esperienza per fronteggiare questi fenomeni malavitosi. Questa volta però saremo irremovibili nel chiedere interventi duraturi nel tempo, finalizzati una buona volta a stroncare questo fenomeno, veramente indegno di un Paese civile”.

Da oltre un anno - riferisce il direttore dell’organizzazione agricola Donnini - Coldiretti sta insistentemente chiedendo interventi risolutivi per stroncare il fenomeno.  Purtroppo, dopo un periodo di relativa tregua, anche a seguito di una maggiore attenzione al fenomeno da parte delle forze di polizia imposta dall’allora sottosegretario agli Interni on. Mantovano e dal vice capo della Polizia Prefetto Cirillo, ai quali Coldiretti Foggia presentò in maniera dettagliata l’entità del fenomeno in un incontro avuto al Viminale, oggi assistiamo ad una importante recrudescenza del fenomeno per debellare il quale non sono purtroppo sufficienti gli attuali spiegamenti di forze dell’ordine sul territorio che  hanno portato a sporadici risultati in termini di catture in flagranza di reato (quasi sempre di soggetti dell’est Europa) e di recupero della refurtiva”

Donnini chiede un costante presidio del territorio con l’impiego dell’esercito, un controllo capillare dei possibili centri di ricettazione e l’inasprimento delle pene per i malviventi  “che non possono, così come succede ora, essere rilasciati dopo 24 ore ed avere così la possibilità di reiterare il reato”.

Non è tollerabile, conclude Donnini, che in un paese civile gli agricoltori debbano organizzarsi di notte e fare le ronde per controllare il territorio, con il rischio concreto (e purtroppo è già successo) di vedersi coinvolti in  conflitti a fuoco trovandosi di fronte a gente assolutamente senza scrupoli. E’ giunta quindi l’ora che lo Stato dia un segnale forte per debellare definitivamente questo odioso fenomeno che rischia di contribuire in maniera sostanziale allo spopolamento delle nostre campagne, atteso il clima di esasperazione che ormai serpeggia sempre più fra i nostri agricoltori

 

 

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