Imprenditori agricoli foggiani in rivolta: “Non ci sentiamo al sicuro, ora ci vuole l’esercito”

Circa duecento titolari di aziende agricole riuniti nel comitato presieduto da Pietro Di Mola, hanno avanzato delle proposte: dal reato di "furto di mezzi agricoli" alla modifica dell'art. 52 del codice penale sulla legittima difesa

Immagine di repertorio

Bande di criminali mettono a repentaglio la sicurezza nelle aree rurali della Capitanata. C’è allarme e preoccupazione tra i circa duecento titolari di aziende agricole che il 23 settembre del 2015 hanno costituito il ‘Comitato per la Legalità e la sicurezza in agricoltura’ e che sono tornati a riunirsi il 29 gennaio dopo aver constatato l’assenza delle cariche istituzionali pubbliche preposte a garantire la sicurezza nel territorio foggiano.

Dalle testimonianze rilasciate dagli associati alla presenza del presidente Pietro Di Mola, ne è venuta fuori una fotografia tutt’altro che rassicurante, vale a dire di un aumento esponenziale di furti di mezzi agricoli, gasolio e cavi di rame e dell’assenza delle forze dell’ordine “forse per carenza di organico e di mezzi”, che ha consegnato di fatto il territorio nelle mani di bande criminali che nottetempo agiscono indisturbate: “Per noi del comitato l’investimento sulla sicurezza è una priorità alla pari di altre riforme alle quali si sta lavorando”.

Per questo motivo il comitato ha scritto al presidente della Repubblica, a Renzi, ad Alfano, al prefetto, al procuratore, al questore e al comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, sottolineando inoltre “che la situazione che si è venuta a delineare, non solo non consente nuovi investimenti ma sta mandando in fumo investimenti già effettuati ed in gran parte finanziati con il PSR 2007/2014 da poco concluso. A tal proposito vogliamo evidenziare che la situazione attuale determina un circolo vizioso attraverso il quale la CE finanzia l’acquisto di mezzi agricoli per migliorare la competitività delle aziende agricole, ma in realtà tali finanziamenti finiscono nelle tasche della malavita. Possiamo tranquillamente affermare quindi, che nel desolante vuoto istituzionale in cui versa il nostro territorio, ad oggi la principale beneficiaria dei fondi pubblici è la criminalità e considerato che il PSR 2014/2020 sarà a breve operativo, auspichiamo che lo Stato prenda provvedimenti urgenti al fine di evitare il perdurare di una situazione aberrante come quella descritta.

Per questa serie di motivi sono state avanzate delle proposte: a partire dalla richiesta d’assunzione di uomini e donne nelle Forze dell’Ordine, “bandendo un maxi concorso per assumere almeno 10mila unità, cosa che non si fa da molti anni e che ha creato un deficit nelle forze dell’ordine di almeno 40.000/45.000 unità in un momento storico che vede il dilagare della criminalità”.

Per gli imprenditori agricoli iscritti al comitato, in attesa di tali provvedimenti, “è doveroso l’impiego dell’esercito, così come già avviene in altre città d’Italia, in base a quanto previsto dalla Legge 125/2008 che ha convertito il d.l. 92/2008, recante misure urgenti in materia di pubblica sicurezza, la quale ha autorizzato, per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, l'impiego di un contingente di personale militare delle Forze Armate. La nostra provincia meritava già da tempo tale intervento ma purtroppo le nostre autorità locali non hanno mai provveduto in tal senso. Chiediamo con forza l’impiego di tale contingente  per arginare una situazione di emergenza che rischia di mettere in ginocchio le nostre aziende ed un territorio che vive prevalentemente di agricoltura. Si vuole ricordare che in alcune città (vedi Padova) tale provvedimento è stato già adottato ed è operativo da diversi anni. Lungi dal voler fare paragoni con altre realtà non comprendiamo perché le nostre Autorità locali, al solo sentire la parola Esercito inorridiscano, quando in una situazione di emergenza come la nostra bisognerebbe mettere in campo tutti i mezzi a disposizione per fronteggiarla”

E poi ancora, “la formazione di un pool di inquirenti, appartenenti alla P.G., presso il Tribunale di Foggia con un P.M. che coordini il lavoro, tenti di individuare i componenti delle varie bande facendo ricorso ai vari sistemi di indagine (intercettazioni telefoniche ed ambientali, sollecitazione di fonti informative e collaborazione con le forze dell’ordine locali) al fine di assicurarli alla giustizia;

La configurazione di un nuovo titolo di reato, quello di “furto di attrezzi agricoli” con pena prevista da 8 a 12 anni di reclusione (tanti nuovi reati il Legislatore ha creato in questi ultimi tempi per arginare fenomeni che il comune sentire ha evidenziato: il reato di stalking, omicidio stradale, femminicidio, ecc.);

La modifica dell’art. 52 codice penale – legittima difesa – nei termini che riguardano il comma 2 lettera b, con l’eliminazione delle parole “quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”. Modifica che appare opportuna perché l’agricoltore se nottetempo, accortosi di un furto in atto nella propria azienda, esplode un colpo di fucile a scopo intimidatorio ed inavvertitamente colpisce uno dei ladri in azione, ad oggi ne risponde penalmente”.

Il presidente del comitato prosegue: “Tale evenienza è inaccettabile e ingiustificabile per noi onesti cittadini. Il ladro che volutamente si pone in una situazione di illegalità, introducendosi in un’azienda agricola, al fine di depredarla dei sui beni strumentali, sa di correre rischi minimi essendo tutelato da una legge, che nella peggiore delle ipotesi, gli garantisce un risarcimento danni (per se o per i suoi familiari) attraverso un processo civile. La modifica della norma sulla legittima difesa, tra l’altro, è auspicata da più parti d’Italia e ciò in seguito ai numerosi fatti di cronaca che non lasciano indenne nemmeno il Nord Italia. Uno Stato, degno di questo nome, deve garantire la sicurezza a tutti i suoi cittadini e non ricordarsi di loro solo quando devono pagare le tasse”.

Pietro Di Mola precisa: “Non è più ammissibile lasciare interi territori abbandonati a se stessi e poi accanirsi contro il cittadino onesto che, suo malgrado, ha difeso un suo diritto. Un illustre Magistrato di recente ha dichiarato quanto segue: ”attualmente la domanda che si pone lo Stato è sino a che punto il cittadino abbia il diritto di agire, cioè a difendersi quando viene aggredito. Passati questi limiti lo Stato lo punisce, mentre un ordinamento liberale dovrebbe capovolgere questo concetto e domandarsi fino a che punto lo Stato ha il diritto di punire una persona che si difende da un’aggressione che lo stesso Stato non è riuscito ad impedire. Il patto sociale che il cittadino fa con lo Stato risiede proprio nel devolvere l’esercizio dei suoi diritti naturali allo Stato e se lo Stato è inadempiente il cittadino si riprende questi diritti: il cittadino non ha firmato una cambiale in bianco irreversibile.”

Concludono i circa duecento imprenditori agricoli: “Noi abbracciamo in toto quanto affermato dal Procuratore aggiunto Carlo Nordio, in quanto ad oggi noi residenti nelle campagne e, non vogliamo che si dimentichi, “custodi del territorio”, viviamo nella costante paura di perdere tutto da un momento all’altro ma, non meno importante, nella costante certezza di non essere protetti e di non poterci difendere. Il Comitato e tutti gli aderenti sono convinti che se si darà luogo all’attuazione delle su estese proposte, semmai migliorandole, lo Stato potrà riappropriarsi di un territorio che ad oggi gli appartiene solo sulla carta”.

Ucciso per un melone, spunta un'altra verità: quale sicurezza per gli agricoltori?

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