Cronaca

Foggia saluta il suo eroe silenzioso. Pelvi: "Mario ha conosciuto la strada giusta perché ha donato se stesso"

Nella chiesa di San Ciro l'ultimo saluto a Mario Matrella, il verricellista foggiano morto in seguito all'incidente dell'elicottero precipitato in provincia de L'Aquila. L'omelia di Mons. Vincenzo Pelvi

La sua vita si è interrotta, ma la sua memoria sarà destinata a non sfiorire mai. Foggia saluta il suo eroe silenzioso, e lo fa con il suo bagaglio carico di solidarietà, che ha spinto una pletora di fedeli, concittadini, ad affollare la chiesa di San Ciro per rendere il proprio saluto a Mario Matrella.

Un silenzio quasi irreale ha accompagnato l’ingresso della bara, ancor più rigoroso quello finale, rotto da un commosso applauso. “La morte di Mario provoca una grande rabbia interiore. Un’indescrivibile sofferenza. Davanti a questa tragedia non so trovare parole di consolazione che possano lenire una ferita che non vuole essere più rimarginata. Ma nel silenzio di questa chiesa, ci apriamo alla convinzione che l’amore è più forte della morte. L’Alba del sole è più grande dell’oscurità della notte. Le lacrime raccontano una storia di vita. Quando piangiamo, anche se in solitudine, ci rivolgiamo a qualcuno. Piangiamo perché un altro veda e senta. È il Signore a darci forza, e Dio era con Mario quando aiutava i terremotati, quando nella notte di burrasca scrutava e cercava assieme ai colleghi l’alpinista in difficoltà”, le parole di Monsignor Pelvi durante la sua omelia.

FOGGIA ABBRACCIA IL SUO EROE: IL VIDEO

Il vescovo di Foggia ha tessuto uno splendido ricordo di Matrella, esponente di quella categoria di persone che “rende il mondo migliore”, distanziandosi da chi trascorre la propria esistenza accumulando ricchezze, escludendo ed emarginando, alzando mura e barricate. Mario fa parte di quell’ “esercito silenzioso, nutrito anche nella nostra città, che tesse solidarietà nel lavoro, nelle case, nelle istituzioni”.

Pelvi si affida a uno dei brani simbolo del Vangelo di Matteo (5, 1-12), quello delle Beatitudini: “Beati i soccorritori e i volontari che nel nostro paese in questi mesi hanno dimostrato che coraggio e generosità sono più determinanti della distruzione. La volontà di rinascere è superiore alla morte innocente. Terremoto, neve, alluvioni non possono distruggere l’amore, di uomini come Mario, di tanti come noi, di Dio che opera in noi, al di là della debolezza e della condivisione umana”.

VIDEO | L'ULTIMO ABBRACCIO A MARIO MATRELLA

Beato chi ha la beatitudine nell’animo, chi agisce non per interesse. Beati coloro che non sono frastornati dal consumismo. Beato chi è sobrio. Beato chi si ferma davanti al mistero del diverso convinto che una promessa di felicità c’è, e Mario ha conosciuto la strada giusta perché ha donato se stesso”.

Poi l’invito finale a non perdere la speranza: “Non lasciamocela rubare, anche in una giornata di lutto. Immagino la voce di Mario che ci invita a riprendere il cammino e a ricostruire. Perché Dio è con noi, fascerà i cuori e aprirà i sentieri. Il nostro passaggio sulla terra non è una sorta di turismo, siamo sulla terra solo per prenderci cura degli altri”, proprio come Mario, l’eroe silenzioso che Foggia porterà sempre nel cuore.

L'ultimo saluto a Mario Matrella: le foto

FOTO | L'arrivo Matrella e la camera ardente

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